2 Agosto Ago 2018 0735 02 agosto 2018

Esiste una lingua che si usa solo quando si vanno a raccogliere noci

Succede in Papua Nuova Guinea. Chi parla Kewa e Kalam, quando si inoltra nella foresta per far rifornimento di noci di pandano, deve stare attento a cambiare registro: altrimenti sono guai

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Una noce di pandano

Quando si va a raccogliere le noci di pandano bisogna stare attenti a quello che si dice. Le parole di ogni giorno, quotidiane e volgari, non possono essere pronunciate. Bisogna, in un certo senso, cambiare lingua. È una delle stranissime tradizioni della Papua Nuova Guinea: chi raccoglie pandani deve adeguare lo spirito e, soprattutto, le parole.

Il fenomeno, comune ai Kewa e ai Kalam, due gruppi che vivono in zone diverse, si manifesta per motivi diversi. I Kewa, come spiegava il linguista americano Karl Franklin, che ha passato molti anni a studiare la loro lingua (tanto da fornire loro un alfabeto) sarebbe la paura degli spiriti maligni: parlare la lingua di ogni giorno li attirerebbe. Quando si va per le foreste montuose dei pandani è consigliabile usare un registro diverso: la grammatica rimane la stessa ma cambiavano le parole (ad esempio, nel Kewa standard la parola “repena” significa sia “albero” che “fuoco”, mentre nella lingua sacra si usa “palaa”) o, in altri casi, cambiavano i significati (“keraa” indica di solito il cespuglio, ma nella foresta significa “uccelli”).

Per i Kalam, invece, non ci sono spiriti maligni di mezzo. Parlare la lingua comune, però, rischia di danneggiare il frutto. Come si vede, siamo sempre in pieno pensiero magico. Nel loro caso, come ebbe modo di documentare il linguista australiano Andrew Pawley, il cambiamento di registro è molto più marcato: a differenza del Kewa, che ha poche variazioni, in Kalam quasi tutte le parole del kalam hanno un corrispondente “alto”. Un esempio: “Noi mangiamo banane” in Kalam ordinario sarebbe “kañm ñb-sp-un”, mentre nel Kalam parlato davanti ai pandani diventa “sml ñab g-sp-un”. Molto diverso.

Se le origini di questa usanza misteriosa sono ancora oscure, le ragioni – almeno stando a quanto si scrive su AtlasObscura – no. Come spiega Pawley, “tutti gli esseri umani sono superstiziosi ovunque. Anche nel mondo occidentale. Noi abbiamo le preghiere, loro hanno altri modi per controllare il mondo. In questo caso, attraverso il registro della lingua”. Secondo Franklin, però, c’è anche un altro motivo: la demarcazione del territorio. Certi luoghi, spiega, devono essere accessibili solo ad alcuni gruppi di persone. Chi non conosce il codice giusto – in questo caso le varianti “alte” – non può accedere.

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