30 Luglio Lug 2018 0750 30 luglio 2018

La democrazia è superata? No, però va profondamente rinnovata (altrimenti ha ragione Grillo)

Secondo il garante del Movimento Cinque Stelle è meglio il sorteggio della democrazia (rappresentativa) mentre Sabino Cassese difende il politico di professione. Su una cosa hanno ragione entrambi: sollevano un tema di importanza cruciale. Il vero sconfitto è chi se lo dimentica (ad esempio, il Pd)

Beppe Grillo Democrazia Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

È di questi giorni il dibattito tra Beppe Grillo e Sabino Cassese sulla democrazia. Si intravedono, nelle loro affermazioni, due diverse visioni sul ruolo della politica. Per Cassese la politica richiede dei professionisti capaci che svolgono il mestiere del politico, cosi come esistono altri mestieri che richiedono competenze ad hoc (l’idraulico) che in genere uno pratica per tutta la vita. Per Grillo il politico siamo tutti noi: a turno si può stare nelle istituzioni o - addirittura - essere sorteggiati per prendere decisioni che ci riguardano.

Entrambi, in realtà, hanno in mente una società utopica: per Cassese l’ideale è avere un governo caratterizzato da funzionari specialisti selezionati per concorso e politici dal lungo cursus honorum (dal Consiglio Comunale al Parlamento) che svolgono una funzione stabile di rappresentanza degli interessi. Una sorta di Prima Repubblica senza vizi come la corruzione o il clientelismo. Per Grillo tutti dovrebbero avere a cuore la cosa pubblica e quindi partecipare, votare e finanche servire le istituzioni pubbliche come cittadini quando eletti o sorteggiati; il politico a quel punto non serve, ma è idealmente una funziona diffusa e condivisa nella società da cittadini attivi.

L’errore di Cassese sta nel non comprendere che i cittadini hanno bocciato l’idea del politico come mestiere. Inoltre, avere politici corrotti e interessati solo al mantenimento del posto di potere porta a pensare che un Cittadino qualunque potrebbe perfino fare meglio, perchè almeno non interessato a perdere tempo per farsi rieleggere. L’errore di Grillo – tra gli altri - è quello di non considerare che per governare occorre informarsi e studiare per comprendere la situazione e non tutti i cittadini hanno il tempo e la voglia per farlo; inoltre molte decisioni richiedono deliberazione, non basta cliccare sull’iphone.

Studi scientifici mostrano come la democrazia rappresentativa non basti più (uno a zero per Grillo), ma vada integrata, non soppiantata con altre forme di democrazia (uno a uno e gol di Cassese).

Cassese difende a spada tratta la democrazia rappresentativa; Grillo nell’attaccarla si spinge fino a titolare i suoi post dicendo che la Democrazia è superata. Cassese ha una visione conservativa, Grillo provoca fino a fare pure paura, seppure comprendendo che occorre un sistema nuovo – consiglieremmo di aggiungere l’aggettivo rappresentativa, a democrazia, perchè non sempre si possono semplificare temi complessi. Entrambi hanno ragione e hanno torto perché studi scientifici mostrano come la democrazia rappresentativa non basti più (uno a zero per Grillo), ma vada integrata, non soppiantata con altre forme di democrazia (uno a uno e gol di Cassese).

Il tema è complesso e pratiche di democrazia partecipativa, deliberativa, di monitory democracy stanno fiorendo in tutto il mondo, basti ad esempio guardare il lavoro di monitoraggio che sta facendo il centro di Harvard sulle innovazioni democratiche (vedi in particolare il progetto participedia.net). Il tema è inoltre così centrale che si può ipotizzare che, oltre alla frattura nazione/mondo, è proprio la frattura accentramento/decentramento decisionale che può determinare e spiegare l’asse destra e sinistra nell’inizio di questo nuovo secolo.

Pensare quindi a come realizzare una democrazia inclusiva dovrebbe essere la priorità per una sinistra del futuro, sembrando la destra più interessata modelli di great man leadership (vedi Trump e Putin). Qui sia Cassese sia Grillo riconoscono una cosa: la democrazia è il tema dei temi oggi giorno. Il vero sconfitto, manco a dirlo, è il Partito Democratico che pur con un bel nome non si è chiesto che democrazia vuole realizzare e proporre alla società e al suo popolo. Le opportunità democratiche nel ventunesimo secolo sono enormi, almeno pari alle minacce. Si può quindi essere ottimisti, ma lo sforzo progettuale richiede visione e disegno di nuove prospettive democratiche. Dai partiti italiani per ora abbiamo solo visto Rosseau, le primarie del PD o i gazebo; si puo e si deve fare di più e meglio. Per la Democrazia.

@alesancino

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