Poche palle, i migranti della Asso 28 li abbiamo respinti noi: e la Libia è solo la foglia di fico della nostra ipocrisia

Siamo noi che armiamo la guardia costiera libica, noi che la addestriamo, noi che paghiamo chiunque per non far partire i gommoni: ecco perché il caso dei 111 migranti salvati dalla nave italiana e riportati in Africa svela tutte le ambiguità della strategia italiana

Migranti Linkiesta
1 Agosto Ago 2018 0803 01 agosto 2018 1 Agosto 2018 - 08:03

Non è un respingimento, nella forma. Probabilmente lo è, nella sostanza. Questo è quanto si può dire, rispetto a ciò che sappiamo della questione Asso 28, nave battente bandiera italiana che opera a supporto delle piattaforme petrolifere dell’Eni, che ha soccorso 111 richiedenti asilo e li ha riportati in Libia. Non lo è nella forma, dicevamo, perché l’operazione è avvenuta - pare - sotto il coordinamento della guardia costiera libica, nella neonata zona di ricerca e salvataggio della Libia. Lo è nella sostanza, perché la guardia costiera libica la paghiamo noi e le navi gliele regaliamo noi - dodici motovedette, qualche giorno fa, col voto favorevole del Partito Democratico, anche, a proposito di opposizione -, nonostante l’Unione Europea abbia dichiarato che quelli libici non sono porti sicuri.

È in questa sottile, ma profondissima ipocrisia di fondo che si gioca tutta la questione, e tutta la strategia italiana di contenimento dei flussi migratori, da Minniti a Salvini. Fare finta che sia la Libia a tenersi i richiedenti asilo, quando invece siamo noi a pagarla per farlo. Fare finta che la Libia sia un luogo che preserva i richiedenti asilo da guai peggiori, quando invece è una specie di inferno in terra. Fare finta che inondare di soldi - 2,5 miliardi, l’ultima partita di giro - governi, ras locali e guardie costiere perlomeno ambigue nella tutela dei diritti umani, sia “aiutarli a casa loro”.

È in questa sottile, ma profondissima ipocrisia di fondo che si gioca tutta la questione, e tutta la strategia italiana di contenimento dei flussi migratori, da Minniti a Salvini. Fare finta che sia la Libia a tenersi i richiedenti asilo, quando invece siamo noi a pagarla per farlo. Fare finta che la Libia sia un luogo che preserva i richiedenti asilo da guai peggiori, quando invece è una specie di inferno in terra. Fare finta che inondare di soldi governi, ras locali e guardie costiere perlomeno ambigue nella tutela dei diritti umani, sia “aiutarli a casa loro”

A ipocrisia si aggiunge ipocrisia, peraltro. Perché è evidente come in questa partita la battaglia con le organizzazioni non governative fosse funzionale a levare di torno curiosi e rompiscatole, non a disincentivare salvataggi e sbarchi. Ne è riprova la vicenda dell’affondamento del gommone carico di richiedenti asilo dello scorso 17 luglio, nonostante vi fossero ancora a bordo due donne e un bambino che in Libia non ci volevano tornare, vicenda per la quale stiamo aspettando, da allora, la versione alternativa promessa dal Viminale, che dubitiamo arriverà. Al governo italiano e a quello libico interessa che, da oggi, quel che avviene al largo delle coste libiche, resti al largo delle coste libiche. E quel che avviene in Libia resti in Libia. Caso mai che la politica si faccia distrarre da qualche sussulto di coscienza.

E in tutto questo, ciliegina sulla torta, ecco la terza ipocrisia del mazzo: l’asse Trump - Conte per regalare il petrolio libico agli americani, in cambio di un sostegno militare alla soluzione della lunga instabilità del dopo Gheddafi. Non bisogna essere granché maliziosi per accorgersi di come il caos mediatico sugli sbarchi e le invasioni delle ultime settimane - con un gioco di sponda piuttosto palese tra i due lati dello stagno, Salvini e Di Maio di qua, Trump e Bannon di là - sia stato funzionale a un accordo di questo tipo, che frutterà all’America un posto al sole sul mediterraneo e le mani sull’oro nero della Libia. Una partita di soldi e geopolitica giocata sulle nostre paure e sulla disperazione degli ultimi, celata allo sguardo delle nostre coscienze. Per quanto possiate essere tutti più contenti e rassicurati, almeno sappiatelo.

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