28 Giugno Giu 2018 0740 28 giugno 2018

L'obiettivo di Salvini: una grande alleanza tra popolari e sovranisti per cambiare faccia all’Europa

Dal respingimento dell'Aquarius allo scontro cercato (e raggiunto) con Macron. Ogni mossa che il leader della Lega ha compiuto da quando è al governo ha uno scopo preciso: riformare la governance europea in senso sovranista. Da sempre, il massimo obiettivo della Lega

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ALBERTO PIZZOLI / AFP

Sbaglia chi sottovaluta Matteo Salvini. La partita che il leader della Lega ha cominciato a giocare dal giorno del suo insediamento al Viminale non ha come campo d’azione l’Italia – non solo – ha come obiettivo l’Europa. Salvini punta alla leadership del populismo europeo e mira a una radicale riforma della governance continentale in senso sovranista. Le politiche di respingimento, il volume in crescendo delle esternazioni, lo scontro cercato e ottenuto con l’Eliseo, la dialettica imbastita con Berlino, l’asse instaurato con l’Austria di Kurtz, l’entente cordiale con l’Ungheria di Orban, il gruppo di Visengrad e, ca va sans dire, con la Russia di Putin (a cominciare dalla volontà di cancellare le sanzioni) sono fatti che appaiono isolati solo a uno sguardo di superficie. In realtà sono i tasselli in composizione d’un mosaico strategico che all’immediata vigilia del vertice europeo mostrano il disegno eurosovranista di Slavini.

Salvini, a lungo eurodeputato, conosce la fragilità dell’edificio europeo e sa bene che le prossime elezioni continentali del 2019 segneranno un ulteriore, imponente avanzata del fronte populista a scapito di socialisti e popolari. I sondaggi continuano a dire che oltre il 50% dei cittadini europei è convinto che i partiti antisistema siano capaci di imporre i necessari cambiamenti nei singoli paesi e che questi movimenti siano più capaci dell’establishment di trovare soluzioni alla crisi economica e sociale. Un trend che preoccupa molto i popolari europei.

Le politiche di respingimento, il volume in crescendo delle esternazioni, lo scontro cercato e ottenuto con l’Eliseo, la dialettica imbastita con Berlino, l’asse instaurato con l’Austria di Kurtz, l’entente cordiale con l’Ungheria di Orban, il gruppo di Visengrad e, ca va sans dire, con la Russia di Putin (a cominciare dalla cancellazione delle sanzioni) sono fatti che appaiono isolati solo a uno sguardo di superficie

Tanto che ieri, alcune indiscrezioni di stampa, parlavano di una discussione in corso tra vertici del Ppe e della Lega per negoziare l’ingresso nel Ppe del Carroccio. Un’ipotesi, peraltro in circolo da settimane anche nei corridoi del parlamento italiano, che è stata energicamente smentita in giornata da Jospeh Daul, il presidente del Ppe. Ma la smentita suona come il tentativo di chiudere una breccia ormai aperta: è noto che nel Ppe sia infatti in corso lo stesso fenomeno che investe Forza Italia, dove componenti significative del partito spingono nella direzione di un allineamento con la Lega. La smentita del presidente del Ppe Daul ha innescato la netta replica del sottosegretario leghista della Farnesina Guglielmo Picchi, consigliere per gli Affari esteri di Matteo Salvini: «State tranquilli il nostro progetto politico va ben oltre il Ppe. Le urne dimostreranno che una nuova governance Ue è possibile». Le prossime elezioni europee – questo il messaggio - vedranno la vittoria di «un blocco conservatore basato su persone dove l'identità, i valori occidentali, la libertà e gli interessi nazionali sono protetti e sono la priorità». Dichiarazioni che hanno avuto il sigillo dello stesso Salvini in serata.

Del resto Salvini non ha mai fatto mistero che il programma massimo della Lega è sempre stato quello di cambiare il volto dell’Europa. In un articolo programmatico su La Padania, il fu organo della Lega, scritto all’indomani della sua elezione a segretario del Carroccio nel 2013 si legge: “A livello internazionale la priorità è rifondare questa Europa”. E non c’è momento più opportuno di questo per provarci: non solo l’onda di consenso ai movimenti populisti è in crescita ma appare favorevolissimo anche il contesto internazionale. A partire dalla crisi di sistema in cui si dibatte la Germania: Angela Merkel è stretta tra le pressioni della Csu che chiede ulteriori giri di vite sulle politiche d’accoglienza e la minaccia di elezioni anticipate dell’Spd: una situazione che pone la cancelleria in una condizione di minor forza rispetto al passato nel trattenere lo status quo.

Il semestre di presidenza austriaco che inizia il prossimo settembre è un’altra carta che si aggiunge a quelle che Salvini ha in mano. Con il governo Kurtz la sintonia è piena. Lo scorso 5 giugno in occasione del Consiglio Ue degli Affari Interni il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl ha parlato dell’Italia come «un alleato forte sulla questione delle migrazioni» promettendo iniziative decise sulle politiche europee dell’accoglienza nel caso dal vertice europeo non venissero fuori soluzioni soddisfacenti. Certo sul merito della riforma del regolamento di Dublino che prevede l'obbligo di richiesta di asilo nel paese di primo sbarco i nazionalisti europei sono discordi. Ma il punto è che i sovranisti hanno rotto uno schema invalso finora.

Del resto Salvini non ha mai fatto mistero che il programma massimo della Lega è sempre stato quello di cambiare il volto dell’Europa. In un articolo programmatico su La Padania, il fu organo della Lega, scritto all’indomani della sua elezione a segretario del Carroccio nel 2013 si legge: “A livello internazionale la priorità è rifondare questa Europa”. E non c’è momento più opportuno di questo per provarci

Ultimo ma non per ultimo c’è l’incontro previsto a metà luglio (si parla della Finlandia) tra il presidente americano Trump e quello russo Vladimir Putin che potrebbe segnare una nuova fase di distensione tra le due superpotenze con la conseguenza di togliere una sponda polemica forte a chi in Italia interpreta la politica del governo gialloverde come uno strappo all’alleanza atlantica. Va peraltro aggiunto che le argomentazioni degli avversari europei della Lega sulla governance dell’immigrazione suonano retoriche quando non ipocrite. Se non altro perché Francia e Spagna - al netto dell’episodio di Valencia che ha dato l’ok all’attracco di Acquarius e delle colorite esternazioni di Macron sul governo italiano - non praticano politiche d’accoglimento. "Macron parla di valori, ma non li riconosce”, poteva dire ieri Salvini ai cronisti della Camera commentando il viaggio in Italia del presidente francese, teso anche a sondare i margini di dialogo con il premier del governo italiano.

A prendere sul serio l’eurosovranismo di Salvini sembra tuttavia essere in Italia Carlo Calenda che ieri ha presentato il manifesto programmatico di un’alleanza repubblicana “che vada oltre gli attuali partiti”. Priorità assoluta "riorganizzare il campo dei progressisti" di fronte alla "minaccia mortale" del governo "sovranista" e "populista" di Lega e M5s “per partecipare al processo di costruzione di una Unione sempre più forte". Che sia questo il primo atto del superamento sia del Pd sia dello schema del socialismo europeo verso un’alleanza repubblicana su scala continentale? Alleanza incardinata sull’asse Macron-Renzi per contrastare alle elezioni del 2019 l’onda populista. Un’ipotesi che verrebbe peraltro confermata dalle parole che Christophe Castaner, il presidente di En Marche, ha pronunciato a Madrid l’altro ieri sulla necessità di creare una piattaforma politica comune europea con il superamento dei vecchi partiti e la creazione di un nuovo gruppo parlamentare a Strasburgo.

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