4 Agosto Ago 2018 0745 04 agosto 2018

Giù le mani da Bonucci, l'antieroe in cui tutti possiamo identificarci

In un anno è passato da conteso oggetto di mercato a scontentare sia tifosi milanisti che juventini. Ma Bonucci è così, la fiducia in stesso - che talvolta si trasforma in superbia - lo ha fatto diventare grande e lo ha fatto cadere. E tutti possiamo riconoscerci in lui

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MARCO BERTORELLO / AFP

Dopo un solo (e assai negativo) anno di Milan, Leonardo Bonucci è tornato alla Juventus, la squadra in cui aveva militato per sette anni, diventando una bandiera e vincendo sei scudetti di fila. Sebbene fino a pochi mesi fa Bonucci era considerato uno dei più forti difensori del mondo, i tifosi rossoneri sono contenti di essersi sbarazzati di lui, e quelli juventini non hanno intenzione di riaccoglierlo e lo considerano un traditore. Insomma, questa volta Bonucci ha messo tutti d’accordo. Eppure bisognerebbe lasciarlo in pace, perché abbiamo bisogno di un personaggio come lui.

Leonardo Bonucci non ha superpoteri. Nei suoi primi anni di Juve fu più volte protagonista di clamorosi errori – tanto frequenti da meritare un appellativo, le cosiddette “bonucciate” – che lo resero oggetto di scherno da parte dei tifosi (anche juventini). Fenomenologicamente, le bonucciate presentano caratteristiche costanti. Si tratta di errori compiuti per tracotanza: il nostro che da ultimo uomo tenta di superare l’attaccante avversario o azzarda una verticalizzazione rischiosa, perde palla e offre una ghiotta occasione da gol alla squadra rivale; le bonucciate includono talvolta anche scivoloni sul piano della comunicazione. Alla sua prima conferenza stampa da giocatore del Milan, Bonucci si mostrò spavaldo dicendo che avrebbe ‘spostato gli equilibri’ e riportato i rossoneri ai vertici del calcio italiano ed europeo. Le cose sono andate diversamente e Leo è stato bersagliato di critiche (e di memes memorabili) sui social.

Bonucci va preso così com’è: il suo sussiego è solo il rovescio della medaglia. L’altra faccia è la personalità dei grandi giocatori, quelli che non hanno paura di sbagliare. E i due lati della medaglia si tengono insieme, non si dà l’uno senza l’altro. Insomma, se apprezziamo il calciatore, nel caso di Bonucci non possiamo separare la sua valutazione tecnica dagli aspetti caratteriali

Tuttavia, l’estrema fiducia in se stesso è ciò che gli ha permesso di diventare uno dei calciatori più apprezzati in Europa, di essere eletto miglior calciatore AIC 2016 e di entrare nella squadra dell’anno della UEFA Champions League nella stagione 2016/17. Questa è la prima ragione per cui Bonucci va preso così com’è: il suo sussiego è solo il rovescio della medaglia. L’altra faccia è la personalità dei grandi giocatori, quelli che non hanno paura di sbagliare. E i due lati della medaglia si tengono insieme, non si dà l’uno senza l’altro. Insomma, se apprezziamo il calciatore, nel caso di Bonucci non possiamo separare la sua valutazione tecnica dagli aspetti caratteriali.

Ma c’è anche un altro motivo, più significativo, per cui Bonucci va preso - e va bene - così com’è. Bonucci è un antieroe, un uomo imperfetto, in cui tutti possono identificarsi. Possiede delle abilità ma anche molti difetti e non c’è una linea netta che separi le prime dai secondi. È cinico quando, come accaduto nel corso della passata stagione, segna alla Juve ed esulta portandosi l’indice alle labbra e facendolo roteare come a dire “sciacquatevi la bocca quando parlate di me!”. Non finge riconoscenza, rispetta solo se stesso e la maglia che indossa, si espone senza paura in campo e fuori. È capace di grandi prestazioni e gesti tecnici, ma alcune volte i suoi demoni interiori prendono il sopravvento – come nei migliori eroi tragici – e ricade nelle sue bonucciate. In tutto questo Bonucci si distingue dall’archetipo del calciatore contemporaneo: personaggi costruiti e mossi come marionette, politicamente corretti, all’apparenza modesti e totalmente disciplinati di fronte alle telecamere, disumani nella loro impeccabilità. Sono le sue debolezze, le sue stravaganze che lo rendono intrigante e credibile. Quando pecca di presunzione vogliamo che il corso degli eventi lo riporti coi piedi per terra e, se allora cade, speriamo nella redenzione. Come nelle storie più belle, abbiamo di fronte un personaggio incompleto, che può crescere ed evolversi.

Ce lo insegna Calvino ne Il Visconte Dimezzato – grande antieroe della letteratura – che la bellezza sta solo ‘in ciò che è fatto a brani’. E allora lasciamo in pace Leonardo Bonucci che, nella sua imperfezione, condivide con noi tutte ‘le mutilazioni e le mancanze del mondo’.

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