Migranti, l’Europa fighetta e progressista aiuta l’Italia, i sovranisti se ne fregano: capito chi sono gli amici, Salvini?

Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Malta: gli unici che vogliono dare una mano all’Italia a gestire i migranti sono i governi più a sinistra ed europeisti, mentre i nazionalisti dell’est che tanto piacciono al leader della Lega fanno muro: una lezione per capire da che parte dobbiamo stare

Merkel Macron Juncker Linkiesta

Ludovic MARIN / AFP

16 Luglio Lug 2018 0810 16 luglio 2018 16 Luglio 2018 - 08:10

Sono solo 50 migranti a Paese, si dirà. E i blocchi a Ventimiglia e Bardonecchia, così come il netto diniego ai movimenti secondari esistono ancora, certo. Ma non si può negare l’evidenza: di fronte alla richiesta di Giuseppe Conte di ridistribuire quota parte i 460 migranti sul barcone al largo del porto di Pozzallo gli unici ad essersi detti disposti a dare una mano sono i governi di Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Malta. Tutti governi di centrosinistra - se così possiamo definire pure quello francese - più un governo di grande coalizione, quello tedesco, che comunque vede la presenza del partito socialdemocratico al suo interno.

In altre parole, se non fosse per le forze progressiste europee, e per i governi più europeisti del continente, esattamente com’è stato per le navi delle organizzazioni non governative, l’Aquarius a Valencia e Open Arms a Barcellona, l’Italia si sarebbe ritrovata sola a dover gestire quest’ennesimo sbarco sgradito. E, comunque la pensi Matteo Salvini, avrebbe dovuto aprire i porti al barcone, gestire tutte le richieste d’asilo, collocarli tutti in qualche struttura in giro per l’Italia. Che è esattamente quel che vogliono i governi del cosiddetto Gruppo di Visegrad - Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, più l’Austria - che si sono fermamente rifiutati di prendere parte alla redistribuzione.

“Un approccio del genere è la strada verso l'inferno", ha chiosato il premier ceco Babis, parlando dell’eventualità di aiutare l’Italia, e forse dovremmo sceglierci alleati e nemici migliori. Soprattutto Salvini, visto che Babis uno di quelli con cui ha fatto sponda sinora e che “l’insopportabile Macron”, quello contro il quale è andato a Mosca a tifare Croazia nella finale dei mondiali di calcio, è il primo ad aver dimostrato al nostro Paese la disponibilità a dare una mano, insieme all’altretttanto odiata Merkel.

Se non fosse per le forze progressiste europee, e per i governi più europeisti del continente l’Italia si sarebbe ritrovata sola a dover gestire quest’ennesimo sbarco sgradito. E, comunque la pensi Matteo Salvini, avrebbe dovuto aprire i porti al barcone, gestire tutte le richieste d’asilo, collocarli tutti in qualche struttura in giro per l’Italia. Che è esattamente quel che vogliono i governi del cosiddetto Gruppo di Visegrad

Ed è qui, in fondo, la gigantesca contraddizione di tutta la vicenda. Che per ragioni di mero calcolo politico stiamo con chi non ci vuole dare una mano su nulla - provate a chiedere a Orban che ne pensa dell’Italia che sfora i parametri di Maastricht -, e ci contrapponiamo con chi invece ci vorrebbe (e potrebbe) dare una mano. Soprattutto, che per ragioni di cieca ottusità nazionalista, continuiamo a contrabbandare un nazionalismo euroscettico che conviene a tutti fuorché a noi, che dovremmo essere in prima fila per chiedere che l’Unione Europea allarghi i suoi perimetri d’azione, anziché restringerli.

Ad esempio, che dovremmo chiedere una forza di difesa europea, anziché decidere di star fuori dal suo embrione, quel’IEI voluta dal presidente francese Macron e appoggiata da Germania, Spagna, Portogallo, Danimarca, Paesi Bassi, Estonia e persino Regno Unito, com’è accaduto lo scorso 25 giugno, dove invece, per l’ennesima volta ci siamo adagiati sulle posizioni di Orban e compagni. Dovremmo sostenere l’azione della commissiaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager nella sua lotta contro i colossi multinazionali (americani) che non pagano le tasse, anziché plaudere ai dazi di Trump e alla sua guerra contro il mercantilismo tedesco. Dovremmo smetterla di sparare a palle incatenate contro le istituzioni comunitarie europee, che il Trattato di Dublino lo volevano riformare davvero, anziché voltar loro le spalle come hanno fatto Lega e Cinque Stelle a Bruxelles, votando contro all’Europarlamento.

Insomma, dovrebbero smetterla di fare propaganda in vista delle prossime elezioni europee e cominciare a fare politica, Questo fine settimana Conte e i suoi ministri hanno capito, speriamo alla buon ora, che il nostro posto è nell’Europa occidentale e mediterranea, quella un po’ fighetta, buonista e radical chic, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni. Che è lì, e in un contesto di Europa sempre più stretta, che possiamo far valere le nostre ragioni e le nostre proposte. E che i nostri nemici sono a est, tra i nazionalisti e i celoduristi austro-ungheresi, cechi e slovacchi e polacchi. Riusciremo a trarne le dovute conseguenze, o continueremo imperterriti a farci del male?

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