Le infrastrutture sono ferme, e lo sviluppo in Italia è bloccato anche per questo

Il presidente di LegaCoop Lusetti chiede: “Facciamo ripartire strade, autostrade, ospedali”. Perché le infrastrutture sono un volano di sviluppo. E l’attuale Governo, su questo importante capitolo, sembra bloccato

Umarells
30 Giugno Giu 2018 0745 30 giugno 2018 30 Giugno 2018 - 07:45

«Chiediamo al governo di impegnarsi a finanziare gli investimenti per strade, autostrade, alta velocità e ospedali. È fondamentale per far ripartire il mercato delle costruzioni in Italia». Le parole sono del presidente di LegaCoop Nazionale Mauro Lusetti, pronunciate giovedì ad un convegno su "innovazione nel settore delle costruzioni", tenutosi a Bologna e organizzato dal Consorzio Integra, la più grande realtà cooperativa italiana del settore, con più di 140 soci, un portafoglio da 1,4 miliardi e un giro d'affari complessivo di circa 6 miliardi di euro.

Dal convegno, organizzato in forma seminariale, è emersa, forte, l'esigenza di un impegno concreto dello Stato. Anche perché i numeri parlano chiaro. Proprio dall'osservatorio mensile stilato dal centro studi di Integra, emergono dei dati preoccupanti: il settore delle costruzioni è quello che cresce meno in Italia. I primi mesi fanno segnare una timidissima ripresa, ma siamo comunque lontanissimi dai livelli pre-crisi del triennio 2008-2009-2010. Si pensi che nel 2008 il mercato valeva più di 23 miliardi mentre nel 2017 si è arrivati a malapena a 15 miliardi.

L'innovazione, certo, è fondamentale. Ma le infrastrutture pubbliche rappresentano un caposaldo dal quale non si può assolutamente prescindere. Sempre l'osservatorio, infatti, certifica che gli investimenti in infrastrutture (una delle quattro marco-aree del settore delle costruzioni insieme a edilizia, restauro e impianti), dopo due anni, sono tornati a rappresentare più della metà del mercato, grazie soprattutto a quattro procedure di gara 'pesanti di Autostrade per l'Italia. E inoltre, per quanto riguarda le stazioni appaltanti in campo pubblico è confermato il dato che vede Enti locali e Regioni protagonisti di ben il 39% del totale di spesa.

Il settore delle costruzioni è quello che cresce meno in Italia. Le infrastrutture pubbliche rappresentano un caposaldo dal quale non si può assolutamente prescindere

Una tendenza dentro la quale lo Stato deve impegnarsi di più, non certo di meno. “Sono due i filoni da seguire per ripartire – afferma Aldo Soldi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Integra – e il primo è sicuramente quello delle grandi infrastrutture: il Paese ne ha bisogno, le risorse sia a livello nazionale che europeo ci sono. Poi c’è il grande tema della rigenerazione urbana, in cui l’aspetto dell’innovazione gioca un ruolo fondamentale”.

Parole che arrivano dritte alle orecchie del governo, impegnato in un braccio di ferro tra Lega e Cinque Stelle sull'argomento. Dalla Tav Torino-Lione al Terzo Valico ligure, dalla Pedemontana al Mose, dal passante di Bologna alla Gronda genovese, gli esponenti (soprattutto locali) del Carroccio sono favorevoli alle grandi opere, mentre i grillini, che in molti casi hanno appoggiato le proteste dei vari comitati di cittadini contro la realizzazione delle infrastrutture, si trovano oggi in mezzo a una vera e propria tenaglia politica.

Tanto che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli (M5s) continua a chiedere tempo "per analizzare costi e benefici di ciascuna singola opera", per poi decidere quali continuare a finanziare e quali no. Peccato che in alcuni casi, in particolare la Tav, il Mose e il Terzo Valico, i lavori siano già stati abbondantemente avviati e che probabilmente la loro interruzione rappresenterebbe un esborso economico più costoso della loro ultimazione. Con un intero settore, quello delle costruzioni, che attende (mai come in questo caso) di vedere se c'è luce in fondo al tunnel della crisi.

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