Marijuana legale: mentre il mondo avanza, l'Italia rischia di fumarsi miliardi di euro

Mente l'OMS per la prima volta attiva un processo di revisione per rivalutare la marijuana, in Italia il Consiglio Superiore di Sanità e il fronte proibizionista continua a opporsi a colpi di disinformazione e distorsione ideologica, e intanto rischia di andare in fumo un mercato da miliardi di euro

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Joaquin SARMIENTO / AFP

6 Luglio Lug 2018 0800 06 luglio 2018 6 Luglio 2018 - 08:00

Da qualche mese a questa parte il fronte, sempre più ampio, degli antiproibizionisti stava iniziando a vedere la luce in fondo a un tunnel che in Italia dura da decenni: da una parte l'effetto indiretto dell'ondata di legalizzazioni e di depenalizzazioni della marijuana nel mondo (da alcuni stati degli Stati Uniti alla Spagna fino al Canada, che ha appena dichiarato la marijuana totalmente legale), dall'altra l'ingresso nel mercato legale di un particolare tipo di cannabis ricco di un principio attivo chiamato CBD — perfettamente legale — e molto povero invece del più famoso THC, che in dosi inferiori allo 0,5 per cento è legale.

Stava iniziando, dicevo, perché il fronte del proibizionismo, almeno qui in Italia è tanto pervicace quanto generalmente dissociato dalla realtà, disinformato e basato su convinzioni ideologiche luminose e aperte quasi quanto quelle che guidavano i tribunali della Santa Inquisizione spagnola del Cinquecento, e continua imperterrito ad opporsi ad ogni tentativo di apertura.

Negli ultimi giorni, in particolare, una serie di tre fatti grottescamente contemporanei ha dimostrato l'assoluta arretratezza delle posizioni proibizioniste italiane. Alla fine di giugno, infatti, esattamente mentre il Canada si accingeva a dichiarare la fine del proibizionismo verso la marijuana, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato ufficialmente un “processo di revisione critica” del fascicolo dedicato alla marijuana, indagine il cui obiettivo è rivoluzionario: per la prima volta, infatti, l'OMS riconosce la necessità di rivedere le proprie posizioni su una famiglia di principi attivi — i cannabinoidi — che, negli ultimi 20 anni, hanno rivelato proprietà mediche talmente potenti da spingere alcuni a paragonare i suoi potenziali effetti sul sistema sanitario mondiale “paragonabile alla scoperta degli antibiotici”.

Eppure, qui in Italia, proprio negli stessi giorni, il nostro Consiglio Superiore di Sanità ha raccomandato "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti". Il parere del CSS, che era stato richiesto dalla ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, non ha effetto diretto sulla realtà, ma è bastato per rintuzzire il fronte proibizionista.

Giusto un paio di giorni fa, il 3 luglio, proprio Carlo Giovanardi, lo stesso che impose l'equiparazione della marijuana alla cocaina e all'eroina, accompagnato dagli consiglieri regionali del Veneto, Elena Donazzan e Massimo Giorgetti, è tornato a tuonare contro quella che chiama, già partendo con il piede sbagliato, Cannabis Light. L'ex senatore, che voleva riferirsi alla marijuana priva di THC e ricca di CBD, quella che ormai quasi 500 negozi vendono al pubblico in tutta Italia, ne è proprio convinto e la filastrocca è sempre la stessa: parte dal ritornello sul fatto che la cannabis è droga e quindi fa male alla salute e arriva, in maniera decisamente controintuitiva, a sostenere addirittura che una sua legalizzazione porterebbe soldi alle mafie.

Sono decenni che il dibattito, quanto meno dalla arte dei detrattori, è fermo qui, sostanzialmente alla superstizione. E la cosa si sta facendo se non ridicola un po' grottesca, soprattutto perché entrambi i punti sono stati ampiamente dimostrati come falsi. Prima di tutto perché, come ha dimostrato qualsiasi politica antiproibizionista della storia del mondo, legalizzare significa portare alla luce un mercato altrimenti sommerso, significa garantire la bontà del prodotto, e, come dimostrano i dati provenienti dagli Stati Uniti, portano allo Stato una quantità discretamente incredibile di entrate sotto forma di tasse.

Ma è soprattutto il primo punto ad essere diventato sostanzialmente antiscientifico, quasi al pari delle posizioni anti vacciniste che stanno dilagando negli ultimi anni. Sì, antiscientifico, perché la comunità scientifica internazionale — come dimostra anche la decisione che ricordavo prima dell'OMS — negli ultimi decenni ha scoperto che la cannabis, soprattutto quella che Giovanardi chiama “light”, e il suo principio attivo (CBD), ha una quantità di applicazioni medicali da fare impressione: antinfiammatorio, anticonvulsivo, antiossidante, antiemetico, ansiolitico, antipsicotico.

Cosa vuol dire? Semplice: che assumere questo principio attivo presente naturalmente nella cannabis ha effetti percepibili contro le infiammazioni, contro le convulsioni, contro l'ansia, la schizofrenia, è anti dolorifico. Tra le malattie in cui potrebbe essere utilizzato, sostituendo magari farmaci decisamente meno naturali, figurano addirittura il cancro e Alzheimer, sindromi post traumatiche da stress, sclerosi multipla, diabete, varie malattie neurodegenerative, ma anche dissociazioni psichiche e depressione.

Insomma, come se non bastasse la motivazione ideologica, ovvero il primato della libertà personale di fronte a qualsiasi imposizione etica e morale da parte dello Stato — che gente che si dichiara liberale come Giovanardi dovrebbe apprezzare molto più dei suoi nemici comunisti — al pervicace fronte proibizionista di chi pretende di vietare l'uso di una pianta coltivabile sul balcone (ma non dice una parola su alcol e tabacco, ovvero due delle più importanti cause di morte in tutto il Mondo, fino ad ora perfettamente legali) dovrebbe bastare la motivazione medica, orami ampiamente condivisa dalla comunità scientifica mondiale.

E se nemmeno la scienza riesce a fare arretrare il Torquemada che c'è in noi, magari potrebbero servire i due conti che si possono fare già ora sull'effetto economico di una legalizzazione della canapa in Italia. Circa un anno fa, quando questo mercato in Italia stava iniziando a dare cifre interessanti, un documento che studiava il settore della marijuana legale segnalava che il mercato di questo tipo di sostanze avrebbe generato minimo 44 milioni di euro all'anno. Cifre ancora piccole. Negli Stati Uniti c'è chi spera che in meno di dieci anni il fatturato proveniente dalla legalizzazione arriverà a 25 miliardi di dollari. Più o meno le cifre di una Legge Finanziaria media in Italia.

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