Da Foa a Daisy, ci mancavano solo l’emergenza nepotismo e l’emergenza goliardia

Nepotismi alla rovescia: polemiche sul figlio del candidato presidente Rai che lavora con Salvini, e sul figlio del consigliere Pd coinvolto nel lancio di uova contro Daisy Osakue, schegge impazzite di un dibattito impazzito. Sarà il caldo, speriamo

Marcello Foa Linkiesta
3 Agosto Ago 2018 0800 03 agosto 2018 3 Agosto 2018 - 08:00

Le colpe dei padri non ricadano sui figli, si diceva qualche tempo fa. Da ieri tocca aggiornare il detto: dopo che Marcello Foa, candidato presidente Rai (per ora) trombato dal veto di Forza Italia in Commissione di Vigilanza è finito nella bufera perché suo figlio Leonardo, 24 anni, laurea alla Bocconi in Economia aziendale e Management, e master a Grenoble, lavora nello staff di comunicazione di Matteo Salvini, suo grande sponsor alla presidenza. E dopo che uno dei tre presunti aggressori di Daisy Osakue parrebbe essere - così dice lo stesso Salvini, ministro dell’interno sui generis, che usa informazioni riservate per fare polemica sui social network - il figlio di un consigliere del Partito Democratico.

Di bello c’è che le due scoperte sono state l’una immediatamente successiva all’altra. E che quindi ci siamo potuti godere un primo pomeriggio a sentirci dire dagli esponenti d’opposizione che quello di Foa era un incredibile caso di nepotismo alla rovescia, come se il padre Marcello, giornalista di lunghissimo corso, potesse essere favorito nella sua corsa dalla professione del figlio Leonardo. Mentre all’ora dell’aperitivo già discutevamo delle colpe dei padri buonisti e democratici nell’educare figli evidentemente debosciati e democratici pure loro - sia mai un figlio che non la pensi come il padre, signora mia - che si divertono lanciando uova da auto in corsa. Stranamente, in questo caso, a una ragazza dalla pelle scura che passeggiava da sola.

Perdonateci se questo interessantissimo dibattito sul nepotismo alla rovescia e sui metodi educativi democratici ci appassiona il giusto. Registriamo, ad esempio, che la Rai allo stato attuale non ha un Presidente, che Marcello Foa, nonostante non abbia avuto i voti sufficienti a farlo sta comunque coordinando i lavori del consiglio d’amministrazione come consigliere anziano. E che giusto ieri a Labaro, periferia nord di Roma, è stata scagliata una bomba carta contro famiglie rom accampate in strada

Perdonateci se questo interessantissimo dibattito sul nepotismo alla rovescia e sui metodi educativi democratici ci appassiona il giusto. Candidamente, ricordiamo che forse si è persa una buona occasione per non mandare in vacca due questioni piuttosto rilevanti. Registriamo, ad esempio, che la Rai allo stato attuale non ha un Presidente, che Marcello Foa, nonostante non abbia avuto i voti sufficienti a farlo sta comunque coordinando i lavori del consiglio d’amministrazione come consigliere anziano. E che tutto questo avviene mentre esplode lo scandalo dei 16mila tweet filo-russi che sarebbero stati pubblicati da 143 account di San Pietroburgo per inquinare il dibattito pubblico italiano, laddove Foa ha spesso contribuito a diffondere notizie false o di propaganda filo-russa proprio su Twitter.

E già che ci siamo ricordiamo pure che sempre ieri a Labaro, periferia nord di Roma, è stata scagliata una bomba carta contro alcune famiglie rom accampate in strada. Mentre sempre ieri sera, a Napoli, a due passi dalla stazione centrale, un 32enne di origine senegalese, è stato colpito alla gamba da due proiettili sparati da due ragazzi a bordo di uno scooter, aggiornando a tredici il numero delle aggressioni razziste avvenute nei soli ultimi due mesi. Giusto per evitare che pure questi episodi, decidete voi se figli del caso, dell’esasperazione, dello spirito di emulazione o della bonaria acquiescenza del ministro dell’interno pro-tempore, siano rubricati a marachelle goliardiche. O che si vada alla ricerca della genealogia degli aggressori, alla ricerca di qualche cugino di sinistra che smonti ogni possibile movente razziale. Che va bene l’emergenza caldo, l’emergenza sicurezza, l’emergenza sbarchi. Ma almeno l’emergenza nepotismo e l’emergenza goliardia ce le risparmieremmo volentieri, se ce lo consentite.

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