Ecco perché la strategia di Salvini sulle migrazioni è già un fallimento totale

Disastri in Libia, dove la guardia costiera continua a fare il doppio gioco, nonostante gli accordi. Disastri in Italia, con una crisi istituzionale dietro l’altra. Disastri in Europa, con la folle alleanza con gli anti-italiani. Fare peggio in quaranta giorni era quasi impossibile

Migranti Aquarius Linkiesta
14 Luglio Lug 2018 0745 14 luglio 2018 14 Luglio 2018 - 07:45

Non poteva esserci smacco peggiore di un barcone con 450 persone a bordo a largo delle coste di Lampedusa, per Matteo Salvini. Meglio ancora: non poteva esserci miglior attestazione del velleitarismo e dell’inconsistenza del suo tentativo di chiudere a doppia mandata la rotta del Mediterraneo centrale dando soldi e ruolo alla guardia costiera libica ed eliminando le navi delle organizzazioni non governative da quel tratto di mare.

Indovina un po’, i migranti partono ancora, sono semplicemente passati dai gommoni alle barche. E il potere di deterrenza della guardia costiera libica, doppiogiochista per definizione, è semplicemente pari a zero, nonostante tutte le nostre generose elargizioni.

Se al Viminale ci fosse Alfano, per dire, staremmo tutti parlando di un fallimento clamoroso, l’ennesimo in soli quaranta giorni. Disastro in Libia, paese in guerra civile e teatro di sistematiche violazioni dei diritti umani, cui Salvini ha affidato i nostri confini meridionali, per spezzare le reni alle poche organizzazioni non governative presenti nell’area. Il risultato? Le partenze continuano imperterrite, semplicemente cambiano i mezzi messi a disposizione degli scafisti. E la guardia costiera continua a fare il suo doppio gioco - di cui tutti, tranne Salvini, paiono essere consapevoli - forte delle miglia di mare che le sono state gentilmente offerte da presidiare, dei soldi e dei mezzi messi a disposizione della Repubblica Italiana e della consapevolezza che Salvini le ha affidato la propria sopravvivenza politica. Non esattamente le peggiori condizioni del mondo, in una trattativa.

A scacchi, quando le mosse cominciano a diventare obbligate, vuol dire che la partita è persa, o quasi. E Salvini oggi ha solo poche mosse a disposizione per evitare lo scacco matto. O riuscirà ad alzare un muro nel Mediterraneo e a far partire i rimpatri - che sembrano spariti dall’agenda peggio dell’abolizione della Fornero -, o sarà riuscito nell’impresa di far diventare l’Italia il Paese-gabbia della rotta migratoria meridionale verso l’Europa

Disastro pure in Italia, a ben vedere, dove Salvini riesce nell’impresa di provocare una crisi istituzionale a settimana, ormai. Prima coi ministri della difesa e degli esteri Trenta e Moavero, che nel caso della nave irlandese che ha sbarcato 106 migranti a Messina nell’ambito della missione comunitaria Sophia, gli hanno ricordato che il Viminale non si occupa di trattati internazionali. Poi con il presidente Mattarella, che si è imposto sul premier Conte per far sbarcare a Trapani i 66 migranti raccolti dal rimorchiatore italiano Vos Thalassa e sbarcati sulla nave Diciotti della guardia costiera italiana, dopo che Salvini aveva chiuso loro il porto.

Disastro pure in Europa, infine, dove il risultato dell’alleanza con i Paesi del blocco di Visegrad e col ministro degli interni tedesco Horst Seehofer ha portato alla fine di ogni speranza di revisione del Trattato di Dublino, alla stretta sui movimenti secondari e alla minaccia di chiudere i confini con l’Italia. Alla faccia di Giuseppe Conte, che aveva esordito al consiglio europeo affermando che «chi sbarca in Italia, sbarca in Europa». E che oggi si trova nelle condizioni di dover provare a rinegoziare la missione Sophia, nuovo bersaglio delle ire salviniane, un «folle accordo», secondo il suo sodale, il ministro dei trasporti Danilo Toninelli, una delle poche missioni co-finanziate dai 27 stati membri che ha sinora fatto arrestare 143 sospetti trafficanti, neutralizzato 545 imbarcazioni e contribuito a salvare 44.251 vite.

A scacchi, quando le mosse cominciano a diventare obbligate, vuol dire che la partita è persa, o quasi. E Salvini oggi ha solo poche mosse a disposizione per evitare lo scacco matto. O riuscirà ad alzare un muro nel Mediterraneo e a far partire i rimpatri - che sembrano spariti dall’agenda peggio dell’abolizione della Fornero -, o sarà riuscito nell’impresa di far diventare l’Italia il Paese-gabbia della rotta migratoria meridionale verso l’Europa. Esattamente il contrario di quel che aveva promesso di fare. Non era facile fare peggio.

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