3 Agosto Ago 2018 1200 03 agosto 2018

La nostalgia plasma il futuro, ma questo è il tempo del rimpianto

Dialogo con Eugenio Borgna, psichiatra ed esegeta del male attraverso i suoi testi letterari. «Il passato? Non è una massa inerte e pietrificata, ma camaleontica. E la speranza che l'impossibile divenga possibile non si spegne mai»

Nostalgia Linkiesta
Immagine con licenza Pixabay.com

Una identità scolpita nella gentilezza, nella generosità. Anche in rapidi scambi di mail. Trasuda la dedizione, traluce un tempo dedicato proprio a te, e a nient’altro, in quel barlume di minuti. Come si tocca un oggetto sincerandosi della sua concreta identità, dandogli, così, valore di vita. Eugenio Borgna è uno dei rari maestri in questo tempo cattivo, ma avido di creazioni. Il suo insegnamento, preliminare e già fecondo, è nella gentilezza – mica retorica, non quella di chi vuole liberarsi senza tema né dolo di una ‘pratica’: è la gentilezza di chi offre la sedia e dice, vieni, avvicinati, parliamo, sono qui. Primario emerito di psichiatria all’Ospedale Maggiore di Novara, Eugenio Borgna, da sempre, interpreta e compie una esegesi del male attraverso lo studio di testi letterari. Come se i poeti, gli scrittori, fossero l’emblema dell’enigma, la quintessenza dell’inquietudine e della sua testimonianza. I suoi libri (cito da una bibliografia sterminata, a casaccio: Le figure dell’ansia, Le intermittenze del cuore, L’attesa e la speranza, La solitudine dell’anima, Le passioni fragili) sono necessari per fare speleologia nelle nostre ossessioni, nell’amore che ci possiede. Nell’ultimo libro, lieve come una spina di cristallo, Borgna ragiona su La nostalgia ferita (Einaudi 2018, pp.114, euro 12,00), cioè nel rapporto, che implica complicazioni, con il nostro passato, con l’immagine che ci siamo creati del nostro passato. Il libro, di geniale delicatezza, che con agio passa da Pascoli a Rilke, da Thomas Mann a Georg Trakl, da Etty Hillesum a Vladimir Nabokov e Virginia Woolf, ragiona sulle sottili distanze che separano la nostalgia dal rimpianto, l’idea del passato come carcere (ciò che non accadrà mai più così) in contrasto al passato come turbinio di possibilità, come turbo per costruire il futuro (le cose stanno così perché sono state cosà e possono diventare un terzo, un altro, uno sfarfallio di gioia, una prova). Le frasi da portare a memoria, memorabili, sono tante; ne ho tracciate alcune. “Non c’è futuro, non ci sono orizzonti aperti alla speranza, che non si nutrano di passato, delle speranze sognate che hanno lasciato qualche traccia di sé nel presente e nel futuro”; “Sì, si può essere divorati dalla nostalgia di una vita mai vissuta”; “Così noi viviamo, e ogni volta diamo l’addio a qualcosa di noi che la nostalgia misteriosamente ci consente di ritrovare”. Così, mi sono regalato l’onore di parlare con Borgna, in questo tempo dove la rarità pare una rapina. (d.b.)

lntanto, la nostalgia può essere foriera di futuro? in fondo, lei cita opere letterarie, per certi versi profetiche (da Musil a Leopardi a Rike), che partono da un fondo abissale di nostalgia, a perforare l’avvenire…

La domanda ha in sé la sua risposta che è anche la mia. La nostalgia nei suoi misteriosi cammini ci riconduce a guardare negli abissi di un passato nel quale ritroviamo le sorgente di quelle che avrebbero potuto essere le nostre attese e le nostre sperane, e la nostalgia le fa rivivere: influenzando quel poco, o quel tanto, che ci resta da vivere. La nostalgia ci consente di ritrovare qualcosa nel nostro futuro che si era dimenticato. La psichiatria, che è alla ricerca delle connessioni possibili fra passato e futuro, non vive senza le grandi opere da lei citate.

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