«Eh, però c’è Fico», l’ultima (vana) speranza della Sinistra Nauseata che ha votato Cinque Stelle

Il giochino è sempre lo stesso: quando il governo gialloverde tira troppo a destra (più o meno sempre), arriva immancabile l’intervista al presidente della Camera, che riporta all’ovile gli elettori di sinistra diventati grillini

Roberto Fico Linkiesta

Andreas SOLARO / AFP

9 Agosto Ago 2018 0700 09 agosto 2018 9 Agosto 2018 - 07:00

Chissà che risate si sono fatti ieri dalle parti del Movimento Cinque Stelle. Chissà quanto si sono divertiti a leggere l’intervista di Roberto Fico a Repubblica, e ancora di più i commenti e le speranze dell’intellighenzia progressista secondo cui le parole del Presidente della Camera farebbero intravedere all’orizzonte una crisi di governo. L’uomo-immagine dell’Atac sostiene che l’immigrazione “può portare benefici per tutti”, che la Libia cara a Salvini ha “un problema strutturale con i diritti umani”, che il ministro Fontana sbaglia e “la legge Mancino non si tocca”? Vai di sghignazzi, come quando Beppe, sul palco, urla “belin, è una cosa pazzesca”. Si, perché la cosa realmente pazzesca è come la Sinistra Nauseata - quel pezzo di sinistra che non votava Pd perché il Pd non era abbastanza a sinistra, e forse nemmeno LeU, e che per questo ha votato Cinque Stelle determinandone il boom - non si sia accorta del clamoroso perculamento in atto a suo danno e creda veramente che quella di Fico sia un abbozzo di polemica con la Lega e non una distribuzione gratuita di metadone atta a farla stare tranquilla.

Da settimane, infatti, il format (non si sa se più comico o più tragico) è sempre lo stesso: prima i Ministri più in vista del Governo giallo-verde bastonano ininterrottamente a destra e a sinistra, prendendosela ogni giorno con un capro espiatorio diverso. Poi, quando i capri espiatori disponibili finiscono, ecco spuntare la brava intervistina a Roberto Fico: una parola buona per i migranti, un buffetto affettuoso a pensionati e no tav, uno sguardo imbronciato a Salvini e Fontana e poi si riparte con il gioco dell’oca: le sparate ripartono, i toni si infiammano, e il Governo – ben lungi dall’andare in crisi – seguita a fare di tutto per confermarsi come il più a destra della Storia repubblicana. Eppure la Sinistra Nauseata non fiata, e anzi, in stato catatonico se ne torna da brava nel proprio cantuccio dove una citazione di Mussolini su Facebook l’aveva destata, esaltandosi per il metadone delle innocue banalità dette da Fico come un tempo si esaltava per i discorsi di Berlinguer o le citazioni di Che Guevara. Non deve sembrare vero, ai leader dei Cinque Stelle, che davvero basti così poco perché un popolo che da sempre aveva fatto dell’intransigenza morale la propria ragione di vita, si dimostri manovrabile e senza difese come un gruppo di ex tossicomani in una comunità di recupero: eppure è esattamente quello che accade.

Da settimane, infatti, il format è sempre lo stesso: prima i Ministri più in vista del Governo giallo-verde bastonano ininterrottamente a destra e a sinistra, prendendosela ogni giorno con un capro espiatorio diverso. Poi, quando i capri espiatori disponibili finiscono, ecco spuntare la brava intervistina a Roberto Fico: una parola buona per i migranti, un buffetto affettuoso a pensionati e no tav, uno sguardo imbronciato a Salvini e Fontana e poi si riparte

Che triste parabola, quella della Sinistra Nauseata. Un tempo, quando brillava alto il sol dell’avvenire, i suoi standard erano altissimi, come quelle ragazze molto belle che, sapendo di esserlo, finiscono per non ballare con nessuno e restare da sole.
Massimo D’Alema? Inciucione. Romano Prodi? Democristiano. Walter Veltroni? Filo-americano. Pier Luigi Bersani? Bollito. Per non parlare, ovviamente, di Matteo Renzi, l’uomo che aveva osato macchiarsi della colpa più grande: vincere.
Già, perché per la Sinistra Nauseata l’idea di vincere per governare e provare a riformare il Paese – quelle che avrebbero impedito, per esempio, che i giovani si ritrovassero ad affogare nelle sabbie mobili del precariato selvaggio o che le periferie, abbandonate a loro stesse, si tramutassero in un vivaio di Cuori Neri – è una fastidiosa seccatura rispetto a quello che contava sul serio: rimirarsi nello specchio della propria superiorità morale, innamorati follemente della propria solitaria bellezza, convinti fosse destinata a durare per sempre. E così, invece di tapparsi il naso e scendere a patti con mali tremendi ma inevitabili come la Bicamerale di D’Alema o l’ego di Renzi, la Sinistra Nauseata ha preferito ogni volta urlare al sacrilegio, e per non sporcarsi si è presa per mano nei girotondi, ha inventato movimenti di tutti i colori, ha dato credito ad una serie infinita di mitomani trasfomati in miti – stile Ingroia o Giuliano Pisapia – avendo come unico obiettivo, ogni volta, più che il bene del Paese il far bella figura a tavola.

Ma a un certo punto, purtroppo per lei, le cose sono sfuggite di mano.
Da una parte, un clamoroso errore di valutazione circa i nuovi compagni di viaggio pentastellati. Dall’altro, un mondo stravolto dalla faccia più dura del capitalismo, caratterizzato da fenomeni misteriosi tipo “sharing economy” o “gig economy”, terribilmente complesso e con il grande difetto di non avere quasi più nulla a che fare con quello che c’era prima. Incapace di comprendere la modernità e quindi di organizzare una resistenza, ma allo stesso tempo terrorizzata all’idea di scomparire e troppo orgogliosa per ammettere di aver avuto torto su tutto quello su cui c’era da avere torto, la Sinistra Nauseata ha calato le braghe, proprio come la bella ragazza di cui sopra che alle due di notte, stanca di stare da sola, attacca bottone con il barista. Abbassando drammaticamente il proprio standard, sta provando a convincersi che in fondo ne sia valsa la pena, che tutto sommato anche un Fico sia meglio di niente. “Però c’e’ Fico!” si dicono a vicenda per farsi coraggio, sforzandosi di mantenere almeno un bagliore dell’antica fierezza, vaneggiando scenari impossibili. Nacquero incendiari e morirono pompieri: per giunta senza accorgersi che il fuoco, per colpa loro, si era spento da un pezzo.

Potrebbe interessarti anche