4 Agosto Ago 2018 0745 04 agosto 2018

Australiani che non lo erano: impara l’Aboriginal English, la lingua usata dai nativi

Per anni considerata una sorta di slang di serie B, è stata di recente rivalutata e ammessa nella grande famiglia delle varianti dell’inglese

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PETER PARKS / AFP

Per anni preso in giro, messo da parte, dimenticato e disprezzato, l’Aboriginal English (cioè la variante di inglese parlata dagli aborigeni australiani) sta conoscendo un periodo di rivalutazione. Addirittura, viene studiato dai linguisti di tutto il mondo ed è classificato come una ennesima manifestazione originale di quella lingua ormai planetaria che è l’inglese.

Del resto, come si fa notare qui, l’Aboriginal English ha regalato al parlante inglese ben 10mila nuove parole, tra cui alcune etimologie sorprendenti. Ad esempio “kylie”, prima ancora di essere il nome di Minogue, significa in Nyunga “boomerang”. E “kangaroo”, secondo alcune ricostruzioni, vorrebbe dire “segaiolo”. Fermi tutti: non è uno scandalo. La ricostruzione di Susan Butler, direttrice del Macquarie Dictionary, è attendibilissima: quando James Cook, alla vista dello strano animale, domandò agli aborigeni vicini come si chiamasse, questi pensarono bene di fargli uno scherzo, utilizzando una parolaccia, una volgarità.

Sarà vero? Non si può sapere: ai tempi non ci si preoccupò molto di fare controlli tra le varie lingue (oltre 450) parlate dagli abitanti di quella terra nuova. Si prese per buona la prima parola e la si consegnò alla storia.

Interessante è anche il caso di “didgeridoo”, che secondo la studiosa non significa proprio nulla ed è solo un’onomatopea o, meglio ancora, un’imitazione dei suoi della lingua aborigena fatta dagli inglesi.

In ogni caso, l’Aboriginal English ha delle sue caratteristiche distintive anche nell’utilizzo di alcune parole inglesi. Ad esempio, “deadly” indica apprezzamento – sulla falsariga di wicked, bad, o sick, che trasformano una parola negativa in qualcosa di positivo e impressionante – mentre “mob” indica un gruppo di amici, di colleghi o familiari. “Clever” è un esperto di piante medicinali.

Non solo. “Sorry business”, in modo eufemistico, indica una cerimonia associata alla morte, e “poor” è appunto il deceduto. “Cheeky” è una persona aggressiva, imprevedibile e pericolosa: se è usato con le piante, indica qualcosa di velenoso. La loro nuova lingua gronda della vecchia cultura: “Country” non è solo la terra dove abitano o si muovono, ma è il luogo su cui hanno responsabilità e da cui traggoono forza spirituale. Allo stesso modo, “Mother” non è solo la madre biologica, ma anche le sorelle: quasi un’eco della natura comunitaria delle famiglie aborigene.

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