Altro che Union Jack: l’Inghilterra deve pagare i diritti della bandiera con la croce di San Giorgio

Sono secoli di tributi non pagati da ricompensare. Anche la regina dovrà imparare che, quando si parla di soldi, i genovesi non scherzano mai

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9 Luglio Lug 2018 0725 09 luglio 2018 9 Luglio 2018 - 07:25

Un debito da onorare vecchio di 272 anni. È questo il conto che il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha intenzione di farsi pagare da Sua Maestà, la Regina di Inghilterra, per l’utilizzo della bandiera di San Giorgio, cioè la croce rossa su campo bianco che tutti vedono oggi sventolare ai Mondiali.

La storia è poco nota: secondo un antico accordo sancito del 1190, gli inglesi ottennero dai genovesi – che all’epoca mantenevano un controllo pressoché totale sul mediterraneo occidentale – il permesso di veleggiare con il vessillo genovese: un espediente che li avrebbe aiutati a tenere lontani i pirati.

Il doge acconsentì, ma solo in cambio di un tributo annuale. E gli inglesi pagarono (mirabile dictu), anche in modo sostanzioso, per oltre mezzo millennio, cioè fino a quando Genova non cadde sotto il dominio austriaco nel 1746. A quel punto, di fronte alla nuova situazione, da veri inglesi scelsero di ignorare gli accordi: continuarono a usare il vessillo e sospesero i pagamenti, sperando di farla franca. Ma si sono sbagliati: in fatto di soldi i genovesi hanno una memoria da elefante.

E così, 272 anni, alla regina è arrivata la letterina del sindaco, che viene a battere cassa. Certo, è una iniziativa semi-seria (come far valere un accordo stipulato da entità politiche e amministrative scomparse da secoli?) e tutti i protagonisti della vicenda ne sono consapevoli. Un rimborso cash dei tributi passati è impensabile. Ci si può accontentare, scherza il primo cittadino, di un aiuto finanziario per ristrutturare qualche palazzo o di una donazione a un ente caritatevole.

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