Tutti hanno paura di Salvini e Di Maio (e questa è la fortuna del Governo gialloverde)

Ecco perché la strategia dell’intimidazione paga: Salvini ottiene 6 mila euro per ogni migrante. Di Maio ottiene quello che voleva nella trattativa sull’Ilva. Ma attenzione, perché quando interviene la realtà serve una strategia. Che nel caso del Governo gialloverde manca

Dimaio Salvini Linkiesta
25 Luglio Lug 2018 0755 25 luglio 2018 25 Luglio 2018 - 07:55

Avevamo fatto lo stesso errore con Trump: pensavamo non sarebbe riuscito a sconfiggere l’Isis, a spostare la bilancia siriana sul piatto di Assad, a disinnescare la minaccia nucleare della Corea del Nord, a sfidare a suon di dazi l’Unione Europea. Eppure lo sta facendo, ogni volta con successo: perché chiunque sia l’interlocutore, le esagerazioni di Trump hanno l’effetto di intimidirlo. Perché qualunque minaccia, dalla sua bocca, suona credibile.

Lo stesso sta succedendo con il governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte, in Italia. Che in molti pensavamo non sarebbe riuscito a negoziare un bel nulla, con interlocutori più forti e strutturati. E invece, nel giro di ventiquattr’ore ci troviamo l’Unione Europea che ci offre 6mila euro ogni richiedente asilo che accogliamo, la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager che apre alla nazionalizzazione di Alitalia e un colosso come Arcelor Mittal che accetta in toto, senza fiatare, le richieste di Di Maio sui livelli occupazionali e sull’ambiente, e in tutta risposta si ritrova di fronte che il rischio che la gara sia annulata dal ministero per le presunte irregolarità emerse dalla relazione dell’autorità anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone: nella più probabile delle ipotesi, una trattativa in più.

Vi piaccia o meno, alzare la voce paga. Soprattutto, e questa è la vera lezione, pagano le dichiarazioni fuori dagli schemi, le risposte simboliche sproporzionate - ricordate? «Mettiamo il veto sulle conclusioni del Consiglio Europeo» - che in bocca e tra le mani di personaggi sopra le righe e fuori dal sistema come Salvini e Di Maio risultano credibili e terrorizzano chi fino al giorno prima trattava con Letta, Renzi e Gentiloni, presidenti del consiglio con una grammatica istituzionale più (o meno) raffinata, incapaci di essere irrisponsabili e rispettosi delle esigenze altrui e dell’interesse generale.

Vi piaccia o meno, alzare la voce paga. Soprattutto, e questa è la vera lezione, pagano le dichiarazioni fuori dagli schemi, le risposte simboliche sproporzionate

Salvini e Di Maio no, e forse il motivo del loro clamoroso successo - mai nessun governo è stato tanto popolare quanto questo - sta tutto qua. Nel loro essere dei negoziatori, a prescindere, che il loro interlocutore sia il più grande gruppo siderurgico al mondo o l’ultimo dei migranti. Prendiamo Di Maio sull’Ilva: anche non avesse letto mezza carta, anche se l'unica che ha in mano sono è la relazione di Cantone, in poco più di tre giorni è riuscito a ottenere da Arcelor Mittal tutto quel che aveva chiesto. E non bastasse, si permette il lusso di minacciare di mandare la gara a monte. Che non facciano nulla importa poco: agli italiani basta che stiano li a difenderci, Salvini e Di Maio, contro un mondo che ci è nemico. Che attacchino o meno, importa il giusto.

Per i nostri eroi di Pd e Forza Italia - o, se preferite, dell’estabilishment - si tratta di una sana lezione. Oggi come oggi, coi centri decisionali che si sono spostati altrove e con imprese grandi come il mondo, non basta governare, ma bisogna saper negoziare alla grande, essere sindacalisti dalla propria nazione, non amministratori delegati. Salvini e Di Maio interpretano questo ruolo alla perfezione e alla gente piace, perché si sente difesa, protetta, e vuole loro tutto il bene del mondo, perché sa di non poter contare su avvocati migliori - ricordate Conte: «Sarò l’avvocato degli italiani», e noi giù a ridere.

Brutta notizia: dall’altra parte del tavolo non ci sono dei fessi. Prima o poi arriverà il momento in cui avremo bisogno e potranno farcela pagare, ad esempio. Altra brutta notizia: si negozia con le persone, non con la realtà e coi numeri che essa prova con se. E quando queste brutte notizie capiteranno assieme - per dirne una: in occasione della prossima legge di stabilità, o dopo il downgrade del nostro debito sovrano - le scoppole cominceranno ad arrivare, dalle parti di Roma. Anche perché - terza brutta notizia - negoziare non basta, se non hai strategie. Nemmeno se come negoziatore non ne sbagli una.

Potrebbe interessarti anche