2 Luglio Lug 2018 0750 02 luglio 2018

Se l'Europa vuole battere Putin e i sovranisti deve sfruttare la loro forza (e le loro contraddizioni), come a judo

Sfruttare la spinta del proprio avversario per metterlo a terra: così l'Europa di Merkel e Macron potrebbe superare questo periodo problematico e ripartire con quello che serve veramente, come la difesa comune

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L’arte marziale del judo è basata su un principio semplice ed efficace: sfruttare la spinta del proprio avversario per metterlo a terra. Putin da anni utilizza l’apertura e la libertà delle società occidentali per dividere l’Europa (ma non troppo: non vuole guerre alla porta di casa) e assicurarsi partiti amici al governo in Paesi occidentali a costi molto contenuti. Per chi non lo sapesse, il presidente russo è un judoka molto esperto che ha conseguito la cintura nera ottavo dan: se alcune delle considerazioni dietro le promozioni sono politiche, il presidente russo senz’altro è un ottimo judoka.

Il judo tra combattenti esperti, che non prestano il fianco agli avversari spingendoli platealmente, diventa un gioco di azioni e reazioni: un combattimento tra cinture nere assomiglia, all’occhio esperto, più ad una partita a scacchi che ad una rissa. Questo principio deve essere tenuto ben in mente dall’Europa, che ha la possibilità di utilizzare il successo dei partiti populisti a suo favore facendo leva su una delle caratteristiche del populismo europeo: il nazionalismo.

Ultimamente ci sono state convergenze parallele tra l’Italia, che ha interesse ad una redistribuzione dei migranti che arrivano sulle sue coste, con il gruppo di Visegrad che, alleato con Vienna e con gli alleati conservatori bavaresi della Merkel, vuole evitare di accogliere automaticamente chiunque non abbia diritto all’asilo. Il compromesso trovato negli ultimi giorni è una vittoria vera solo per loro, mentre l’Italia incassa una vittoria morale che sa di sconfitta. Infatti la volontarietà della redistribuzione degli sbarcati a vario titolo sulle nostre coste sembra piuttosto un affidarsi al buon cuore altrui tipico di una pesca di beneficenza della suore orsoline che non un accordo serio tra partner internazionali di caratura globale come dovrebbero essere gli stati membri dell’unione europea.

La vittoria del v4, che in parte ammira Putin, forse perché è in qualche modo indebitato con lui, e in larga parte lo teme per memorie recenti di imperialismo sovietico, scopre però il fianco proprio al nazionalismo che la anima. Infatti si prevede una difesa dei confini europei, di terra e di mare, sempre più comune. Effettivamente parlando con coloro che sono maggiormente solleticati dalle suggestioni della destra nazionalista emerge, alla quarta o quinta frase al massimo, una volontà di difesa non di supposti valori nazionali ma europei o addirittura occidentali, qualsiasi cosa abbiano in mente quando lo dicono. Il miglior alleato di una riforma europea che vada verso quello che serve nel mondo di oggi, ovvero difesa e politica estera comuni, è proprio la mentalità da assedio che le destre hanno alimentato, molto probabilmente con l’appoggio esterno di qualche soggetto russo, come Putin stesso ha ammesso.

Se Merkel e Macron articolano una visione coerente di un’idea di Europa e sfruttano la forza dei suoi avversari, potrebbero battere il campione di judo Putin al suo stesso gioco. Ci conviene sperare che ci riescano se vogliamo evitare una nuova guerra tra europei nei prossimi decenni

Il secondo alleato è il populista di maggior successo per adesso: Donald Trump. Il suo agire, infatti, sta dividendo gli alleati più di quanto non lo stia facendo con i nemici. Se l’America vuole davvero che gli europei aumentino la spesa militare per limitare gli interventi nel nostro emisfero, infatti, è ovvio che conviene spendere non escludendo che in un futuro non lontano sugli USA non si possa contare più. Lo stesso ideologo di Putin, Alexander Dugin, ha caldeggiato quest’ipotesi: probabilmente non è esperto di judo come il suo presidente.

Insomma il gioco di azioni e reazioni, se ben utilizzato e con uno scopo strategico preciso, potrebbe portare ad un’Unione Wuropea con più di quello che serve e forse meno di quello che non serve subito, ovvero un’integrazione economica sempre maggiore. Per quella ci sarà tempo eventualmente nel futuro, ma non è una necessità geopolitica e nemmeno, checché ne diano i suoi critici ed apologeti, economica o peggio finanziaria. Infatti per una crescita del commercio basterebbe un’area di libero scambio e il vantaggio per le banche sarebbe lucrare sui cambi come facevano prima della moneta unica, sfruttando anche i differenziali di tasso per specularci. Insomma se Merkel e Macron articolano una visione coerente di un’idea di Europa e sfruttano la forza dei suoi avversari, potrebbero battere il campione di judo Putin al suo stesso gioco. Ci conviene sperare che ci riescano se vogliamo evitare una nuova guerra tra europei nei prossimi decenni.

E attenzione che i leader europei hanno iniziato a muoversi come se avessero compreso la situazione: l’esempio più recente è il “patto dei 9” sulla difesa. Si va avanti con chi ci sta, anche se è una minoranza. Fa specie però che un Paese come l’Italia, che ha un’industria degli armamenti molto sviluppata ed avanzata e che avrebbe tutto da guadagnare dal far parte del patto, per ora sta alla finestra, contrariamente all’interesse che aveva dimostrato inizialmente. Invece di combattere battaglie di retroguardia, all’Italia conviene essere almeno nelle avanguardie in cui ha da guadagnare. Chissà se qualcuno del Governo se ne renderà conto.

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