17 Luglio Lug 2018 1300 17 luglio 2018

I social? Se usati bene, sono un fondamentale strumento di partecipazione politica

Le piattaforme online possono distrarre o illudere di avere efficacia quando in realtà cambiano di poco le cose. Ma se usate nella maniera giusta evitando la passività, possono essere un ottimo modo - tramite scambi di idee e incontri prima virtuali e poi fisici - per favorire l'attivismo

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BERTRAND GUAY / AFP

I social media possono favorire la partecipazione? Una risposta definitiva non è possibile, dal momento che le piattaforme online possono essere adoperate per promuovere l’attivismo politico e sociale ma possono anche ridursi a fare da broadcast. In questo caso ci si limita alla propaganda, si tende a testare la reazione dell’opinione pubblica su determinati temi, senza interpellarla concretamente e quindi si favorisce solo la polarizzazione. I social network possono tuttavia essere utilizzati anche per costruire comunità consapevoli di utenti. Sono utili infatti a mettere in contatto persone che sostengono una causa specifica o che condividono le medesime opinioni e rendono possibili occasioni di incontro, non solo virtuale, per agire concretamente. Qualche giorno fa il Pew Research Center ha pubblicato i dati di un’indagine condotta tra il 29 maggio e l’11 giugno di quest’anno, per valutare il grado di partecipazione e coinvolgimento politico e sociale reso possibile proprio dai social media. Dalle risposte fornite dal campione di 4594 Americani adulti emergono tendenze rilevanti.

Lo scorso anno il 34% degli intervistati ha preso parte a un gruppo online che condivide un interesse verso un tema specifico; il 32% ha usato la Rete per incoraggiare altre persone ad agire rispetto a una determinata causa; il 19% ha cercato online informazioni su eventi o raduni; il 18% ha cambiato la propria foto profilo per sostenere una causa e il 14% ha adoperato hashtag collegati ad argomenti di carattere politico o sociale. Qual è dunque il legame tra social media e partecipazione? Per rispondere è opportuno fare delle distinzioni, i democratici, ad esempio, sembrano essere più propensi rispetto a coloro che votano per i repubblicani e notevoli sono anche le differenze relative alle fasce di età. In generale però il 42% degli Americani intervistati ritiene che le piattaforme digitali siano molto o abbastanza importanti per trovare altre persone che condividono le stesse opinioni su particolari argomenti, il 40% pensa che si tratti di uno strumento molto, o comunque in qualche misura abbastanza rilevante, per essere coinvolti su temi politici o sociali. Infine, il 37% sostiene che i social media forniscano un modo per esprimere le proprie opinioni politiche. A dare maggiore fiducia sono soprattutto persone di colore o di origine ispanica.

Nel complesso comunque, per gli Americani i social media sono considerati un mezzo imprescindibile per la politica, visto che il 67% ritiene che le piattaforme online possano supportare i movimenti che sostengono il cambiamento sociale e il 58% pensa che i social media possano addirittura incidere sulle decisioni politiche, influenzandole. Infatti, quasi sette Americani su dieci ritengono che condividere contenuti in rete sia un modo per sottoporre all’attenzione dei politici eletti temi importanti per l’opinione pubblica

Nel complesso comunque, per gli Americani i social media sono considerati un mezzo imprescindibile per la politica, visto che il 67% ritiene che le piattaforme online possano supportare i movimenti che sostengono il cambiamento sociale e il 58% pensa che i social media possano addirittura incidere sulle decisioni politiche, influenzandole. Infatti, quasi sette Americani su dieci ritengono che condividere contenuti in rete sia un modo per sottoporre all’attenzione dei politici eletti temi importanti per l’opinione pubblica.

Una percentuale che varia dal 15% al 17% del campione intervistato vede i social media come un modo per dare voce ai gruppi ai margini, per evidenziare temi trascurati e per rendere addirittura più responsabile chi detiene il potere. Coloro che credono che le piattaforme digitali siano se non proprio fondamentali, almeno in qualche modo rilevanti, nel rendere possibili le tre ipotesi precedenti, costituiscono una fetta del campione che va dal 42 al 48% degli intervistati.

L’indagine del Pew Research Center arriva a pochi anni di distanza dalla diffusione virale dell’hashtag #BlackLivesMatter e nel mezzo dell’uso di altri hashtag come #MeeToo e #MAGA, acronimo di Make America Great Again.

Per ogni medaglia però c’è il suo rovescio e infatti nel corso dello stesso studio, alla domanda se i social media possono distrarre le persone da temi davvero importanti, il 35% ha risposto molto e il 42% in qualche modo, per un totale pari al 77%. In maniera analoga il 71% teme che le piattaforme digitali possano illudere i cittadini, convincendoli erroneamente di poter fare la differenza. La Rete rischia infatti di essere dispersiva se la partecipazione non viene organizzata e viene vissuta come un’esperienza occasionale. Sapere che vi è un luogo dove interagire con chi la pensa allo stesso modo e dove reperire informazioni non è sufficiente. È opportuno definire con precisione gli obiettivi da perseguire, favorire uno scambio effettivo di idee e passare dall’online all’offline per agire nel concreto. Gli utenti non devono sentirsi soggetti passivi, al contrario devono essere messi nella condizione di apportare il proprio contributo, seppur minimo, grazie alla dimensione collettiva favorita ma non esaurita dal Web. Nel corso degli anni stiamo imparando a conoscere potenzialità e inconvenienti degli strumenti messi a disposizione dal digitale. Molto dipende dall’uso che se ne fa e farne uno strumento di coinvolgimento effettivo piuttosto che di semplice divulgazione e propaganda, può fare davvero la differenza sulla percezione dei social media da parte delle persone.

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