30 Luglio Lug 2018 0740 30 luglio 2018

Un video uccide, un’orgia no: ecco cosa ci insegna (di nuovo) il caso di Tiziana Cantone

Le rivelazioni dell'ex fidanzato della ragazza suicida lo scorso settembre, che raccontano la loro partecipazioni a scambi di coppia, raccontano come sia cambiato il concetto di stigma sociale. Oggi, la perversione più rischiosa è girare filmati dei propri rapporti sessuali

Tiziana Cantone Linkiesta

Il caso di Tiziana Cantone ci ha insegnato qualcosa. Era il 13 settembre quando la 31enne campana si tolse la vita perché non riusciva a reggere la vergogna di comparire protagonista inconsapevole di un video porno, probabilmente veicolato dal suo fidanzato del tempo, il quarantenne Sergio Di Palo, rinviato a giudizio lo scorso 19 luglio.

Poco prima la Cantone aveva chiesto l'oblio, il cambio del nome e non li aveva ottenuti, perché per la legge italiana non era passato abbastanza tempo, e i fatti erano ancora di “interesse collettivo”. Aveva preteso il risarcimento da Google, Facebook, Yahoo, Youtube ecc e siti che avevano pubblicato la sua storia, dovendo poi pagare 20 mila euro di spese legali. Il fidanzato, benestante - di lavoro gestisce le sue proprietà - si era offerto di pagare - così almeno dice.

«Stai facendo un video? Bravo» questa frase, pronunciata dalla Cantone durante uno de sei filmati diffusi, è poi diventato un meme virale e da lì l'inizio della fine: c'era chi pensava fosse un'operazione di un'attrice porno, chi sosteneva che volesse fregare i soldi ai social network, il video era così vero da sembrare una fregatura. Ma i fatti per la coppia erano cominciati molto prima: a Cantone e Di Palo in definitiva piaceva frequentare il mondo degli scambi di coppia, e in particolare declinarli nella sottospecialità “cuckold”, cioè “cornuto” (racconta lui di lei, fonte Fatto Quotidiano: «Il suo modo di provocare mi piaceva e iniziammo il nostro“'gioco”, ci iscrivemmo sul sitowww.lamoglieofferta.com. Il nostro nickname era coupleladywant, quello di Tiziana, Carla, il mio, Massimo». È un sito per scambisti. Basta un contatto whatsapp per fissare un incontro.

Caso dopo caso sembra che il tragico suicidio di Tiziana Cantone non abbia insegnato nulla: la gente continua a farsi video, e i tribunali continuano a occuparsi di casi di estorsioni e minacce

Lo scambio di coppia è una pratica almeno in apparenza di dominazione femminile, nella realtà dipendente dal rapporto nella coppia. A lui piaceva vedere lei mentre andava a letto o praticava atti sessuali con altri uomini. E fin qui, tutto normale: gli scambisti in Italia sono almeno due milioni, i cornuti tra consapevolezza e inconsapevolezza ricoprono l'orbe terracqueo. Le occasioni di incontro moltissime: crociere per coppie aperte, spiagge scambiste (le più celebri a Cap d'Agde e Rovigno), grandi incontri e riunioni nel cattolicissimo Veneto – un collega racconta di essere stato a un evento di scambi nel Vicentino e di aver sentito una coppia dire “sbrigati che dobbiamo portare i bambini a catechismo”, rivestendosi, dopo che tutti i pertugi del mondo erano stati sondati in un'orgia.

Nessuna contraddizione, chi siamo noi per giudicare? Niente moralismi su questo punto. Il caso di Tiziana Cantone ci ha insegnato qualcosa, e non è che gli scambisti sbagliano. Ma una verità sola, questa sì, che continua a trovare conferma nei fatti di cronaca di tutti i giorni. Per quanto attraente possa essere, non bisogna mai essere protagonisti riconoscibili di questi video. Anche se si fanno con persone fidate. L'errore è la ricerca continua della rappresentazione nella memoria di un video. Ma poi il tradimento è sempre dietro l'angolo, e si può essere vittime di estorsioni, vendette, ricatti. Di questi giorni è proprio una vicenda discussa nel tribunale di Cassino che riporta l'ennesimo caso di questo tipo: moglie lascia marito e questo, per vendetta, pubblica online dei video dei due in intimità. Nel Napoletano sempre di recente è stato diffuso un video di tre adolescenti durante un menage à trois. Caso dopo caso sembra che il tragico suicidio di Tiziana Cantone non abbia insegnato nulla: la gente continua a farsi video, e i tribunali continuano a occuparsi di casi di estorsioni e minacce. Forse perché i racconti e le fantasie, quelli pieni di dettagli e senza rischi, sono ormai lontani come il telefono fisso.

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