Le criptovalute affascinano, ma per funzionare il denaro ha bisogno di regole e fiducia

Il denaro mobilita il mondo sociale: crea obblighi, diritti, possibilità. La sua essenza? La registrazione: è una traccia che percorre l'intera storia dell'umanità. Ma, anche nell'era digitale, non può prescindere dalla fiducia tra le persone. Un iniziativa di Intesa San Paolo spiega perché

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7 Luglio Lug 2018 0745 07 luglio 2018 7 Luglio 2018 - 07:45
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Il denaro è un enigma. Tutti lo usiamo e sappiamo cos’è, ma né l’analisi economica e sociale né il pensiero bastano a spiegare per intero la sua natura. “Lo usiamo tutta la vita ma in fondo non sappiamo perché”, ha confermato il professor Maurizio Ferraris davanti all’Auditorium del Grattacielo di Intesa Sanpaolo, dove si è concluso il viaggio filosofico alla scoperta del significato del denaro.

Il denaro “funziona da status” ed è “la grande metafora della vita in società”, ha argomentato Ferraris. Uno strumento contraddittorio, che nel corso della storia dell’umanità è stato al contempo fonte di di benessere e di ingiustizie, di guerre e di progresso. Ma nell’era tecnologica in cui viviamo, come cambia il concetto di denaro, e qual è, oggi, la sua funzione? Il confronto - che ha visto la partecipazione del presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, il segretario della Compagnia di San Paolo Piero Gastaldo e il vicedirettore della Stampa Luca Ubaldeschi -, è proseguito cercando di dare una risposta a queste domande.

Già, perché il denaro è un documento della storia, della nostra evoluzione e delle nostre relazioni sociali. Eppure, non può funzionare da solo. In un’epoca che ci ammalia con il fascino delle criptovalute, della moneta che esiste ma non si vede, non bisogna dimenticare che il denaro, per funzionare a dovere, non può essere libero da regole, ma dev’essere disciplinato. E per raccogliere e gestire il risparmio rimane fondamentale il ruolo delle istituzioni e delle banche. Come ha dichiarato il presidente di Intesa San Paolo Gros-Pietro, “il ruolo della banca è di regolamentare la quantità giusta di denaro in circolazione, la creazione di massa monetaria va controllata perché se è troppa crea inflazione, se cala molto produce disoccupazione. Il risparmio non investito”, ha concluso, “è sangue sottratto alla circolazione e al sano sviluppo del sistema economico”.

Già, perché il denaro è un documento della storia, della nostra evoluzione e delle nostre relazioni sociali. Eppure, non può funzionare da solo. In un’epoca che ci ammalia con il fascino delle criptovalute, della moneta che esiste ma non si vede, non bisogna dimenticare che il denaro, per funzionare a dovere, non può essere libero da regole, ma dev’essere disciplinato. E per raccogliere e gestire il risparmio rimane fondamentale il ruolo delle istituzioni e delle banche

Il denaro dunque, può essere un’arma a doppio taglio. Ma se governato con responsabilità, può avere anche una funzione sociale. È questo lo scopo che si prefigge la Compagnia di San Paolo, primo azionista di Intesa Sanpaolo, ridistribuendo i dividendi incassati dalla banca a progetti filantropici, perseguendo obiettivi a vantaggio del collettivo e del pubblico, senza badare al profitto economico. “Ripariamo le ferite delle società, riplasmiamo i rapporti sociali e rafforziamo le ragioni della coesione”, ha dichiarato il segretario della Compagnia Gastaldo. Ciò che manca al mondo dei bitcoin, secondo Gastaldo, è ciò che dovrebbe stare alla base di ogni scambio che ha valore: la fiducia. “Quello che i bitcoin non hanno per diventare una nuova forma di denaro è la fides, non la documentabilità: attraverso i soldi scambiamo articoli di fede”

Parole che hanno dato a Ferraris l’aggancio per tracciare una suggestiva simmetria tra denario e Dio. Per il filosofo, infatti, “sia su Dio che sul denaro abbiamo idee vaghe e sbagliate: entrambi non esisterebbero senza libri, senza documenti e senza memoria”. Allo stesso modo, “Una società senza matrimoni, senza promesse, sarebbe una società debole, così come un Dio, di cui l’umanità si dimentica, non avrebbe un grande avvenire”.

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