30 Luglio Lug 2018 0755 30 luglio 2018

Incubo legge di bilancio: ecco perché il governo Lega-Cinque Stelle rischia di finire molto presto

22 miliardi da trovare, tasse da abbassare, impegni europei da mantenere: per il ministro Tria un trilemma impossibile. Per Salvini e Di Maio, la partita più difficile da affrontare. Ce la faranno i nostri eroi a non rimangiarsi tutto?

Draghi Tria Linkiesta
JOHN THYS / AFP

Se volete farvi distrarre dall’ennesima nuvola di fumo di Matteo Salvini o di Luigi Di Maio fate pure. Se invece avete voglia di capire perché i nostri due vicepremier siano così desiderosi di attirare la vostra attenzione sulle citazioni di Mussolini, sull’Air Force Renzi o sul nuovo presidente della Rai, forse è il caso che vi concentriate sull’arrosto. Più precisamente, sulla Legge di Bilancio che sarà (forse) approvata nel prossimo mese di ottobre. Diciamo forse perché non sarà semplice per il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria trovare soluzione al trilemma del secolo: aumentare la spesa pubblica di (minimo) 22 miliardi di euro, abbassare la pressione fiscale e fede agli obiettivi di progressiva riduzione del debito pubblico richiesti dalla Commissione Europea, che per quest’anno parlano di un rapporto deficit/Pil pari allo 0,8%, per poi arrivare nel 2020 al pareggio di bilancio.

Minimo 22 miliardi, tanto per cominciare, perché sotto non si scende: ce ne sono 12,4 di clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’Iva, 3,5 di spese indifferibili, 3 miliardi di rendimenti a crescere degli interessi sul debito (eccovelo, il famoso spread) e 2,5 di entrate fiscali in meno, a causa del rallentamento dell’economia. Minimo, perché la flat tax costa, perché il reddito di cittadinanza costa, perché gli incentivi a convertire un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato costano, perché costano le politiche per la natalità, i rimpatri degli immigrati clandestini, il “superamento” della legge Fornero sulle pensioni.

Non sarà semplice per il ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria trovare soluzione al trilemma del secolo: aumentare la spesa pubblica di (minimo) 22 miliardi di euro, abbassare la pressione fiscale e fede agli obiettivi di progressiva riduzione del debito pubblico richiesti dalla Commissione Europea

Non stiamo parlando di programmi elettorali di cento giorni fa, per la cronaca: stiamo parlando di misure che Salvini e Di Maio hanno promesso l’altro ieri di inserire in legge di stabilità già ad ottobre, perché - copyright del ministro dello sviluppo economico - si tratta di “emergenze nazionali”. Sarà. Ma le possibilità sono quattro, al massimo: che Di Maio e Salvini siano in possesso di una stamperia clandestina di carta moneta; che non sappiano quel che dicono; che raccontino bugie clamorose; o, infine, che vogliamo andare alla guerra aperta con la Commissione Europea. Comunque vada - al netto della stamperia clandestina, s’intende - problemi seri: perché preludono, e non potrebbe essere altrimenti, a una crisi di fiducia relativa al nostro debito pubblico e alla nostra volontà di ridurlo. Che tradotto in concreto vuol dire rating più basso, tassi d’interesse più alti, costo del rifinanziamento che crescerà ancora, tanto più quando la Banca Centrale Europea ridurrà i propri acquisti di titoli di Stato.

Esiste un’altra possibilità, in realtà. Che Tria faccia la sua legge di bilancio a saldo zero, con Mattarella che gli copre le spalle, sfidando le ire di Di Maio e Salvini, o confidando nella loro capacità conclamata di venditori di fumo. Per dire, i due dioscuri del governo potrebbero dare la colpa all’Europa di tutte le loro promesse non mantenute, giocandosi in campagna elettorale questa tesi. Va da se che è una strategia un po’ rischiosa, viste le aspettative dell’elettorato. Peggio ancora, che uno solo dei due debba rinunciare a discapito dell’altro - coi due partiti appaiati nei consensi - al proprio fiore all’occhiello. O peggio ancora, senza legge di bilancio approvata, in regime di esercizio provvisorio.

Al confronto, questi due primi mesi di governo sono bazzecole, amichevoli precampionato contro la selezione prealpina, in attesa dell’esordio in Champions League, in autunno. Lì si capirà quanto vale questo governo, e quanto potrà tenere questa maggioranza. Se riuscirà a passare dalla forche caudine della legge di bilancio, potrebbe potenzialmente sopravvivere a tutta la legislatura, a dispetto di ogni scetticismo. Altrimenti, probabilmente, daremo presto addio al governo Conte. E a quel punto, ogni terra sarà ignota.

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