«Isolare la Russia ci costa»: ecco perché il Governo vuole attenuare le sanzioni

Al di là delle questioni politiche il dialogo tra Italia e Russia (e tra Europa e Russia) è molto importante dal punto di vista commerciale. L’Italia si sta muovendo. In attesa del vertice tra Trump e Putin

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29 Giugno Giu 2018 0740 29 giugno 2018 29 Giugno 2018 - 07:40

Nella mozione di maggioranza con cui le camere hanno dato il via libera alla relazione del premier Giuseppe Conte sulla posizione che il governo terrà al vertice europeo c’è un riferimento esplicito alla Russia: “Il governo - si legge – deve agire in sede Ue affinché si dilatino spazi di collaborazione e dialogo con la federazione russa, ad esempio prospettando una rimodulazione delle sanzioni”. Realisticamente, non esistono margini per chiedere di togliere le sanzioni alla Russia – rinnovate dal Consiglio d’Europa fino al giugno 2019 - anche considerando il mancato rispetto da parte di Mosca degli impegni previsti dagli accordi di Minsk sul conflitto in Ucraina.
Tuttavia l’intento del governo italiano è quello di porre la questione, rompere il fronte europeo imperniato sull'asse franco-tedesco e imprimere una spinta a favore di una maggiore apertura nei confronti della Russia.
Come? Intanto ripristinando i programmi di finanziamenti, sospesi dal 2014, della Banca europea per gli investimenti (Bei) e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) a favore delle piccole e medie imprese russe.

L'ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, confermava ieri al quotidiano russo Kommersant che Roma inviterà i partner Ue a considerare la parziale ripresa del lavoro della Bers in Russia. «Per noi si tratta di un'iniziativa prioritaria, che cercheremo di portare nei negoziati il prima possibile». L'iniziativa italiana nelle intenzioni della diplomazia italiana mira a migliorare le relazioni politiche attraverso il rafforzamento dei legami economici con la Russia ed è in perfetta linea con il quinto principio della nuova strategia Ue per i rapporti con la Russia, approvata nel 2016, che invita a «promuovere lo sviluppo della società civile russa».

Bolton non ha fatto nessuna apertura sulla possibilità che vengano revocate le sanzioni alla Russia prima che siano risolti gli aspetti del conflitto russo ucraino, tuttavia da parte di Putin è stata espressa chiaramente la volontà di avviare un processo di dialogo costruttivo con gli Usa che potrebbe portare a cambiamenti significativi

Insomma sostenere e rafforzare la cooperazione della Bers con il settore privato delle piccole e medie imprese è un prerequisito per lo sviluppo della società civile russa e un passo importante verso la creazione di un sistema economico, sociale e politico più simile a quello europeo. Si tratta di una mossa al tempo stesso abile ed esplorativa compiuta in uno scenario in evoluzione. Il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton martedì ha incontrato a Mosca Putin e il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, per discutere di vari aspetti delle relazioni tra i due paesi in vista del vertice russo americano di metà luglio.

Bolton non ha fatto nessuna apertura sulla possibilità che vengano revocate le sanzioni alla Russia prima che siano risolti gli aspetti del conflitto russo ucraino, tuttavia da parte di Putin è stata espressa chiaramente la volontà di avviare un processo di dialogo costruttivo con gli Usa che potrebbe portare a cambiamenti significativi. Cambiamenti auspicati da larghi settori produttivi del nostro paese a partire da quello agroalimentare. Secondo i dati forniti dalla Coldiretti la guerra commerciale dell’Occidente alla Russia sono costate finora all’Italia 10 miliardi di euro di mancate esportazioni, per non parlare del danno al brand Made in Italy provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione prodotti da molti paesi Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo russo come la Svizzera, la Biolorussia, l’Argentina o il Brasile.

Prima del conflitto commerciale con la Russia l’Italia era - non solo nel campo alimentare ma anche nella nel campo nel comparto della meccanica, dei mobili - il secondo esportatore europeo verso la Russia, cubando un volume di 40 miliardi all’anno e una crescita dell’8% annuo. Già nel 2015 il valore delle nostre esportazioni verso la Russia era calato di 3,7 miliardi di euro rispetto al 2013 (anno precedente l’introduzione delle sanzioni) attestandosi a 7,1 miliardi.

Secondo un recente studio Wifo (The Vienna Institute for International Economic Studies) nell’Unione europea sono stati persi fino al 2017 44 miliardi di euro di export e 900 mila posti di lavoro

Secondo invece un più recente studio Wifo (The Vienna Institute for International Economic Studies) nell’Unione europea sono stati persi fino al 2017 44 miliardi di euro di export e 900mila posti di lavoro, mentre l’Italia potrebbe arrivare a perdere fino a 215.000 posti di lavoro e 7 miliardi di PIL (0,44%). Le tensioni prodotte dal guasto dei rapporti commerciali con la Russia hanno inciso anche su altri importanti comparti, tra cui il turismo. Negli ultimi anni il numero dei viaggiatori russi in Italia rispetto al 2014 ha registrato una flessione media del 25%.

Una teoria di cifre che potrebbe, nelle prossime settimane e mesi, essere rudemente brandita dal governo legastellato per ribadire la necessità d’un cambio di passo in Europa. E attraverso una politica d’attenzione verso la Russia saldare ulteriormente il rapporto con Putin.

Il vertice di metà luglio tra il capo del Cremlino e il presidente americano Trump sarà determinante per capire come la spinta del governo italiano sulla rimodulazione delle sanzioni alla Russia verrà accolta anche in sede europea.

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