Fare un figlio? Ecco perché è meglio prendersi un cane

Siamo abituati ad avere ciò che ci piace in un click: di conseguenza, per pigrizia e perché costano tempo e denaro, nessuna fa più figli. Così abbiamo sostituito la prole con gli animali domestici: non prosciugano il conto, impegnano di meno, e si può andare comunque in vacanza

Chihuahua Linkiesta
2 Luglio Lug 2018 1230 02 luglio 2018 2 Luglio 2018 - 12:30

Mancano condivisione, complicità e sacrificio. Non a me ma alle coppie di oggi. Ci ho pensato a lungo e per diversi mesi ho stretto gli occhi per mettere a fuoco le coppie di oggi che ho incontrato lungo le strade di San Marino e Rimini: sono decisamente miope, e lo sguardo “a fessura” fa parte della maschera quotidiana, ottimo per celare l’indagine.

Niente pipa: quella si fuma davanti a Baker Street o in inverno quando hai il caminetto acceso e accompagni la dilatazione del tempo con una tazza di tè inglese – rigorosamente “Earl grey” della Ahmad Tea (dopo che lo hai provato, non lo abbandoni più) – o con un brandy. Sic et sempliciter, un camminare “slow” per provare a cogliere i frammenti della nuova società.

Oggi le coppie non figliano per pigrizia. Per compensare, “adottano” un cane che si trasforma (e viene trattato) come un pargolo. Coppie giovani, quindi di 30 anni. A salire con l’età è anche peggio. Coppie che convivono o che sono sposate di recente, quindi che vivono il miglior periodo della (r)esistenza: “mona” a disposizione quasi h 24 (cedo alla par condicio e concedo una quota rosa più o meno doverosa: “coa” a portata di mano in ogni angolo della casa e in ogni momento della giornata) e soprattutto (o è questo il freno?) la straordinaria possibilità di mettere al mondo una vita, provare a dargli un futuro, accompagnarlo lungo la strada che ti porta a diventare adulto.

Il problema vero si chiama tempo: 9 mesi al buio, e poi 30 anni di foraggio, con tutti i limiti alla libertà che una creaturina comporta, quindi addio o un freno agli aperitivi, alle partita a calcetto, alle uscite con gli amici.

La vocazione alla protezione appartiene al genere umano, quindi si sceglie una scorciatoia: adotto un animale, lo porto a bar prima di cena, se è cucciolo poi è sempre un’attrazione utile per fare nuove conoscenze e quando schiatta perlomeno non mi ha prosciugato il conto in banca. Se proprio ha le palle girate, il cane abbaia. Gli dai due croccantini e smette di rompere il cazzo. Il bimbo invece piange, ti fa passare notti insonni, lo devi allattare, vestire (anche se a dire il vero si fanno acquisti anche per l’outfit del quattro zampe) e se ha la febbre non puoi andare al mare nei weekend d’estate.

Quando incontro le coppie che portano a spasso i cani penso a Elliott Erwitt, il fotografo. Con la differenza che quello che per lui poteva sembrare una bizzarra anomalia, oggi è diventata quotidianità.

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