29 Giugno Giu 2018 0755 29 giugno 2018

I migranti sono la prova finale: questa Europa non è in grado di decidere nulla

Il veto dell’Italia alle conclusioni del Consiglio Europeo squarcia il velo sull’inconsistenza della retorica su una più forte integrazione europea: non ci sono idee, non c’è leadership e non c’è un metodo. Trump e Putin possono già brindare al nostro fallimento

Merkel Eu Summit Linkiesta
Ludovic MARIN / AFP

Molto rumore per nulla. Prendiamo in prestito un titolo shakespeariano per raccontare la tragedia (o la farsa) di questo inutile Consiglio Europeo del 28 giugno, quello che doveva essere storico, secondo le retoriche europeiste, e che per ora fa notizia a causa del veto italiano sulle conclusioni e per un accordo se non si troverà un parola condivisa sulla gestione delle migrazioni. Giusto, giustissimo. Ma non servirà a nulla, o quasi.

Non servirà a nulla perché su 28 Paesi ci sono 28 idee almeno su come gestire il fenomeno migratorio, e un documento unico, come quello che pare essere uscito dal vertice durato tutta la notte, sarà solo una specie di super-mediazione che vuol dire tutto e nulla assieme. Per dire, nemmeno il fronte dei sovranisti è coeso: Orban non vuole i ricollocamenti, Salvini e Conte sì, il tedesco Seehofer minaccia di chiudere le frontiere in deroga al trattato di Schengen, l’austriaco Sebastian Kurtz non ci pensa nemmeno e vuole sprangare a doppia mandata le frontiere esterne dell’Europa. Figurarsi gli altri, Macron e Merkel, che tra hotspot europei e coalizioni dei volonterosi sembrano giocare a improvvisare idee, sia mai che prima o poi venga fuori quella giusta.

La realtà è che un’idea di gestione della questione migratoria non c’è, ed è pazzesco che l'autodefinitosi Continente più civile del mondo non riesca a trovare la quadra per farsi carico di 3 milioni di anime in 3 anni, lo 0,4% della popolazione, 4 persone ogni 1000 abitanti. Forse non esiste una più conclamata attestazione del fallimento del progetto europeo, e pure del declino civile, prima ancora che economico e politico, di quella che un tempo era la culla della civiltà.

La realtà è che chi come Orban, Salvini, Le Pen ha scommesso sul fallimento del progetto di più stretta integrazione ha già vinto la sua partita e da oggi può solo aspettare di passare all’incasso. Prima o poi, probabilmente già dal prossimo 28 di maggio, l’Europa sarà roba loro

La realtà, di nuovo, è che di fronte all’impotenza dimostrata nel risolvere un problema così piccino ci si chiede davvero se abbia senso anche solo sperare che un giorno possa esserci un’unica politica fiscale, un unico budget, un unico welfare. Se l’Europa annega in un bicchiere d’acqua davvero vuole pensare di attraversare a nuoto l’oceano? Oggi come oggi, anche la minima delle integrazioni politiche appare come una chimera.

La realtà è che chi come Orban, Salvini, Le Pen ha scommesso sul fallimento del progetto di più stretta integrazione ha già vinto la sua partita e da oggi può solo aspettare di passare all’incasso. Prima o poi, probabilmente già dal prossimo 28 di maggio, l’Europa sarà roba loro. Un’Europa molto più simile a quella che esisteva prima del 1992, con sempre meno regole da seguire, con un bilancio più leggero, con frontiere sempre meno aperte, senza alcuna condivisione dei rischi e delle responsabilità.

La realtà è che Trump e Putin possono stappare una bottiglia buona, perché In un’Europa del genere si infilano come un coltello caldo nel burro, arrivando a spartirsela in zone d’influenza, come ai vecchi tempi, prima di quella fastidiosa caduta del Muro. Che le multinazionali potranno scorrazzare liberamente, come prima e più di prima, alla ricerca del Paese che gli farà pagare meno tasse. Che la pressione migratoria rimarrà sempre più un problema di chi presidia i confini, con buona pace di chi oggi pensa d’averla fatta pagare a Merkel e Macron. Che il ventunesimo secolo, sarà tutto fuorché il secolo europeo. E che guardando allo spettacolo pietoso di queste ore a Bruxelles, forse non è necessariamente un male.

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