Inferno Ryanair: un tranquillo viaggio (andata e ritorno) al termine del capitalismo

Nella settimana del Grande Sciopero che ha lasciato a terra 600 aerei in due giorni, un viaggio dentro la follia di un modello di business costruito contro il lavoratore e contro il consumatore, che crea profitti da record

Ryanair Linkiesta
28 Luglio Lug 2018 0745 28 luglio 2018 28 Luglio 2018 - 07:45
WebSim News

«Cazzo, no!», urla il ragazzo, venticinque anni al massimo, guardando il tabellone. Ha appena superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Orio al Serio, Bergamo, sopportando mezz’ora di serpentone, tasche svuotate, cinture, computer, monete, accendini e laptop depositati nella vaschetta, e ha appena scoperto che il suo volo per Catania è stato cancellato. È un mercoledì di fine luglio, giorno di partenze. Ma è anche il giorno del grande sciopero del personale di Ryanair, la regina delle compagnie aree low cost, il più imponente con cui abbia mai dovuto confrontarsi. Quello per Catania è uno dei 132 voli cancellati a seguito dell’agitazione del personale di bordo italiano, agitazione che è proseguita il giorno seguente in Belgio, Spagna e Portogallo. Alla fine dei tre giorni i voli cancellati saranno circa 600, i passeggeri a terra più di centomila.

Il ragazzo si allaccia la cintura, raccoglie la borsa, percorre a ritroso il serpentone e si incolonna in una nuova coda, altrettanto lunga: quella al banco informazioni della compagnia irlandese, per ricevere spiegazioni, una nuova prenotazione, magari un rimborso. Aspetterà invano. Il direttore marketing di Ryanair Kenny Jacobs ha già diramato alle agenzie un comunicato in cui spiega che «non ne pagherà», perché la compagnia ha fatto di tutto per evitare lo sciopero, a cui comunque ha partecipato «un numero minimo del personale di bordo in Italia», e che sono «pronti ad andare in Tribunale» per far valere le loro ragioni. Sul piede di guerra ci sono le associazioni dei consumatori, l’Ente di controllo italiano per l’aviazione civile (Enac), il garante degli scioperi e la stessa Unione Europea, la quale si premura di ricordare che «i passeggeri i cui voli vengono cancellati hanno diritto a rimborsi, riprotezione, assistenza e in alcuni casi compensazione».

Diritti. Dei passeggeri così come quelli di piloti, assistenti di volo e personale di terra. Che scioperano, si legge, dopo aver sottoposto invano all’azienda una lista di 34 richieste necessarie a migliorare le loro condizioni di lavoro, dalla «retribuzione adeguata», ovviamente, allo stop alle assunzioni attraverso le agenzie interinali, dal riconoscimento delle leggi sul lavoro dello Stato in cui il dipendente lavora, anziché quelle irlandesi, alla richiesta di non far pagare più ai dipendenti il cibo, l’acqua e le divise, dalla fine della competizione a bordo su chi vende più prodotti all’abolizione dell’obbligo di aprire un conto corrente in Irlanda. «Richieste senza senso», è stato il laconico commento di Ryanair.

A bordo del velivolo per Cagliari - uno di quelli, fortunatamente per chi scrive, non coinvolti dall'agitazione -, le hostess accolgono i passeggeri senza sorridere. Hanno le occhiaie e lo sguardo di chi ha più di qualche ora di sonno arretrato. Quella che parla al microfono ha una voce che tradisce natali est europei, e forse non è una coincidenza. Secondo il sindacato belga CNE, Ryanair avrebbe contattato equipaggi polacchi e tedeschi per rimpiazzare il personale in agitazione. Un presunto comportamento anti-sindacale, questo, che si somma alla lettera ricevuta da un dipendente di un importante scalo del sud Italia - e presumibilmente a tutti i dipendenti della compagnia irlandese - in cui l’azienda minaccia ritorsioni economiche e sulla carriera in seguito alla scelta di aderire allo sciopero: «Tutte le assenze sono registrate e sono prese in considerazione insieme a tutti i fattori rilevanti di performance per valutare promozioni e opportunità di trasferimento», si legge. Firmato Thomas McLoughlin, inflight operations manager.

Parliamo di un utile netto pari a 1,43 miliardi di euro su circa 6 miliardi di euro di ricavi, una cifra da mal di testa. Che forse potrebbe autorizzare Ryanair a più di qualche concessione sul lato dei diritti dei lavoratori e a qualche servizio in più ai passeggeri, con buona pace degli azionisti. A questo “crollo” degli utili, tuttavia, la società ha risposto rincarando i prezzi dei servizi accessori, cioè tutto ciò che è in più rispetto al volare da un punto all’altro del continente, e con politiche commerciali sempre più aggressive a bordo dell’aereo. In altre parole, scaricandoli sul passeggero

In effetti, per Ryanair quella degli scioperi è la madre di tutte le grane. Solo a giugno 2018 gli scioperi e la carenza dei controllori del traffico aereo hanno causato la cancellazione di oltre 1100 voli rispetto ai 41 nel giugno 2017», pari a 210mila passeggeri rimasti a terra. Senza dimenticare l’autunno nero dello scorso anno, quello del presunto errore nella gestione delle ferie dei piloti, in cui rimasero a terra circa 700mila persone, a seguito del quale l’azienda ha aperto un tavolo coi sindacati per aumentare i salari. L’incremento dei costi del personale, assieme all’aumento del prezzo del petrolio - 430 milioni di euro in più all’anno - spiega il crollo dell’utile di Ryanair, che ha chiuso il primo trimestre del 2018 con un calo del 22%, nonostante un incremento del 7% del numero dei passeggeri e tassi di riempimento dei velivoli da record, pari al 98% circa. Risultato? Un anno fa un’azione di Ryanair valeva più di 18 euro, oggi ne vale 14.

Oddio, parliamo di un utile netto pari a 1,43 miliardi di euro su circa 6 miliardi di euro di ricavi, una cifra da mal di testa. Che forse potrebbe autorizzare a più di qualche concessione sul lato dei diritti dei lavoratori e a qualche servizio in più ai passeggeri, con buona pace degli azionisti. A questo “crollo” degli utili, tuttavia, la società ha risposto rincarando i prezzi dei servizi accessori, cioè tutto ciò che è in più rispetto al volare da un punto all’altro del continente, e con politiche commerciali sempre più aggressive a bordo dell’aereo. In altre parole, scaricandoli sul passeggero. I bagagli, ad esempio. Dall’inizio del 2018, Ryanair ha cambiato le regole: se si vuole portare a bordo un trolley, ad esempio, adesso costa 5 euro in più, dieci per un viaggio andata e ritorno. Altrimenti, il bagaglio viene messo in stiva a costo zero, anche se delle dimensioni consentite per stare nella cappelliera. Se si vuole aggiungere anche l’imbarco prioritario, poi il costo sale in media di 60 euro ogni andata e ritorno, circa.

Non solo, peraltro. Perché la compagnia low cost era già famosa per alcune sue discusse scelte commerciali. Ad esempio, quella di far pagare per la scelta del posto in aereo, dagli 8 ai 20 euro per ogni viaggio andata e ritorno, con la certezza, per chi non lo sceglie di ritrovarsi in file lontane tra loro, anche se si tratta di famiglie con bambini. O quella di far pagare 20 euro per la stampa della carta d’imbarco in aeroporto. O 55 euro per fare il check in aeroporto. O, ancora, per i prezzi fuori mercato che vengono apposti ad alcuni prodotti venduti a bordo, come una bottiglietta d’acqua minerale o un caffè a 3 euro, tre volte tanto il loro prezzo di vendita a terra. Anche se, secondo uno studio pubblicato su Kayak e risalente a due anni fa, il record spetta al croissant, che viene venduto a 4 euro, con un ricarico di prezzo rispetto al costo d’acquisto pari al 1691%. Per non parlare dei gratta e vinci venduti a bordo, o delle continue offerte promozionali di prodotti duty free come profumi, ossessivamente proposti ai clienti dal personale a bordo. Sul volo di ritorno, direzione Milano, una coppia di anziani chiede un’acqua gassata e gli viene detto che non c’è, che se vogliono c’è l’acqua tonica, 20 centilitri in lattina, a tre euro anch’essa, più o meno un sorso a testa: «Era pure calda», dice lei, porgendo la lattina alla hostess, che cerca di non incrociare il suo sguardo. E in fondo, è in quel mancato incrocio di sguardi tra consumatore e lavoratore sta tutta la questione. Che tutto, in Ryanair, è costruito affinché non accada mai.

Potrebbe interessarti anche