Le conseguenze più assurde dei fusi orari sulla Terra

Se fossero stabiliti in modo geometrico, tutto procederebbe liscio e spedito come niente. Ma visto che, per stabilire gli orari, ci si è messa di mezzo la storia e la politica, tutto diventa un groviglio stranissimo

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31 Luglio Lug 2018 0740 31 luglio 2018 31 Luglio 2018 - 07:40

Il modo più logico per stabilire i fusi orari sarebbe tagliare la Terra in 24 fette tutte uguali, come fosse una sorta di melone, in cui ogni fetta rappresenta un’ora del giorno.

Sarebbe molto semplice, appunto, e proprio per questo non è possibile. La geografia di ogni giorno è fatta di confini nazionali, natura, Paesi e impedimenti geografici di ogni tipo. Da un lato ci sarebbe la rigida e perfetta geometria, dall’altro la politica, in tutte le sue forme.

Il risultato? Che i fusi orari sono una grande confusione, frutto di compromessi e di necessità politiche. Si pensi alla Spagna: è più a ovest della Gran Bretagna, sarebbe compresa nel suo stesso fuso orario, ma il viaggiatore che vola da Londra a Madrid dovrà comunque spostare l’orologio un’ora avanti. E perché? Semplice: lo ha voluto Francisco Franco nel 1940 per poter essere vicino, anche a livello simbolico alla Germania (ai tempi nazista).

Nel mondo ideale delle fette di melone, poi, la Cina coprirebbe più o meno cinque fusi orari diversi. Ma per decisione politica tutto il Paese è compreso nello stesso fuso orario, quello di Pechino. Un modo per mantenere la nazione unita, almeno a livello di orologio, ma con alcune conseguenze spiacevoli per chi vive nelle regioni occidentali, soprattutto quando si tratta di orari di lavoro, di entrata e uscita dall’ufficio. Se poi attraversano il confine e vanno in Afghanistan, si trovano all’improvviso indietro di tre ore e mezza. Strano, eh?

Ma la monstruosità più grande è lungo la linea di cambiamento di data: se fosse un mondo ideale, sarebbe dritta come un fuso (pun intended), ma visto che la politica complica sempre le cose, ha più la forma di un serpente annodato e avvitato. Insomma: chi partisse dalle Hawaii lunedì e andasse alle isole Kiribati, poco più a Sud, si troverebbe all’improvviso già a martedì. E se scendesse ancora più a Sud, sarebbe di nuovo lunedì nella Polinesia francese.

Questo ha una conseguenza assurda: esistono momenti in cui sulla Terra, in diverse parti del globo, ci sono tre giorni. Se a New York sono le sei e mezza del mattino di un sabato, sono le 11:30 del venerdì nelle isole Samoa americane ed è già mezzanotte e mezza di domenica alle isole Kiribati. Una meraviglia.

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