29 Giugno Giu 2018 1030 29 giugno 2018

Migranti, poche illusioni: è un accordo fuffa (a meno che Merkel e Macron...)

Andiamoci piano con i festeggiamenti. Il documento che esce dal Consiglio Europeo non propone nessuna soluzione concreta. Un accordo in cui si decide di non decidere

000 16S4V6
STEPHANIE LECOCQ / POOL / AFP

Facciamo ammenda: mentre noi commentavamo le notizie della notte, che parlavano di un veto italiano e di un accordo di là da venire, il Consiglio Europeo trovava la quadra (alle 4:35 del mattino) anche sulle migrazioni. C’è un accordo, quindi, ed è un accordo a 28, così come volevano Angela Merkel, Emmanuel Macron e Giuseppe Conte. ll trionfo mediatico è tutto loro, insomma, ed è giusto sia così. Soprattutto per Conte, che ha posto un veto e ha ottenuto l’accordo. Chapeau.

Il problema, semmai, è che dietro la vittoria mediatica, dietro le firme, le strette di mano e i sorrisi c’è poco. Non c’è alcun accenno a modifiche del Trattato di Dublino, ad esempio, né ci sarebbero mai potute essere vista la contrarietà dei Paesi est-europei. Non una parola sulla necessità di far rispettare i diritti umani in Libia. E non c’è nemmeno - se non su base volontaria - alcuna apertura sul fronte dei movimenti secondari e della condivisione degli oneri di salvataggio, identificazione e rimpatrio dei richiedenti asilo. Chi sbarca in Italia sbarca in Europa, quindi, come da premessa, ma chiunque in Europa può rifiutarsi di farsi carico del problema.

Il nodo era tutto qua e non c’erano le condizioni per scioglierlo: di fatto, quello firmato ieri è contemporaneamente il peggiore e il miglior accordo possibile (qui il testo). Necessario a non certificare una spaccatura in seno all’Unione Europea e a rassicurare almeno un po’ un’opinione pubblica terrorizzata dall’uomo nero ben oltre ogni ragionevolezza (gli ingressi dei richiedenti asilo in Europa sono diminuiti del 95% rispetto al picco di ottobre 2015, si legge nel documento). Ma inutile a contribuire alla soluzione, ancorché minima, di un problema che un continente serio dovrebbe risolvere in un batter d’occhio. Ribadiamo i numeri, tanto per capirci. Questa terribile crisi dei rifugiati si traduce in circa 3 milioni di persone su 650 milioni di abitanti europei. Quattro ogni mille.

Dietro la vittoria mediatica, dietro le firme, le strette di mano e i sorrisi c’è poco. Non c’è alcun accenno a modifiche del Trattato di Dublino, ad esempio, né ci sarebbero mai potute essere vista la contrarietà dei Paesi est-europei. Non una parola sulla necessità di far rispettare i diritti umani in Libia. E non c’è nemmeno - se non su base volontaria - alcuna apertura sul fronte dei movimenti secondari e della condivisione degli oneri di salvataggio, identificazione e rimpatrio dei richiedenti asilo. Chi sbarca in Italia sbarca in Europa, quindi, come da premessa, ma chiunque in Europa può rifiutarsi di farsi carico del problema

Non abbiamo dubbi, insomma, che di legna dal fuoco dei partiti di destra ne sia stata levata ben poca e che il processo di costituzione di un’Unione più stretta abbia confermato tutte le sue criticità. Repetita iuvant: chi come Orban, Salvini, Le Pen ha scommesso sul fallimento del progetto di una crescente integrazione - e, di converso, su un’Europa con sempre meno regole da seguire, con un bilancio più leggero, con frontiere sempre meno aperte, senza alcuna condivisione dei rischi e delle responsabilità - ha già vinto la sua partita e da oggi può solo aspettare di passare all’incasso. Aggiungiamo, di nuovo, che se ciò avverrà, per Trump e Putin diventeremo quel che eravamo prima del 9 novembre 1989: un territorio da spartirsi in aree di influenza.

Rimane una speranza. Che quel semino di senape piantato in un accordo fuffa, l’accordo tra volonterosi per provare ad andare oltre i trattati vigenti e lavorare su base volontaria a nuovi accordi e nuove politiche di cooperazione tra Paesi europei, possa funzionare e diventare un metodo per successivi salti in avanti. In tutta onestà, dubitiamo accada, ma siamo pronti a smentirci, il giorno che Macron e Merkel accetteranno di creare dei centri per l’identificazione e l’esame delle richieste di asilo sul loro territorio nazionale. Per ora, non ci resta che attendere. Disillusi, ma perlomeno non del tutto delusi come qualche ora fa.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook