Se i poveri sono i giovani con figli, l’Italia è un paese spacciato

I dati sulla povertà dell’Istat parlano chiaro. I nuovi poveri sono i giovani, in particolare con figli. E il Sud diventa un problema sempre più grave. Prova che il nostro modello di sviluppo non funziona più. È ora di pensarci seriamente (e smetterla di pensare a Euro e gommoni)

Ladri Biciclette Pioggia
27 Giugno Giu 2018 0755 27 giugno 2018 27 Giugno 2018 - 07:55

5 milioni di poveri assoluti, quasi uno ogni dieci italiani, il numero più alto mai osservato in Italia dal 2005 a oggi. Così dice l’Istat nel suo report sulla povertà in Italia. E forse è il caso di metterci dentro il naso e di guardare con attenzione, perché in questa crescita degli indigenti emergono in controluce tutti i veri problemi del Paese, le questioni raramente affrontate e mai risolte, nonché le nuove criticità di cui forse la politica si accorgerà tra qualche anno.

Primo dato: c’è qualcosa che non va nel nostro modello di sviluppo. Questa crescita del numero di poveri assoluti e relativi - quasi 10 milioni di italiani, uno su sei - è figlia di dodici mesi in cui è cresciuto il Pil, è cresciuto l’export, è cresciuta la domanda interna, sono persino cresciuti gli investimenti. Che gli effetti del ciclo economico ci mettano qualche anno a produrre i loro effetti sulla società è vero. Ma è vero anche che se basta un briciolo di inflazione in più a mettere nei guai centinaia di migliaia di nuclei famigliari, vuol dire che la malattia è grave. E che non basta un brodino per guarirla.

Se basta un briciolo di inflazione in più a mettere nei guai centinaia di migliaia di nuclei famigliari, vuol dire che la malattia è grave

Fortuna vuole (si fa per dire) che i dati dell’ISTAT - secondo dato - abbiano il pregio di raccontare perfettamente cosa non va, nel nostro modello di sviluppo. Un modello in cui ci sono tre faglie che si allargano sempre di più: i meridionali sono sempre più poveri dei settentrionali, i giovani sono sempre più poveri degli anziani, le famiglie con figli sono sempre più povere di chi non ne ha. Stupisce, in particolare, il dato delle famiglie con due figli, una su cinque delle quali vive in condizioni di povertà assoluta, percentuale che cresce addirittura a una su tre tra le famiglie con tre figli o più.

Se siete alla ricerca di un’analisi della sconfitta elettorale dei partiti di sinistra e di governo alle ultime elezioni politiche partiremmo da qua. E non tanto da politiche di protezione sociale, che sono importanti, ci mancherebbe. Parlassimo di anziani poveri, di stranieri poveri, degli abitanti di piccoli comuni poveri, non ci sarebbe altra strada che la pura e semplice assistenza. No. Parliamo di un’intera area del Paese che si sta impoverendo sempre più. Parliamo di giovani, che dovrebbero essere la spinta propulsiva - che altrove sono la spinta propulsiva - del nostro Paese. Parliamo di famiglie con figli, che sono - dovrebbero essere - ciò che spinge i nostri consumi e tiene in piedi il nostro sistema di welfare nel tempo.

Redditi d’inclusione, redditi di cittadinanza e decreti dignità, per quanto siano ammirevoli nelle loro motivazione di aiutare chi è più debole, non servono a nulla per risolvere il problema. Se un modello di sviluppo si dimentica di un pezzo di Paese, della parte più dinamica e innovativa della sua popolazione e della precondizione necessaria a poter dire di avere un futuro, è un modello di sviluppo intrinsecamente e profondamente sbagliato. E la crescita della povertà è il sintomo di una patologia ancora più grave. Che curiamo con acqua e limone, mentre concentriamo tutta la nostra attenzione e tutta la nostra rabbia sui disperati che sbarcano sulle nostre coste, quasi a volerci distrare - o a voler negare - la nostra malattia.

Se un modello di sviluppo si dimentica di un pezzo di Paese, della parte più dinamica e innovativa della sua popolazione e della precondizione necessaria a poter dire di avere un futuro, è un modello di sviluppo intrinsecamente e profondamente sbagliato

Serve una politica che investa sul serio nello sviluppo del Mezzogiorno, anziché tagliare le tasse ai ricchi del Nord, spezzando il legame clientelare tra una terra povera e carrozzoni pubblici fin troppo opulenti. Serve una politica che investa davvero sui giovani, che non vuol dire dare mancette tipo il bonus cultura, ma mettere un sacco di soldi sulla scuola e rendere estremamente più semplice l’accesso ai finanziamenti e gli adempimenti burocratici per nuove iniziative imprenditoriali.

E servono misure per favorire le famiglie con figli, in particolare l’occupabilità femminile, la prima causa dell’inverno demografico italiano. Chi ha vinto le elezioni, ha vinto tra i giovani, i meridionali e i poveri proprio per questo. Ci pensi su, tra un proclama e l’altro.

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