28 Giugno Giu 2018 0725 28 giugno 2018

I tedeschi non arrivano a Mosca nemmeno d’estate

Sconfitta a sorpresa dalla Corea del Sud, la Germania deve fare le valigie e tornare a casa. Ci saranno polemiche per le scelte dell’allenatore, ma l’avventura della nazionale rispecchia il clima di incertezza del Paese

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SAEED KHAN / AFP

Come diceva Gary Lineker, “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini corrono dietro a un pallone per 90 minuti e, alla fine, la Germania perde contro la Corea del Sud (già eliminata), arriva ultima nel girone di qualificazione e torna a casa”. Non era proprio così, la citazione. Ma una aggiustatina ai tempi moderni era necessaria. La Germania è fuori, e fin da subito. Bene così.

Per gli italiani afflitti dalla (meritata) assenza degli azzurri dal Mondiale, è una magra consolazione – ma è pur sempre una consolazione. A buttare fuori i tedeschi sono stati i Sudcoreani, e chiunque abbia memoria del mondiale 2002, e diventi nervoso al solo sentire il nome “Moreno”, può capire cosa questo significhi. Per loro, invece, è un ennesimo abisso che si apre: a un governo in bilico, minacciato dai colpi di mano della Csu del ministro dell’Interno Horst Seehofer, cui Angela Merkel non riesce ancora a porre un freno, questo non ci voleva. A tutto questo vanno aggiunti i guai di Deutsche Bank e quelli di Volkswagen. Adesso ci sono pure quelli della Mannschaft, la squadra di calcio campione del mondo, uscente – appunto.

Tutta colpa di quei cinque minuti, gli ultimi. A Kazan, dopo uno zero a zero lungo tutta una partita, i coreani trovano il guizzo al 48esimo: Kim, cogliendo un passaggio sospetto in area, segna. L’arbitro annulla ma il Var conferma, e per i tedeschi si accendono i motori dell’aereo del ritorno – anche perché la Svezia, a Ekaterinburg, sta prendendo a sberle (ben tre) il Messico. La reazione è del tutto non-tedesca, cioè scomposta. Neuer, il portiere, si porta all’altezza della metà campo nella speranza di intercettare qualche cross di testa ma sbaglia tutto: perde palla in un contrasto e lascia partire il contropiede coreano, che a porta vuota ha gioco facile. Due a zero e fine dell’avventura. Tutto sommato, penserebbe un italiano, per uscire così male dal Mondiale è stato quasi meglio non andarci nemmeno.

Al ritorno ci saranno le dovute polemiche, con annesse contestazioni al commissario tecnico Löw, colpevole di esser partito con Müller e Mario Gomez in panchina, ad esempio, quando avrebbero potuto giocare fin da subito. Ma sono dettagli. Così come si spegneranno al passato le contestazioni a Mesut Özil, accusato di essere “poco tedesco” per aver scattato una fotografia con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. I problemi, come si è visto in campo, sono altri.

E intanto, dall’Italia al Brasile (che ancora non dimentica il 7 a 1 del 2014), c’è chi sorride un po’. Si chiama Schadenfreude, ed è la felicità provocata dalla sfortuna altrui. Non per niente è una parola inventata dai tedeschi, abituati come sono a deridere gli altri e gloriarsi dei propri successi. La storia però non va sempre come vogliono loro. Tanto per capirsi, stavolta a Mosca non ci sono arrivati nemmeno d’estate.

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