5 Luglio Lug 2018 0812 05 luglio 2018

Viva Tito Boeri, il vero antidoto (numeri alla mano) contro le bugie gialloverdi

Nella sua relazione al rapporto Inps 2017, Tito Boeri smonta pezzo per pezzo tutta la narrazione lega-stellata su pensioni, giovani, demografia e stranieri. Salvini lo vuole cacciare dalla guida dell’Inps: forse abbiamo capito perché

Tito Boeri Giovani Italia

Sarà pure stato un diversivo per sviare l’attenzione dall’affare dei 49 milioni da restituire allo Stato, ma l’attacco di Matteo Salvini al presidente dell’INPS Tito Boeri, il “fenomeno” secondo cui “senza immigrati sarebbe un disastro”, e che quindi va sostituto per lesa verità. Sarà stato un diversivo, dicevamo, ma è un diversivo benedetto, perché ha accesso un cono di luce sulla relazione annuale che Boeri ha tenuto proprio ieri, in occasione della presentazione del diciassettesimo rapporto dell’ente previdenziale. Una relazione, questa, che andrebbe imparata a memoria. Perché ha il pregio, in poche pagine, di centrare tutti i punti fondamentali per spiegare il declino italiano. Perché racconta dove si annidano sprechi e privilegi, e dove le vere ingiustizie. Perché è un capolavoro fattuale di contro-narrazione, numeri alla mano, dalla sbornia fuffara che ha intossicato il Paese in questi ultimi mesi.

Ad esempio, racconta Boeri che l’Italia è il Paese più generoso d’Europa, coi pensionati. Che oggi un reddito pensionistico, da noi, vale l’83% del salario medio, contro una media europea del 60%. 23 punti in più, segnatevelo. Che questa generosità verso gli anziani costa un sacco di soldi ai giovani, visto che è il loro prelievo contributivo che aumenta per pagare quelle pensioni. E che più i contributi aumentano, più il lavoro costa, più l’occupazione si riduce. E più l’occupazione si riduce, più si scarica il costo del sistema pensionistico su una popolazione lavorativa sempre più piccola. Cristallino, no? Peccato ci abbiano raccontato per mesi che più anziani mandi in pensione, più c’è lavoro per i giovani, senza che nessuno alzasse un dito a contraddire Salvini e Di Maio.

A proposito: “quota 100”, il cosiddetto “superamento della Legge Fornero”, costerebbe sui 20 miliardi ogni anno. Indovinate a chi toccherà pagarli? Esatto, ai giovani. E se scarichiamo su di loro e sulle loro tasse tutti i costi di un welfare a misura di anziani, non lamentiamoci se scappano. Boeri la rimarca sin dalle prime righe della sua relazione, questa fuga verso l’estero di 100mila giovani all’anno. E sottolinea - almeno lui! - come questa sia una vera e propria emergenza, per l’Italia: “Un Paese che perde più di 100.000 giovani all’anno è un Paese che perde spirito imprenditoriale, volontà di prendersi i rischi che ogni innovazione comporta”, spiega. Ma ancora più grave è ciò che aggiunge nella frase successiva: “C’è una chiara relazione negativa fra età media della popolazione e tassi di imprenditorialità fra Paesi. Il declino demografico vuol dire, fin da subito, meno imprese”. Continuiamo noi: meno imprese vuol dire meno lavoro, meno produttività, meno competitività, meno investimenti, meno consumi, meno ricchezza.

Ad esempio, racconta Boeri che l’Italia è il Paese più generoso d’Europa, coi pensionati. Che oggi un reddito pensionistico, da noi, vale l’83% del salario medio, contro una media europea del 60%. 23 punti in più, segnatevelo. Che questa generosità verso gli anziani costa un sacco di soldi ai giovani, visto che è il loro prelievo contributivo che aumenta per pagare quelle pensioni. E che più i contributi aumentano, più il lavoro costa, più l’occupazione si riduce

Eppure, no. Nemmeno questa è un’emergenza per l’opinione pubblica italiana e per chi la rappresenta. L’emergenza, bontà loro, si chiama stranieri. Tocca a Boeri, ancora una volta, prendersi l’onere di smontare la narrazione leghista. Spiegando che senza stranieri perderemmo in una sola legislatura, 700mila persone con meno di 34 anni. E che a quel punto il fardello che la popolazione in età lavorativa dovrebbe sostenere per pagare le pensioni di chi non lavora più diventerebbe insostenibile.

Dice un’altra cosa importantissima sulle migrazioni, Tito Boeri. Che c’è una forte domanda di lavoro immigrato in Italia, domanda che arriva proprio da quel ceto medio impoverito - famiglie e imprese - che ha votato in massa per “aiutarli a casa loro”. Che questa domanda, in assenza di una via legale all’immigrazione economica, finisce per essere coperta dagli immigrati irregolari, molto spesso pagati in nero senza alcuna tutela. Che in questa situazione, gli opportunisti siamo noi, visto che appena c’è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero “il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali”. In sintesi, Boeri, dice una cosa semplicissima: che per ridurre l’immigrazione clandestina e lo sbarco di richiedenti asilo, l’Italia ha bisogno di aumentare l’immigrazione regolare. In altre parole, prendere la legge Bossi-Fini, che contrasta l’immigrazione regolare concorrendo a far crescere quella clandestina, e cambiarla dall’inizio alla fine.

Ah, per la cronaca. Non sono gli stranieri che rubano soldi ai poveri italiani. Se volete un promemoria segnatevi pure questa. Spiega, Boeri, che il reddito d’inclusione, l’unica misura universale che abbiamo in Italia per combattere la povertà, è efficace, ma sottofinanziato. Oggi, con le risorse a disposizione, raggiunge il 20% delle famiglie povere, ma basterebbero sei miliardi in più per arrivare a raggiungerne otto su dieci. Dove trovare quei soldi? Semplice: ad esempio, dalle prestazioni di natura assistenziale destinate gratuitamente ai pensionati. Un quarto delle quali, per un costo di circa 5 miliardi all’anno, finisce in tasca al 30% più ricco della popolazione italiana. A proposito di ingiustizie.

Madamine, il catalogo è questo. E non ci stupiremmo se Matteo Salvini, da domani, decidesse di fare di Tito Boeri, l’unico che sinora ha usato fatti e numeri per metterne in discussione le certezze, il bersaglio dei suoi strali via Facebook, un po’ come era capitato a Laura Boldrini negli ultimi cinque anni. A lui, a Boeri, consigliamo di foderarsi lo stomaco, che non sarà semplice. A chi si oppone ai gialloverdiblu, invece, consigliamo di leggersi con cura quel che c’è scritto nel rapporto. La chiave per ribaltare tutto - dalla narrazione tossica ai destini dell’Italia - è tutta scritta là dentro.

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