Per ora solo pugni (e pugnette): ma quand’è che governate, Salvini e Di Maio?

Meno male che c’era il contratto: i gialloverdi litigano su tutto, dalle nomine alle armi, e si contendono potere e poltrone come i peggiori parvenu. Nel frattempo, di leggi e decreti non c'è traccia. E più si avvicinano le elezioni europee più sale la fame di consenso. Buona ammuina a tutti

Salvini Di Maio Murale 01
19 Luglio Lug 2018 0800 19 luglio 2018 19 Luglio 2018 - 08:00

Vi ricordate il contratto di governo, vero? Carta che cantava per il patto di ferro che ha suggellato il governo del cambiamento, dopo novanta e rotti giorni di stallo istituzionale. Viatico, soprattutto, per una legislatura di fatti, e non pugnette, di coesione all’interno dell’esecutivo. E invece lo scazzo è continuo, dalle nomine alla legittima difesa, dal decreto dignità alle politiche migratorie, per non parlare delle politiche di bilancio, e le pugnette pure, visto che siamo ancora fermi a sei decreti in cinquanta e rotti giorni, di cui zero convertiti in legge dal parlamento.

Ci sta, direte voi. Sono giovani, inesperti, pieni di nemici e vogliono cambiare davvero le cose. Ma mentre vi immaginate Di Maio e Salvini che picchiano duro i grigi burocrati come Bud Spencer e Terence Hill, ne approfittiamo per ricordarvi che i nostri eroi del cambiamento stanno scazzando sulle nomine delle aziende partecipate, mostrando l’ingordigia tipica dei parvenu al potere, soprattutto per quanto riguarda Cassa Depositi e Prestiti, unica vera cassaforte parapubblica ancora traboccante di soldi. Una lite a tre, in questo caso, visto che per ora siamo a Lega-Cinque Stelle contro il solito ineffabile ministro Giovanni Tria, titolare del dicastero che detiene la partecipazione in Cdp, vera e propria monade nell’esecutivo, sulla cui sopravvivenza al potere non ce la sentiremmo di scommettere, soprattutto se continuerà a ripetere l’eresia suprema: che i soldi per reddito di cittadinanza e flat tax non ci sono, né ci saranno nel 2019.

Ci sta, direte voi. Sono giovani, inesperti, pieni di nemici e vogliono cambiare davvero le cose. Ma mentre vi immaginate Di Maio e Salvini che picchiano duro i grigi burocrati come Bud Spencer e Terence Hill, ne approfittiamo per ricordarvi che i nostri eroi del cambiamento stanno scazzando sulle nomine delle aziende partecipate, mostrando l’ingordigia tipica dei parvenu al potere

Già che ci sono, poi, i nostri discutono anche di armi e legittima difesa, con i malumori di Conte e Bonafede rispetto alla linea pro-armi di Salvini, evidentemente invisa a buona parte degli elettori del Movimento. E ancora di immigrazione e richiedenti asilo, con Moavero - altro ministro, ahi lui, con la data di scadenza tatuata in fronte - che un giorno sì e l’altro pure ricorda al suo collega del Viminale che no, quelli libici non sono porti sicuri. E di decreto dignità, coi padroncini lombardo-veneti che affilano i coltelli contro le norme che irrigidiscono i contratti a termine, riuscendo nell’impresa di resuscitare Confindustria in una battaglia campale contro il ministro Di Maio, che cerca manine fantasma e blatera di «terrorismo psicologico» contro il governo (i gufi, di nuovo gli stramaledetti gufi!) E già ci immaginiamo la gioia, nelle Regioni dell’Autonomia - a proposito: l’autonomia? - al pensiero che lo Stato si compri il 51% di Alitalia, idrovora di soldi pubblici per eccellenza, in attesa di capire che succederà all’Ilva, dove il solito ineffabile Di Maio ha mandato all’aria una gara europea per la quale - miracolo! - non c’era stato alcun ricorso.

C’è da dire che consenso non ne perdono, i nostri Bud & Terence, entrambi stabilmente attorno al 30%, in una luna di miele che si carica di aspettative ogni giorno che passa e che probabilmente troverà alle elezioni europee la sua certificazione finale. Da lì in poi, a campagne elettorali finite, almeno per un po’, si comincerà a capire di che morte morirà questo governo. Se finalmente si deciderà a governare, se continuerà a fare la meravigliosa, balneare ammuina di questi primi cinquanta giorni, o se qualcuno staccherà la spina, e passerà all’incasso delle urne, di nuovo, per provare a prendersi tutto. Ve lo ricordate il contratto, vero? Immaginatevi se non ci fosse stato.

Potrebbe interessarti anche