Cose considerate femminili che una volta erano maschili

Se si guarda indietro nel tempo, si vede che le associazioni di alcuni particolari oggetti con i generi sono cambiate fino a invertirsi

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Daniel LEAL-OLIVAS / AFP

28 Luglio Lug 2018 0745 28 luglio 2018 28 Luglio 2018 - 07:45

Le mode passano, le persone cambiano e le culture i modificano. Accade così che oggetti legati per mentalità e tradizione a un particolare genere, col passare del tempo e con il mutare delle condizioni storico-politiche, vengono associate a un altro. Si considerino i tacchi alti: una volta, intorno al X secolo, erano un affare da uomo, soprattutto nelle culture legate all’equitazione. Tra i persiani, ad esempio, erano soliti portare i tacchi i cavalieri: li trovavao molto utili per tenere i piedi dentro le staffe. Come viene scritto, è lo stesso motivo per cui lo fanno anche i cowboy.

Con il tempo, poi, i tacchi alti sono diventati uno status symbol. Chi li aveva dimostrava a tutti di possedere risorse sufficienti per allevare e mantenere cavalli, un’attività molto dispendiosa anche oggi. Era un modo per segnalare la propria appartenenza ai ceti più alti della società.

Un altro esempio è il colore rosa: oggi (tra mille discussioni e dissociazioni) è associato alle ragazze, ma fino a pochi decenni fa era il colore del genere maschile. Per le femmine era consigliato l’azzurro. Ci sarebbe stato, insomma, un invertimento totale tra colori e generi.

Anche se la questione, in realtà, rimane abbastanza dibattuta (secondo alcuni più che il genere contavano i colori dell’individuo: i biondi e le bionde si vestivano con l’azzurro, mentre i bruni con il rosa), ci sono tracce abbondanti che nel passato in molti condividessero questa opinione. Nel 1927 su Time, per esempio, venne pubblicata una mappa (impensabile oggi) sui colori giusti da abbinare ai ragazzi e alle ragazze. Per le ragazze era consigliato l’azzurro, per i maschi il rosa.

Infine, i gioielli. Nonostante si pensi oggi che un diamante sia il miglior amico di una donna, nell’antica Mesopotamia erano gli uomini (specie quelli più potenti) quelli abituati a portare grandi quantità di gioielli. Alcuni, come gli amuleti, avevano un significato sacro/rituale, ma la maggior parte aveva una chiara funzione ornamentale – oltre che, come per i tacchi persiani, dimostrare lo status rispettabile di chi li indossava. Tracce di questa associazione tra gioielli e potere, del resto, rimangono ancora vive negli ornamenti dei nobili, dei re e, soprattutto, nella schiacciante maestosità delle corone e delle tiare papali.

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