27 Luglio Lug 2018 0810 27 luglio 2018

Lega e Cinque Stelle litigano su tutto (ma la rissa fa comodo a entrambi)

Dal Decreto Dignità alla Tav, dai diritti degli omosessuali alle nomine nelle società pubbliche: dopo cinquanta giorni di idillio (e di dittatura salviniana), Lega e Cinque Stelle cominciano a darsele di santa ragione. Una dialettica con vista sulle europee, che potrebbe favorire entrambe

Dimaio Salvini Linkiesta

Toh, si sono svegliati i Cinque Stelle. Dopo settimane di torpore e di servile acquiescenza ai pensieri e alle parole di Matteo Salvini, quasi fossero una specie di Ncd col 30% dei voti, Di Maio e i suoi hanno capito che non potevano più lasciare al leader leghista il potere di dettare tutta l’agenda di governo, lasciandogli la prima e l’ultima parola su tutto, dall’immigrazione all’Europa, ma soprattutto la valanga di voti che ha permesso alla Lega di passare dal 17% al 30% nei sondaggi, in poco meno di un mese di governo.

Giusto così: piacciano o meno, il taglio dei vitalizi alla Camera, il decreto dignità, la nazionalizzazione di Alitalia, la messa in discussione dell’assegnazione dell’Ilva ad Arcelor Mittal, dell’accordo Anas - Ferrovie, della Tav Torino - Lione, finanche la dismissione dell’Air Force Renzi sono un distillato di agenda pentastellata, che controbilancia la deriva salviniana dei porti chiusi, dei campi rom da sgomberare, dei taser alla polizia e dei fucili alle nonnine, della guerra ai diritti delle coppie omosessuali. Controbilancia, badate bene, ma non vi si oppone. Perché la prima regola del fight club gialloverde - finora, perlomeno - è che ognuno si realizza il suo pezzo d’agenda senza badare a quella dell’altro: se Salvini vuole la flat tax, va tutto bene, basta che ci sia il reddito di cittadinanza, e viceversa. Come da contratto, insomma.

Un po’ di maretta nel governo gialloverde, non fa che rafforzare Lega e Cinque Stelle: perché ne distingue i profili, ne evita la sovrapposizione in un indistinto blocco populista, permette loro di andare a pescare in bacini elettorali differenti. Pioggia sul bagnato, per le opposizioni, che si ritrovano a reggere il moccolo all’una o all’altra parte in causa

Sembra lo schema perfetto, questo della grande coalizione populista: due governi in uno, tutti contenti (quota parte) e buonanotte alle opposizioni. Il problema è ce non funziona esattamente così, e gli scricchiolii di questi giorni lasciano presagire che casa Conte non sia esattamente così solida come sembra. Soprattutto, perché la Lega non è accomodante quanto lo sono stati i Cinque Stelle nei primi trenta giorni di sbornia salviniana: alla base, e pure ai vertici, non piace la stretta sui contratti a termine, non piace il blocco alla Torino - Lione, non piace nemmeno la nazionalizzazione di Alitalia, e sulle ferrovie - storico terreno di battaglia pentastellata, storico feudo di potere leghista, soprattutto in Lombardia - si annunciano baruffe.

Aggiungete al cocktail la guerra delle nomine, la legge di bilancio e le elezioni europee all’orizzonte, in arrivo ed ecco un bella miscela esplosiva, pronta a deflagrare nella stagione autunno-inverno, col suo carico di botta e risposta tra giornali, televisioni e social network. Abbastanza per poter preconizzare, sin da ora, che chi crede in un’alleanza stabile e duratura tra grillini e leghisti, forte del sostegno lunare che sta sostenendo l’azione del governo, è abbastanza fuori strada. Si tratta di due forze presto o tardi destinate a contrapporsi l’una contro l’altra. Meglio ancora: destinate a crescere in quanto rivali, non in quanto alleate.

Ecco perché in fondo, un po’ di maretta nel governo gialloverde, non fa che rafforzare Lega e Cinque Stelle: perché ne distingue i profili, ne evita la sovrapposizione in un indistinto blocco populista, permette loro di andare a pescare in bacini elettorali differenti. Pioggia sul bagnato, per le opposizioni, che si ritrovano a reggere il moccolo all’una o all’altra parte in causa. Prendiamo la questione della Tav: favorevole o contrario che sia al blocco dell’opera il Pd non sarà più contro il governo, per l’opinione pubblica, ma contro la Lega o contro i Cinque Stelle. Un bel problema, per una forza alla ricerca di un’identità autonoma e alternativa. Grasso che cola, per chi sogna una nuovo bipolarismo incardinato su Lega e Cinque Stelle. Chissà che le prossime europee non siano già il primo banco di prova. Chissà che non ne seguano altri, ben più gravosi, prima di quanto ci immaginassimo.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook