20 Luglio Lug 2018 0930 20 luglio 2018

Perché Chiara Ferragni non è un'icona sexy (ma un’insipida venditrice del nulla)

Chiara Ferragni è una fiera campionaria virtuale. In lei tutto è ridotto a etichetta, brand, lucicchio. L'importante è solo pubblicizzare, e vendere. Il risultato? Fa rimpiangere i tempi della Folletto

Ferragni Feminist Linkiesta

Chiara Ferragni svolge la professione di hostess di terra. Non è però ancora chiaro in quale stand dell’attuale fiera campionaria spettacolare la ragazza sia esattamente impegnata. Rete o non rete. Dov’è insomma ubicato il suo showroom. Sia detto citando i versi di Boris Vian, cioè “senza passione né interesse”, ma personalmente impiego notevole fatica a piazzarla in un qualsiasi reparto del già menzionato complesso fieristico delle merci presenti e future, coda infinita, metti, dell’Expo milanese di pochi anni fa. Rete o non rete. Se solo poi provo a sforzarmi e a richiedere informazioni agli altri visitatori, tutti lì a vorticare come me, i dépliant in mano o tra i denti, subito mi tornano in mente le sue meravigliose colleghe trascorse, non meno standiste, personale ausiliario di qualche tempo fa, cominciando dalle leggendarie del parmigiano: divisa blu e sorriso pronto, davanti alla forma spaccata in due, offerto al visitatore occasionale insieme, appunto, al mozzicone di formaggio prontamente, garbatamente, dolcemente, docilmente porto alle labbra di quest’ultimo con lo stiletto a goccia, insieme a un “Prego, gradisce un po’…?” Incanto perduto.

Insomma, giro e rigiro da più di un’ora tra i padiglioni, ho visto di tutto, pagode e piscine, pavoni e ruspe, cannoni e bombe a mano, parka e mutandine tattiche, profilattici al kiwi e perfino opossum con il pigiamino verde mela, eppure di lei, Chiara Ferragni, non riesco davvero a rinvenire traccia. Non c’era neppure al banco profumi o al reparto vinili risorti, ma neanche tra gli scaffali del balsamo per capelli, neanche lì dove ritenevo comunque di beccarla, pensa un po’. Rete o non rete.

Intanto che continuo a cercare, ritrovo nella memoria perfino le maschere del cinema “Tiffany” di viale Piemonte, le stesse che rammento solenni e sorridenti, torcia in mano, nella mia tarda infanzia palermitana, tailleur spezzato beige e marrone, T in canutiglia dorata ricamata a mo’ di fregio sulla bustina, quasi come le ausiliarie della 7a Armata di Patton, ebbene, pure queste mi sembrano più reali, in possesso di un destino, di autentica narrazione sentimentale e soprattutto topografica, di quanto non mi accada con Ferragni Chiara. Ma lavorerà davvero qui dove ci troviamo tutti, o ce la siamo semplicemente sognata? Rete o non rete.

Insomma, giro e rigiro da più di un’ora tra i padiglioni, ho visto di tutto, pagode e piscine, pavoni e ruspe, cannoni e bombe a mano, parka e mutandine tattiche, profilattici al kiwi e perfino opossum con il pigiamino verde mela, eppure di lei, Chiara Ferragni, non riesco davvero a rinvenire traccia. Non c’era neppure al banco profumi o al reparto vinili risorti, ma neanche tra gli scaffali del balsamo per capelli, neanche lì dove ritenevo comunque di beccarla, pensa un po’. Rete o non rete

Mi torna ancora in mente di quando un amico, Piero, disse che alla fiaschetteria di via Marconi, a offrire campioncini agli invitati, c’era Claudia Cardinale, così ci precipitammo, ovviamente non era vero, si trattava della “Signorina Claudia” (sic), così segnata sul volantino azzurro pubblicitario, a distribuire bottigliette mignon della grappa “Libarna”, dell’amaro “Gambarotta”, del “Centerba 72 Toro” e infine del “Mateus”, terribile rosé che tuttavia furoreggiò tra gli aspiranti tossici sempre della mia città di allora, eppure, nonostante l’inganno, trovammo la ragazza Claudia ugualmente meravigliosa, perfino più adatta all’occasione dell’ex Angelica del “Gattopardo”, benché fosse una ventenne venuta fino in centro città da Falsomiele, quartieri dove le strade hanno nomi degli astri, delle costellazioni o d’animali fuggiti dagli zoo, ciononostante, l’ho detto, la signorina Claudia era splendida splendente. E senza neppure rete.

Tutti questi umanissimi esempi di colleghe hostess di terra ben preparate per dire che noi, al di là d’ogni remora di stile e perfino commerciale, continuiamo a ignorare in quale reparto di questa post-Rinascente ormai immateriale rilevata da un esercito delle centododici scimmie che hanno tutte la stessa faccia, metti, di Cara Delevingne, la vostra Chiara Ferragni sia impiegata, meglio, assunta da se stessa. Rete o non rete.

Mettiamola però in termini di empatia: potrà mai lei misurarsi in questo senso con le umanissime dimostratrici a domicilio dell’aspirapolvere “Folletto”? Senti suonare, accosti la pupilla allo spioncino e già ti sembra di intravedere il verde della livrea del prodotto certificato, apri, accogli il biglietto da visita offerto da mani degne dell’Annunciata di Antonello da Messina, prometti che prenderai in considerazione l’acquisto dell’ultimo modello, il “VK220 S”, o magari dell'aspirabriciole, o addirittura del “VK 122”, che sarà pure rigenerato, tuttavia funziona che è una bellezza e ha perfino la garanzia di due anni, così quando lei va via, mentre richiudi la porta alle sue spalle, provi un senso di struggimento per gli occhi della ragazza e per l’ingiustizia del lavoro precario, per il simbolo del Folletto stesso. Già, ma Chiara Ferragni a che piano della nostra expo lavora, rete o non rete? Un attimo! Magari adesso c’è da immaginarla a casa con il suo compagno, nel loro appartamento simile alla fiera del mobile, lì fare il gioco del tiro al peluche? Quanto al suo ragazzo, padre del loro cucciolo Leone, eccolo che avanza, bavaglino di tatuaggi al collo, proprio lui, Fedez, rapper ormai da vetrina di gioielleria di cronografi, “Bella ciao, bella ciao, ciao, bella ciaone” e ancora “comunisti col Rolex!” e altre amenità da pensiero ormai spianato, altro che complesso, pensiero più che liquido, pensiero diarrea, insieme sembrano avere realizzato lo showroom della famiglia con prenotazione obbligatoria, dove perfino il piccino talvolta è utilizzato come fosse uno stand, se infatti provi a guardarne gli scatti che amorevolmente i genitori mettono sui social, Facebook, Instagram o Twitter, viene da domandarsi se c’è più oscenità nelle bambole da riffa che nelle case dei poveri meridionali inurbati finiscono a gambe e trine aperte al centro del letto o piuttosto nella visione del loro bimbo vestito da sponsor?

Tutti questi umanissimi esempi di colleghe hostess di terra ben preparate per dire che noi, al di là d’ogni remora di stile e perfino commerciale, continuiamo a ignorare in quale reparto di questa post-Rinascente ormai immateriale rilevata da un esercito delle centododici scimmie che hanno tutte la stessa faccia, metti, di Cara Delevingne, la vostra Chiara Ferragni sia impiegata, meglio, assunta da se stessa. Rete o non rete

E intanto la domanda è ancora intatta, rete o non rete, stiamo da un’ora girando dentro questo cazzo di expo e ancora nessuno che ci indichi lo stand dove si possa reperire Chiara Ferragni. In questi casi, la nostalgia diventa un obbligo, per non dire che il passato ci soccorre sempre nei momenti bui, e tuttavia, intanto che arranchiamo sulle scale mobili, accanto alla standista del parmigiano e alla signorina Claudia, sembra anche riaffacciarsi l’immagine di un’altra hostess benemerita, la stessa dello spot “Campari” che Fellini volle piazzare in uno spot con Silvia Dionisio, direte che il passato non c’entra nulla con la nostra contemporaneità, aggiungendo che adesso è il glamour a contare, sia pure nella sua forma immateriale, e dunque lo spettacolo dell’hostess di terra Chiara, del marito rapper da gioielleria di Porto Cervo e del figlioletto faccina da lista movimenti bancari già a pochi mesi è cosa buona e giusta, perché siamo comunque il paese dove certi tarri, per dirla in milanese, mettevano l’adesivo Ferrari, se non la decalcomania con il cavallino rampante, pure ai cruscotti delle Fiat 127. Per farmi entrare in testa cosa sia esattamente il concetto di glamour, il compianto pittore Mario Schifano citava sempre una canzone di Bob Dylan, un brano proprio matrimoniale, dunque perfetta anche per l’imminente cerimonia nuziale che nel caso della nostra hostess di terra e del compagno avrà luogo nella città barocca di Noto in Sicilia, “Wedding Song”, che a un certo punto, buttando all’aria ogni remora, dice esattamente: “Ti amo più del denaro e più delle stelle là in alto”. La storia di Chiara Ferragni sembra sugellare esattamente tutto questo, il cuore non è più zingaro, il cuore è bancomat.

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