Quesiti linguistici
21 Luglio Lug 2018 0745 21 luglio 2018

Abbiamo un “Premier”? No, un “presidente del Consiglio”!

L’Accademia della Crusca spiega che in italiano sono non solo linguisticamente ma anche costituzionalmente impropri e imprecisi non solo premier, ma anche la traduzione “primo ministro”. Va bene l’abbreviazione giornalistica, ma chi scrive testi formali dovrebbe evitarlo

Giuseppe Conte Linkiesta
(Aris Oikonomou / AFP)

Tratto dall’Accademia della Crusca

In italiano premier (aggettivo numerale inglese a sua volta preso dal francese) per indicare il Primo ministro inglese circola già da metà Ottocento e ha finito per indicare non solo e specificamente il capo del governo britannico ma anche il capo di governo di qualsiasi Paese.

Nel libro di Emilio Broglio sulla Forme parlamentari del 1865 si precisa che il Premier è più il capo della Tesoreria (oggi diremmo il Ministro delle Finanze; in effetti il prime minister britannico è stato spesso anche Lord o Ministro delle Finanze) che il primo ministro, ma pochi anni dopo, in un saggio sull'"Antologia", premier è già tradotto come “ministro presidente”. Poco dopo premier vale decisamente come capo di un governo in cui il primo ministro personalmente più che il gabinetto nella sua collegialità risponda al Parlamento, come si evince da quanto scrive nel 1890 il giornalista Rocco de’ Zerbi: “quando la politica estera in uno stato pigli(a) il primo posto fra le questioni, al governo di gabinetto si sostituisce il governo del premier: e il premier, o cancelliere, o presidente rimane mentre gli altri ministri intorno a lui mutano”.

Di qui a designare con l’anglismo il primo ministro di qualsiasi forma di governo il passo è breve ed è oggi favorito dall’anglomania dilagante. In italiano sono non solo linguisticamente ma anche costituzionalmente impropri o imprecisi non solo premier ma persino il suo traducente più corretto, “primo ministro”, perché la nostra Costituzione parla di Presidente del Consiglio dei ministri, che sarebbe il titolo meglio pertinente al nostro… premier, come si evince anche dal nome della carica e del suo ufficio: Presidenza del Consiglio (dei ministri).

Chiamarlo premier è in parte un’abitudine giornalistica, favorita dalla brevità, ma anche una lettura politica e costituzionale più forte e forzata del ruolo del presidente del Consiglio dei ministri. L’abitudine e la tendenza verso la premiership, cioè verso un governo del primo ministro, verso la sua (se vogliamo un altro anglismo) leadership o, in lingua più nostra, verso il premierato, stanno moltiplicando le occorrenze di premier, che oggi indica in generale il capo di un governo, specie tutte le volte che questo ruolo non ha un suo specifico titolo, come cancelliere in Germania o Austria. Per di più anche il o i vicepresidenti del Consiglio oggi si avvalgono della sintetica denominazione di vicepremier e rafforzano l’anglismo, che resta tuttavia gratuito. Non si può bandire premier dall’italiano, ma è un prestito davvero non necessario e per di più costituzionalmente imperfetto. Sarebbe meglio se almeno chi scrive testi formali lo evitasse.

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