Della Vedova: «La prossima sfida è il futuro dell'Europa. Lega e 5s hanno le idee chiare, l'opposizione no»

Mentre si prepara la congresso di +Europa, in vista delle prossime elezioni per Bruxelles, l'ex sottosegretario agli affari esteri mette in fila le prossime sfide partendo da un presupposto: il matrimonio tra Lega e Cinque Stelle non sarà breve

Benedettodellavedova
20 Luglio Lug 2018 0840 20 luglio 2018 20 Luglio 2018 - 08:40

«Lega e Cinque Stelle? Non è un’alleanza casuale. L’ideologia unisce e farà durare questa coalizione per molto tempo». Benedetto Della Vedova non è uno di quelli che scommette sulla fine precoce dell’alleanza gialloverde. Né tantomeno preconizza un suo prossimo insuccesso alle urne: «Vedete per caso una rivolta contro la Raggi, a Roma? Intendiamoci, non penso che un eventuale fallimento degli obiettivi sarebbe ininfluente - spiega a Linkiesta - ma c’è un fondo ideologico potente che resisterà rispetto agli eventuali fallimenti».

Nel frattempo, +Europa, nato come cartello elettorale per le elezioni dello scorso 4 marzo, sta diventando un vero e proprio partito politico, con il suo statuto e il suo prossimo congresso, che si celebrerà a gennaio, per lanciare il partito verso le elezioni europee, dove Della Vedova spera di migliorare il risultato delle ultime elezioni politiche, dove +Europa si è fermata al 2,56%: «Veniamo da un risultato insoddisfacente, ma non marginale. Io ero tra coloro che a ridosso del voto era fiducioso di superare il 3%, lo ammetto. Non pensavo a risultati strabilianti, ma ci credevo, nonostante avessimo avuto poco tempo a disposizione».

Non è andata così, nonostante Emma Bonino e nonostante ottimi risultati in città come Milano, Cagliari, Pisa, dove +Europa ha raggiunto rispettivamente l’8%, il 5% e il 4%: «Non sono uno di quelli che incolpano solo se stessi, se le cose vanno male - continua - non è un risultato marginale perché credo che se gli altri vincono non sia necessariamente è colpa nostra. La potenza di Lega e Cinque Stelle è andata oltre ogni aspettativa. E noi, come programma, eravamo la nemesi dei vincenti. Detto questo, sebbene abbiamo fallito l’obiettivo, 900mila voti non sono pochi, è il 10% del voto non gialloverde. È da qui che dobbiamo ripartire».

«Se il Pd vuole a mettere al centro il socialismo mediterraneo, con il neo premier spagnolo Pedro Sanchez e i governi di sinistra di Grecia e Portogallo, faccia pure, ma una cosa sbagliata. Io ho criticato Renzi, a suo tempo, ma il suo almeno era un disegno riformatore ed europeista. Adesso si fa a fette un’intera stagione, ma ogni tempo ha la sua grammatica. La prossima stagione si gioca sul destino dell’unione europea, non sull’eredità della terza via di Blair e Clinton»

Benedetto Della Vedova

Non crede ai pop corn, Della Vedova, al «lasciamoli governare che tanto si vanno a schiantare» dei renziani doc. Ma non crede nemmeno a chi, nel Partito Democratico, voleva provare ad allearsi coi Cinque Stelle, per scongiurare il fronte populista. O peggio ancora chi spera che questo possa ancora accadere, presto o tardi: «Io credo che questo governo sia fisiologico. Il governo dei Cinque Stelle col Pd era un nonsenso, un governo machiavellico. I Cinque Stelle con la Lega ci stanno benissimo, con noi no» - spiega - «L’alleanza gialloverde è profonda, e non solo per il cemento del potere, ma perché gli obiettivi convergono dentro un disegno nazionalista, contro la liberaldemocrazia. È la stessa ideologia che permea Polonia, Ungheria, Austria. L’ha detto Macron, ma prima ancora l’abbiamo detto noi: il futuro non è più destra contro sinistra, ma apertura contro chiusura. Noi amiamo l’Europa nonostante i suoi difetti. Loro, Salvini e soci, odiano l’Europa per i suoi pregi».

Se il fronte della chiusura è forte e governa, quello dell’apertura naviga in pessime acque: «Oggi abbiamo due mezze opposizioni e sbagliano tutte e due. Sbaglia Forza Italia che fa opposizione a Di Maio, tenendenosi buona Salvini. E sbaglia un pezzo di Pd che fa mezza opposizione a Salvini, tenendosi buono Di Maio. Due mezze opposizioni non ne fanno una: se io oggi fossi al governo sarei contentissimo di questa situazione», spiega Della Vedova. La chiave di volta? La costruzione di un’alternativa nuova al dominio gialoverde, ma che sia un alternativa forte: «Loro vincono e governano perché hanno le idee chiare. Noi dobbiamo avere un’alternativa altrettanto chiara e radicale: ad esempio, che la sovranità è tale se la metti assieme su scala europea, non se te la dividi in tanti piccoli pezzettini».

È una battaglia che non riguarda il solo fronte delle opposizioni, ma tutto il Paese: «Se il Pd vuole a mettere al centro il socialismo mediterraneo, con il neo premier spagnolo Pedro Sanchez e i governi di sinistra di Grecia e Portogallo, faccia pure, ma una cosa sbagliata. Io ho criticato Renzi, a suo tempo, ma il suo almeno era un disegno riformatore ed europeista. Adesso si fa a fette un’intera stagione, ma ogni tempo ha la sua grammatica. La prossima stagione si gioca sul destino dell’unione europea, non sull’eredità della terza via di Blair e Clinton» - chiosa Della Vedova - «L’internazionale nazionalista è pronta. Noi?».

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