«L’arte è tabù e dolore: non può essere democratica, approvata da tutti»

L'autore di American Psycho Bret Easton Ellis torna in libreria dopo otto anni. In un’intervista pubblicata dal TLS parla del suo ultimo lavoro, «La litania di un disilluso», e del suo mestiere: «Se fai lo scrittore, ci dev’essere qualcuno che ti odia»

American Psycho Linkiesta

Una scena del film American Psycho (2000)

9 Luglio Lug 2018 1050 09 luglio 2018 9 Luglio 2018 - 10:50

Bret Easton Ellis è un mito e non pubblica nulla da otto anni. Esordio precoce e violento con “Meno di zero” (era il 1985), nell’empireo della letteratura occidentale con “American Psycho” (1991), da cui, nel 2000, il film con Christian Bale e Willem Dafoe, Bret Easton Ellis, faccia da pigliare a ceffoni, occhiali da nerd, sguardo che ti fulmina, alienandoti, ha pubblicato nel 2010 “Imperial Bedrooms”. Da allora, sonnecchia, guarda, non ride. In una lunga intervista concessa a Nathalie Olah e pubblicata dal TLS, Ellis ci dice che uscirà con un libro. Una raccolta di saggi. “Io però non credo di essere un saggista”, si scherma lui. Ad ogni modo. La notizia c’è. Ellis torna al libro, torna in libreria. Noi abbiamo fatto una sintesi, feroce, del meglio dell’intervista.

Prossimo libro: In realtà è un lavoro che il mio agente e il mio editore volevano che facessi da tanto, è una non-fiction. Inizialmente mi hanno chiesto di fare una raccolta di tutti i saggi che avevo pubblicato – io però non credo di essere un saggista e non mi andava di fare un lavoro del genere – poi hanno parlato di pubblicare alcune delle “filippiche” che recitavo nel mio podcast… Nel libro parlo anche di come l’ispirazione per Lunar Park mi sia venuta dalla tragedia dell’11 settembre (quell’estate ero proprio a New York), dopo due anni di blocco creativo totale. Parlo anche delle elezioni e delle conseguenze che hanno avuto sui disillusi della “generazione X”, di cui mi ritengo un esempio; praticamente è una litania di un disilluso cronico. So che quelli della mia generazione, si sentono un po’ persi perché sono in pochi, soprattutto se paragonati a quelli del baby boom o ai millennial, che invece sono tantissimi. Potrebbe uscirne qualcosa di buono, non lo so. È successo tutto molto velocemente. Ho iniziato a organizzare il lavoro a dicembre e l’ho terminato una settimana fa circa, ora il mio editor lo sta riguardando… vedremo cosa verrà fuori. Non abbiamo nemmeno stabilito un day 1… ancora.

Basta romanzi, meglio leggere: Adoro scrivere romanzi. Sicuramente da lì si genera l’amore per la scrittura, ma sia Lunar Park che Imperial Bedrooms sono comunque dei metaromanzi. L’ultimo vero romanzo che ho scritto è stato Glamorama, partorito dopo 8 anni di processo creativo in cui mi sono dovuto veramente inventare qualcosa di assurdo, surreale ed epico. Era un romanzo ambizioso e pensavo che avrebbe creato una grande connessione con i lettori, ma non fu così. O meglio, ci sono dei fan, ma la Knopf vorrebbe almeno andare in pareggio con quel libro, e ancora non l’ha fatto. È stata un’esperienza piacevole ma stremante, piacevolmente stremante, credo. Imperial Bedrooms invece, è nato come un commento di Meno di Zero e l’ho scritto nel pieno della mia crisi di mezza età, proprio come il personaggio della storia. Si è trasformato in un noir abbastanza cruento, ma rappresenta minuziosamente la situazione in cui mi trovavo. Tre anni della mia vita compressi in un libro di 160 pagine dolorosissimo da scrivere, un vero inferno… Leggere Edith Wharton ogni mattina era fantastico, nessun programma in televisione né film che potessi reperire online potevano competere. La sera andavo a letto che non vedevo l’ora di risvegliarmi, prepararmi il caffè e, subito, iniziare a leggere. Persino con un libro sul quale avevo poche aspettative, come Lincoln nel Bardo di G. Saunders, – che sto attualmente leggendo – accade qualcosa di magico. Io amo leggere romanzi, ma in pochissimi lo fanno ancora, e parlo di scrittori.

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