Giovanni Toti: “La destra del futuro non è nazionalista né sovranista. È ora di ripartire dalla nostra gente”

Secondo il governatore della Liguria, tante ricette della Lega sono buone, soprattutto in tema di immigrazione e sicurezza. Sui dazi, invece, la strada è sbagliata. Bisogna puntare di più su competitività e imprese. E nega che esisterà mai il post-berlusconismo

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GABRIEL BOUYS / AFP

14 Luglio Lug 2018 0745 14 luglio 2018 14 Luglio 2018 - 07:45

Finché si parla di sicurezza e immigrazione «le idee di Matteo Salvini vanno bene». Poi, se si entra nel merito del commercio internazionale o dell’esaltazione delle identità nazionali, «le strade si dividono». Benissimo le alleanze locali, ma in Europa si rimane separati dalla Lega. E se alcune loro idee vanno raccolte, «come la tutela delle fasce deboli e le risposte alla sicurezza», su altre ci sono riserve.
Il centrodestra che verrà, secondo il governatore della Liguria Giovanni Toti (Fi), ospite della rassegna politica e culturare Liguria d’Autore, organizzata da Visverbi a cavallo tra Montemarcello e Bocca di Magra (La Spezia), dovrà essere «forte e compatto», disposto a «coinvolgere, nella selezione della classe dirigente, anche la società civile», troppo delusa da Berlusconi prima e «dall’incubo Renzi» poi. Perché in futuro – ma lui non lo dice – rischia di esserlo dagli slogan di Salvini.

Quindi anche il nazionalismo della Lega non la convince.
Capiamoci: che ci sia voglia di valorizzare l’identità nazionale è un fenomeno reale, corollario del parziale fallimento delle politiche europee degli ultimi anni. È anche segno delle inquietudini generate dalla globalizzazione, coincisa con una crisi economica tra le più feroci. In questo senso tornare a essere o a sentirsi padroni a casa propria, io lo capisco, profonde un senso di sicurezza. Ma non credo che il centrodestra possa o debba applicare questa ricetta. O solo questa ricetta.

Bensì cosa dovrebbe fare?
Serve semmai, da una parte, mettere in campo gli strumenti, che rendano il nostro Paese più competitivo con tutti i colossi che abbiamo intorno. Il colosso cinese, il colosso Usa, il colosso russo, i colossi emergenti. E dall’altra parte ristudiare un’Unione Europea più coerente e vicina ai bisogni dei cittadini, soprattutto quelli più fragili perché si sentano meno abbandonati, e che diventi modello di tutto il continente.

Ma come si aiuterebbero i cittadini più in difficoltà?
Con strumenti che rendano meno precaria la loro vita. Ma, attenzione, senza promettere il posto fisso, che non esiste più nel panorama del mondo. E poi con strumenti che vadano incontro alle nuove categorie della povertà, troppo spesso escluse dagli strumenti sociali già in atto, e penso alle giovani coppie. Queste ricette, mettiamole così, sono un pochino più complesse degli slogan.

A me convince un Salvini che riconduce il dibattito sull’immigrazione al centro della politica europea, e grazie a lui per la prima volta i Paesi sono costretti ad ascoltarci. Mi piace anche quando parla di protezione dei confini o di maggiore sicurezza

E questa Lega nerboruta e nazionalista può funzionare come forza di sfondamento per cambiare le regole?
In alcuni campi diciamo sta dando buona prova di sé, in altri aspettiamo di capire cosa farà.

In che senso?
A me convince un Salvini che riconduce il dibattito sull’immigrazione al centro della politica europea, e grazie a lui per la prima volta i Paesi sono costretti ad ascoltarci. Mi piace anche quando parla di protezione dei confini o di maggiore sicurezza. Mi convince meno la Lega che fa l’occhiolino ai Cinque Stelle sul decreto Dignità. O quella dei dazi, e meno ancora quella del ritorno a una mitica e mistica autarchia.

E però ci governate insieme....
Ci governiamo benissimo insieme. Ma non solo in Liguria. Il centrodestra funziona e convince nelle amministrazioni locali perché è uno schieramento pieno di sindaci, assessori e consiglieri capaci e scrupolosi: conta su una bella classe dirigente. E poi ha delle ricette all’avanguardia del Paese, come la riforma della formazione professionale, o l’attenzione al ciclo del rifiuti, le politiche per lo sgravio fiscale per le famiglie più fragili o per chi investe in risparmio energetico. Quelle che non abbiamo fatto le ha impugnate il governo.

… e ai piani superiori, cioè governo ed Europa, siete separati.
In Europa lo siamo sempre stati. Al governo è capitato che ci separassimo – con Monti, ad esempio (del resto non siamo proprio la stessa famiglia). Io spero che nella prossima legislatura europea possa essere un punto di congiunzione perché la capacità di dialogo con le forze che hanno criticato l’Europa è una prova di maturità per noi che l’abbiamo governata. Ed è invece una prova di maturità per loro, che finora hanno solo criticato, quella di cambiarla davvero governando.

Io credo che modificandosi, cambiando gli equilibri e con tutte le novità di cui c’è bisogno, il berlusconismo durerà ancora molti anni

Parliamo di Forza Italia: come sarà tra dieci anni?
Può diventare qualsiasi cosa. O un partito cambiato e rinnovato e in buona salute. Oppure un partito in grande difficoltà perché non ha colto l’esigenza di rinnovamento della politica. Oppure potrà succedere che non ci saranno più né Forza Italia né Fratelli d’Italia né la Lega perché ci sarà un partito unico.

E lei cosa si augura?
Un centrodestra forte e compatto. Le formule non mi appassionano. Ho sempre auspicato una semplificazione delle forme della politica. Poi chiaro, queste cose diipendono da molti fattori. L’importante è che non si perda la possibilità di fare sintesi tra posizioni diverse, che è la forza del centrodestra.

E Berlusconi? Siamo già nel post-berlusconismo o è solo una fase?
Berlusconi è l’inventore del centrodestra italiano. Per cui non so se esisterà un post-berlusconismo. Diciamo che in Francia non esiste un post-gollismo: esiste un gollismo, che è il movimento fondato da De Gaulle. Io credo che modificandosi, cambiando gli equilibri e con tutte le novità di cui c’è bisogno, il berlusconismo durerà ancora molti anni.

Quali cambiamenti? Diventare più sovranisti?
Secondo me c’è un tema di approccio, uno di regole e uno di contenuti. Partiamo da questi: il Ppe dovrà saper cogliere le esigenze di cambiamento di oggi. Tutela delle fasce deboli, attenzione alla sicurezza, attenzione alle imprese, cura alla scuola e alla formazione professionale. Questi sono i temi. Poi di approccio: da dove si parte? Dalla nostra migliore classe dirigente, cioè quella dei territori: regioni, sindaci e così via. E poi, superato il metodo dei partiti, delle tessere e della cooptazione, arrivare a mezzi di coinvolgimento vasti che possano chiamare in causa la società civile.

Tornare ad ascoltare la gente.
E soprattutto tornare a farla partecipare alla selezione della nostra classe dirigente. Non imponendogliela attraverso liste blindate e indiscutibili calate dall’alto, come abbiamo fatto per troppo tempo.

Quella è stata una scelta controproducente.
Molto controproducente. Sia per la qualità della selezione sia per la percezione da parte delle persone.

Grillo lo ha fatto. Lei che è presidente della Liguria che opinione ne ha?
È un visionario per cui non provo nessuna antipatia. Anche se la pensa in modo molto diverso da me. Nella sua formazione culturale ha voluto dare suggestioni che poi sono diventate un pensiero politico che poi è diventato partito di governo. Decrescita felice o agenti provocatori non sono buone ricette. Belle, affascinanti. Ma è già accaduto che idee affascinanti alla prova dei fatti si rivelassero poi un disastro. Penso che il M5S, adesso che è alla prova del governo, si smarcherà un po’ da quel movimentismo utopistico delle origini.

Lo sta già facendo, e il consenso è già a rischio. Voi cosa farete per recuperare i vostri, di voti?
Torniamo a guardare alla borghesia produttiva, imprenditoriale, il ceto intellettuale, le professioni liberali: è il ventre molle che prima ha sperato in Berlusconi, ma è stato deluso. Ha sperato in Renzi come un’infatuazione ma il sogno è diventato un incubo. E adesso, dopo 25 anni di delusioni, stanno cercando qualcuno in cui riconoscersi. Che non abbia toni estremi ma che sia collocato nel centrodestra senza oscillazioni. E che conosca le loro parole d’ordine: sicurezza, controllo dell’immigrazione, ma anche più innovazione, più banda larga, più Alta Velocità, meno tasse. Insomma, più progresso.

Al termine dell’incontro Nord chiama Sud, in cui dibatteva con altri presidenti di Regione come Attilio Fontana (Lombardia) e Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), con il Sottosegretario di Stato agli Affari Generali Stefano Buffagni (M5S), il Sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia (Lega) e il deputato Emanuele Fiano (Pd), Giovanni Toti risponde alla domanda scherzosa del moderatore Gerardo Greco: «Toti, lei vuol fare il capo di Forza Italia?». «Proprio in questi giorni ho pensato che dovremmo pensare a un partito federale, cioè legato alle Regioni: il Pd della Sicilia, per capirsi, non è uguale al Pd della Liguria. Per questo non credo a una figura di capo assoluto che comandi tutto. È una struttura che richiama la Lega, che è nata federando partiti territoriali». E quindi «mi candido a capo della Liguria».

La stessa domanda, ma relativa al Partito Democratico, è stata posta prima a Stefano Bonaccini. «Si candida a guidare il Pd? O sì, o no», ha insistito Claudio Brachino di fronte alle sue esitazioni. Ma la risposta è stata un capolavoro di reticenza.

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