16 Luglio Lug 2018 0800 16 luglio 2018

A Praga i comunisti appoggiano il governo, ma ricordano più Peppone che Stalin

Il Governo di Andrej Babiš si appoggia al Partito Comunista. Il premier è un personaggio discusso, ma la la Repubblica Ceca è lontana (per ora) da tentazioni totalitarie, e antieuropeiste

Andrej_Babiš_Linkiesta

E così, dopo nove mesi di attesa, la Repubblica Ceca ha partorito un governo. Il Primo Ministro sarà Andrej Babiš, il secondo uomo più ricco del Paese e capo di un impero nel settore agricolo, accusato di aver ottenuto indebitamente fondi europei. Per questo il suo nome non era stato accettato centrodestra ceco dell’ODS e di Top 09, ma soprattutto dal Partito Pirata, che oltretutto gli rinfaccia anche l’accusa di essere stato una spia comunista, cosa che comunque Babiš ha sempre negato. Insomma il personaggio è decisamente controverso, ma un’alleanza con i socialdemocratici l’ha trovata.

I comunisti hanno assicurato l’appoggio esterno, essendo decisivi con i loro 15 deputati: il governo di minoranza formato da ANO, il partito di Babiš, e dai socialdemocratici, infatti, ha ottenuto 105 voti su 200 deputati: anche così non certo una maggioranza comoda. L’alleanza con i comunisti era stata fortemente caldeggiata dal presidente Zeman, che ultimamente ha mostrato simpatie per la Russia dopo che la Cina, alla quale era vicino fina all’anno scorso, ha accusato il suo contatto a Pechino di corruzione. Zeman sembra il vero deus ex machina del neonato governo Babiš: non solo fa parte del partito socialdemocratico che governerà con il magnate, ma ha anche mediato con i comunisti per ricevere l’appoggio esterno.

Capiamoci bene: non è un ritorno dei rossi al potere dopo la caduta del muro. Intanto i numeri dei comunisti, pur decisivi, sono decisamente esigui. Poi la contropartita pare sia qualche presidenza di commissione parlamentare (che accontenterebbe i politici) e la tassazione dei beni recentemente restituiti alla Chiesa, finora esentati, per passar bene con la base che non ha mai gradito il clero. La restituzione, peraltro, è avvenuta solo recentemente dopo i sequestri dei beni operati sotto il regime filo sovietico a fine anni quaranta per abolire la proprietà privata e che qualcuno, evidentemente, ancora ricorda con nostalgia.

Non è stata mai in discussione il sistema capitalista e la presenza del Paese, oltre che nella NATO, nell’Unione Europea. C’è da dire anche che la popolazione la pensa così in maniera schiacciante, considerato anche che in tanti ancora ricordano i tempi bui della dittatura

Insomma, una storia da Peppone e Don Camillo più che da Stalin. Sulle cose che contano, il neo primo ministro ha scontentato più volte sia Zeman che i comunisti: infatti ha più volte ribadito la necessità di restare nella NATO, anche rifiutando di ritirare truppe dall’Afghanistan, ed espellendo tre diplomatici russi in seguito alla faccenda degli avvelenamenti in Gran Bretagna, appoggiando quindi la versione che di questi accusa i russi. Infine, anche nella faccenda dell’estradizione di un hacker russo, che era richiesta sia dalla Russai che dagli USA; il governo, che operava in modo provvisorio non avendo ancora ottenuto la fiducia del parlamento, ha optato per gli USA. Inutile dire che sia Zeman che i comunisti si erano espressi a favore della Russia e di Putin.

Insomma, come già scritto in precedenti occasioni, Babiš è un pragmatico, più vicino a Berlusconi che a Salvini, escluso semmai il tema immigrazione. Non è stata mai in discussione il sistema capitalista e la presenza del Paese, oltre che nella NATO, nell’Unione Europea. C’è da dire anche che la popolazione la pensa così in maniera schiacciante, considerato anche che in tanti ancora ricordano i tempi bui della dittatura.

Semmai il governo non accetterà richiedenti asilo, ma pare avere buona compagnia ormai dappertutto. Ricorrono quest’anno tre anniversari importanti per Praga: quello del 1848, anno dei primi moti indipendentisti che furono repressi dall’impero asburgico; il centenario della fondazione della Cecoslovacchia, nata alla fine della prima guerra mondiale in seguito allo smembramento dell’impero austro-ungarico e, infine, il cinquantenario del 1968 della Primavera di Praga schiacciata, appunto, dai carri armati dei regimi comunisti.

Ricordiamo anche che governi con appoggio esterno comunista li ha presieduti in Italia anche Andreotti, pur senza rinunciare a posizioni occidentali, europee ed atlantiche. Certamente altri tempi, ma non sembra proprio che stia per calare su Praga un’altra cortina di ferro: il peso della storia, almeno per adesso, riesce ad evitare esperimenti del genere in tutto il V4, che non si può fidare della Russia.

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