Gli unici “salvati” dal decreto dignità? I lavoratori portuali

Gli unici “salvati” dal giro di vite del decreto dignità sui contratti a termine sono i lavoratori portuali. Approvato maxiemendamento alla alla Camera, potranno assumere in deroga lavoratori giornalieri. Bar e ristoranti delle zone turistiche restano invece fuori dall’uso dei voucher

Trieste Linkiesta

Porto di Trieste (Alberto PIZZOLI / AFP)

2 Agosto Ago 2018 1300 02 agosto 2018 2 Agosto 2018 - 13:00

Gli unici “salvati” dal giro di vite del decreto dignità sui contratti a termine sono i lavoratori portuali. Da destra a sinistra hanno presentato emendamenti identici per esentare le compagnie che gestiscono i traffici dei porti italiani dalla stretta sulla somministrazione. E alla fine la Camera ha votato la correzione all’unanimità. Gli scali portuali italiani saranno i soli a lavorare in deroga al decretone Cinque stelle. Con tanto di applausi da Genova a Trieste.

Un successo rivendicato da ogni parte politica, visto che i portuali lavorano a seconda dei picchi di flusso delle merci, attingono di continuo ai lavoratori giornalieri forniti dalle agenzie di somministrazione, e sottostare alle norme dell’articolo 2 del decreto dignità sarebbe stato un problema. I Cinque stelle devono essersi accorti dell’errore. Per giunta, uno sciopero sulle banchine in piena estate non deve essere essere sembrata proprio una buona idea. Tanto che tra i pareri contrari di relatore e governo a tutti gli emendamenti, è spiccato da subito l’ok immediato alla correzione proposta per i portuali.

La Dem Debora Serracchiani ricorda che è stato il Pd a presentare un emendamento in commissione Lavoro, evitando «conseguenze negative per la movimentazione delle merci nei nostri porti, come Genova e Trieste». E anche i democratici genovesi sottolineano che «il provvedimento del governo non teneva conto della particolarità del lavoro portuale, temporaneo, ma altamente specializzato. Gli emendamenti approvati risolvono questa contraddizione».

Da Forza Italia Renata Polverini, che ha presentato un emendamento con il deputato Paolo Zangrillo, commenta: «Almeno i lavoratori portuali potranno continuare a lavorare al riparo dallo scempio che è il decreto dignità». Commenti positivi dal governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che rivendica la modifica come un successo della maggioranza di governo. Mentre dalla Regione Liguria Giovanni Toti attribuisce il merito del successo al sottosegretario genovese ai trasporti Edoardo Rixi, ex assessore della giunta ligure, leghista, che scrive: «I lavoratori portuali operano con modalità legate all’arrivo delle merci, ai flussi dei traffici e quindi non possono rientrare nelle forme contrattuali o di somministrazione tout court. Il mantenimento della tipicità del lavoro somministrato negli scali va incontro a una specifica richiesta del mondo portuale, a tutela dei lavoratori, nell’interesse della competitività dell’intero sistema Paese».

I Cinque stelle devono essersi accorti dell’errore. E uno sciopero sulle banchine in piena estate non deve essere essere sembrata proprio una buona idea. Tra i pareri contrari agi emendamenti, è spiccato da subito l’ok immediato alla correzione proposta per i portuali

Sulla base delle diverse proposte dei gruppi, già avanzate in commissione, l’emendamento sui lavoratori portuali è stato riformulato dai relatori e approvato in Aula. Il comparto così è rimasto escluso dalla stretta sulla somministrazione a tempo determinato prevista dal decreto dignità, e potrà rientrare nei rapporti regolati dalla legge portuale 84 del 1994, che permette di chiedere personale aggiuntivo in deroga. Un’eccezione concessa solo per i porti italiani.

Resta ancora fuori dalle deroghe, invece, una parte del settore turistico. Che non a caso è in agitazione. L’utilizzo dei nuovi voucher dovrebbe essere permesso solo alle strutture ricettive e non a tutte le aziende del settore turistico che applicano il contratto collettivo. In pratica, chi ha una spiaggia in concessione, un negozio, una bottega, un bar o un ristorante in una zona turistica non potrà assumere con i voucher camerieri, barman o bagnini nelle “settimane calde” estive o invernali. Critica la Fipe: «Sarebbe assurdo che dall’estensione dei voucher venissero escluse proprio le aziende della ristorazione che sono la componente essenziale e maggioritaria del turismo, anche sotto il profilo della creazione di posti di lavoro stabili». Baristi e ristoratori, commenta Renata Polverini, «subiranno una concorrenza sleale legittimata dal governo». Gli unici “graziati” resteranno i portuali.

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