9 Luglio Lug 2018 0735 09 luglio 2018

Carlo Vanzina meglio di Nanni Moretti: era lui il vero cinema di sinistra

Una galleria di personaggi che saranno rozzi e volgari, ma sono anche reali (e virali). Carlo Vanzina ha saputo raccontare il popolo. Come Moretti ha saputo raccontare l’altra sinistra

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“Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi”. Recentemente Luigi Di Maio ha fatto suo il celebre motto di Jerry Calà dopo aver retwittato un endorsement dell’attore all’attuale governo. Una battuta del film Bomber del 1982 girato da Michele Lupo, ma poteva tranquillamente essere tratta da un film vanziniano. Perché Carlo Vanzina, con la sua lunghissima produzione di storie e tipi umani, era anche un aggettivo, un modo di essere.

Il giorno dopo la morte del regista, 67 anni, figlio di Steno e fratello dello sceneggiatore Enrico, viene da chiedersi se non ci siamo sempre sbagliati, se etichettare la filmografia dei fratellacci come populista, rozza e di destra non sia sempre stato un po’ semplicistico. Il terruncello milanista di Eccezzziunale veramente, la satira sui nobili, sugli arricchiti, sugli yuppies anni ’80, le macchiette della Roma e della Milano da bere, le madri arrampicatrici, i palazzinari: un capitolo di cronaca italiana che, se si nota, è anche popolare. Anzi, azzardiamo: in quanto popolare, di sinistra. Perfettamente speculare ai personaggi di Nanni Moretti.

Carlo Vanzina raccontava che gli extracomunitari erano pazzi dei suoi film, una volta in sala aveva visto orde di filippini in fila per gli ultimi Fantozzi

“I nostri film sono molto più di sinistra”. Ci viene in soccorso una vecchia intervista in cui Carlo rispondeva sulla questione. “Hanno un contenuto molto più sociale di tanti altri che si proclamano tali. (…). Se c’è da schierarsi, noi siamo sempre con la gente più umile: i nostri film raccontano loro e sono fatti per loro”. Questo lo diceva quando ancora c’erano la destra e la sinistra, perché oggi gli umili votano M5s e Salvini. “D’altronde, al cinema ci va chi non può permettersi una serata ad alto costo”, aggiungeva. Carlo Vanzina raccontava che gli extracomunitari erano pazzi dei suoi film, una volta in sala aveva visto orde di filippini in fila per gli ultimi Fantozzi. E non bisogna dimenticare che il “mai stato comunista” Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, grande cinefilo, fu uno dei primi a sdoganare i Vanzina quando tutta la critica snob li schifava.

Carlo ha raccontato di averlo anche votato. “Lui ci ha sempre apprezzato, rideva alle nostre battute”, diceva Vanzina, che lodava anche Francesco Rutelli, altro suo insospettabile fan, che definiva “quasi un figlio mancato del nostro Alberto Sordi”. E oggi Barbara Palombelli in Rutelli – esponente della sinistra che non detesta il popolo – alla notizia della morte di Carlo Vanzina, commenta su Facebook: “Con le sue storie e i suoi personaggi Carlo e suo fratello Enrico hanno raccontato l’Italia vera”.

Se oggi qualcuno, la sera del 25 dicembre, stremato, esclama un liberatorio: “E anche questo Natale ce lo siamo levati dalle palle!”, è perché la scena l’ha vista mille volte nel primo, mitico cinepanettone

Carlo Vanzina non ha solo narrato il Paese reale, i suoi vizi e le virtù, come quella di ridere delle proprie sventure. Un po’ l’ha anche plasmato. Se oggi qualcuno, la sera del 25 dicembre, stremato, esclama un liberatorio: “E anche questo Natale ce lo siamo levati dalle palle!”, è perché la scena l’ha vista mille volte nel primo, mitico cinepanettone, girato nello stesso anno, il 1983, di Sapore di mare, altro capolavoro vanziniano. Perché Carlo era bulimico, insaziabile di lavoro: di film ne ha girati 60, in media più di uno all’anno, qualcuno artisticamente non urgentissimo (va detto), altri vere pietre miliari della nostra cinematografia.

Carlo ed Enrico hanno inventato la coppia Boldi e De Sica, che torna insieme dopo anni di liti nel prossimo film di Natale, per la gioia dei fan, Abatantuono, Jerry Calà, Ezio Greggio, numeri uno della comicità nazional-popolare. Tante attrici e modelle le hanno scovate e lanciate loro, da Carol Alt a Monica Bellucci, da Virna Lisi a Isabella Ferrari. Deve tutto ai Vanzina anche il regista Fausto Brizzi, forse il loro vero erede (che a sua volta è “figlio” di Neri Parenti, colui che aveva proseguito la saga dei cinepanettoni).

Brizzi esce dal silenzio stampa dopo il caso delle molestie per salutare il regista scomparso: “Devo tutto a loro, prima come spettatore, poi come allievo”, dice l’autore, renziano di ferro. Carlo aveva diretto nel 2011 “Ex, amici come prima”, sequel di uno dei film più fortunati di Brizzi. “Enrico è stato uno dei primi che mi ha dato fiducia quando ero un ragazzo e mi ha fatto iniziare a lavorare. (…) Carlo era il cinema che amo, quello pop artigianale e appassionato, e tanti suoi film resteranno sempre nell’immaginario collettivo”. In realtà sono tutti già lì, una biblioteca di frasi e tic che noi italiani ricordiamo e tiriamo fuori nella giusta occasione. La realtà (e la "viralità", prima che il termine entrasse nel linguaggio comune) che lo vogliamo o meno, parla il linguaggio di Carlo Vanzina.

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