9 Luglio Lug 2018 0755 09 luglio 2018

Gli amici di Salvini sono i nostri nemici. E adesso vogliono chiudere le frontiere con l’Italia

Dopo Orban (che anche grazie a noi ha mandato in soffitta la riforma del Trattato di Dublino), ecco Seehofer e Kurz col loro progetto di chiusura dei confini italiani. A noi, invece tocca foraggiare la Libia e sperare che rispetti i patti. Bell'affare

Kurz Seehofer Linkiesta
Tobias SCHWARZ / AFP

Begli amici che ha, il nostro ministro degli interni Matteo Salvini. Ieri Viktor Orban, con cui ci siamo alleati per non cambiare mai il Trattato di Dublino, quello che ci scarica addosso, come Paese di primo sbarco, tutti gli oneri della gestione delle richieste d’asilo. Oggi Horst Seehofer e Sebastian Kurz, rispettivamente ministro degli interni tedesco e premier austriaco, che, ci informa Tonia Mastrobuoni su Repubblica, stanno studiando una proposta per chiudere a tripla mandata i confini che separano l’Italia al resto dell’Europa, da presentare al vertice di Innsbruck dei ministri degli interni europei, il vero inizio del semestre di presidenza austriaco.

Chi legge questo giornale sa che lo ripetiamo da tempo. Che la vera partita si gioca ai confini settentrionali del Paese, non a quelli meridionali. Che agli altri Paesi europei, da quelli di Visegrad e a Francia e Germania, non interessa lo stop agli sbarchi, ma che chi sbarca non arrivi a casa loro. Che un accordo con la Libia per impedire partenze e arrivi è illusorio, perché per le fazioni libiche in guerra tra loro i migranti sono moneta sonante con cui armarsi e combattere. Che a frontiere chiuse l'Italia non ha alcun potere negoziale. Che dovremmo fare rissa con Kurz, Seehofer, Orban, non con le Ong e la Spagna. Che l’ascesa delle destre in Italia e in Europa ci sta rapidamente infilando nello scenario in cui il Paese gabbia diventiamo noi.

Il fallimento di Matteo Salvini, in fondo è già tutto qua, per chi lo vuole vedere. Quello di un ministro che sta giocando nella squadra sbagliata, che ha scelto come compagni i nostri più acerrimi nemici, che sta combattendo sulla frontiera sbagliata e che ci sta autocondannando a un futuro da Messico, fuori da un’Unione più stretta e dietro un muro anti-migranti. Il tutto con un cartello in mano che dice “prima gli italiani”

In quest’ottica, il gioco di Salvini è chiaro, ancorché molto rischioso e altrettanto velleitario: togliere all’Italia ogni responsabilità di controllo e coordinamento della gestione dei migranti, attraverso la violazione di patti e accordi che ci impongono di aprire i nostri porti ai migranti salvati in mare, per imporre ai partner europei un impegno comune per «sigillare le frontiere esterne». Un giochino che può funzionare con le Ong, capro espiatorio perfetto sui giornali e nei talk show, ma che non funziona con le missioni militari come Eunavformed, coordinate da esteri e difesa, che giusto ieri hanno sbarcare 106 richiedenti asilo a Messina, ma nemmeno coi mercantili e i pescherecci che recuperano migranti alla deriva. E che, temiamo, non funzionerà nemmeno con la creazione di una zona di ricerca e salvataggio della Libia, visto che chi dovrà presidiarla, la guardia costiera libica pare si diletti pure nel far partire i gommoni.

Nella migliore delle ipotesi - si fa per dire - spenderemo un sacco di soldi per tenere i migranti in Libia, nella speranza che quella gigantesca bolla di disperazione e sistematica violazione dei diritti umani, prima o poi, non finisca per esplodere in un cieco risentimento verso l’Italia. Nella peggiore delle ipotesi non riusciremo nemmeno a frenare partenze, naufragi e sbarchi, ma nel nome del sovranismo e dell’Europa delle nazioni avremo concesso a Francia, Germania e Austria di sigillare le frontiere con l’Italia. Alla faccia di Conte e del suo “profetico” «chi sbarca in Italia, sbarca in Europa». Principio sacrosanto che avremmo dovuto difendere presidiando l'apertura delle nostre frontiere con la Francia e con l'Austria, e che invece non stiamo facendo altro che disattendere, di vertice in vertice,

Il fallimento di Matteo Salvini, in fondo è già tutto qua, per chi lo vuole vedere. Quello di un ministro che sta giocando nella squadra sbagliata, che ha scelto come compagni i nostri più acerrimi nemici, che sta combattendo sulla frontiera sbagliata e che ci sta autocondannando a un futuro da Messico, fuori da un’Unione più stretta e dietro un muro anti-migranti. Il tutto con un cartello in mano che dice “prima gli italiani”. Chapeau, davvero.

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