Il tempo delle scelte è arrivato: e ora il governo gialloverde rischia davvero di saltare

Mentre Giuseppe Conte se la cava coi “valuteremo” e i giornali fanno trapelare tutto e il contrario di tutto sulla legge di bilancio, si intensificano le voci che predicono una vita breve per la maggioranza Lega - Cinque Stelle. L’autunno sta arrivando

Salvini Dimaio Linkiesta
10 Agosto Ago 2018 0822 10 agosto 2018 10 Agosto 2018 - 08:22

I soldi sono pochi, le promesse sono tante, gli elettori sono diversi. Giratela come volete, ma il grande trilemma del governo gialloverde, alla vigilia della legge di bilancio per il prossimo anno si regge sulla necessità di fare i conti, contemporaneamente, con queste tre condizioni. Già, perché non è solo questione di una lista della spesa ambiziosa e dispendiosa, votata da quasi 20 milioni di italiani lo scorso 4 marzo e di un portafogli semivuoto in tasca. Ma anche, soprattutto, una questione di priorità. Che fisiologicamente sono diverse, per la Lega e per il Movimento Cinque Stelle, così come diversi sono i loro elettorati.

Ci fosse una cornucopia da cui sgorgano zecchini d’oro, dalle parti del ministero dell’economia, non ci sarebbero problemi. Ma siccome il piatto piange, con 22 miliardi di spese aggiuntive già messe a bilancio - tra costo dello spread, revisione al ribasso delle stime di crescita e aumento dell’Iva da disinnescare - e il vincolo di un rapporto tra deficit e Pil che dovrebbe scendere allo 0,9% per raggiungere il pareggio di bilancio tra dodici mesi, le cose si complicano. Tocca scegliere, in altre parole. E i continui “valuteremo” con cui Giuseppe Conte ha risposto alle domande dei giornalisti nella sua conferenza di compleanno, così come la ridda di ipotesi che esce sui giornali a mo’ di indiscrezione, per vedere l’effetto che fa, dimostrano che le priorità sono tutt’altro che definite.

Sarà la legge di bilancio del reddito di cittadinanza o della flat tax? Quella dell’aumento dell’Iva o quella della fine degli 80 euro? Quella del taglio alle detrazioni fiscali o dei tagli alla spesa pubblica? Quella del condono - pardon, pace - fiscale, o quella della lotta senza quartiere all’evasione? Quella della guerra aperta ai vincoli europei o quella del rispetto dei medesimi, per evitare ulteriori attacchi speculativi? Mistero. Allo stato attuale, potrebbe essere tutto e il contrario di tutto

Per dire: sarà la legge di bilancio del reddito di cittadinanza o della flat tax? Quella dell’aumento dell’Iva o quella della fine degli 80 euro? Quella del taglio alle detrazioni fiscali o dei tagli alla spesa pubblica? Quella del condono - pardon, pace - fiscale, o quella della lotta senza quartiere all’evasione? Quella della guerra aperta ai vincoli europei o quella del rispetto dei medesimi, per evitare ulteriori attacchi speculativi? Mistero. Allo stato attuale, potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.

Peraltro, la maggioranza giallo-verde ci arriva già ammaccata, all’appuntamento col destino del prossimo autunno. Il decreto dignità ha fatto arrabbiare, e non poco, i piccoli imprenditori del nord, così come il diverso approccio a grandi opere come Tap e Tav hanno mostrato tutta la distanza possibile tra il partito delle autostrade pedemontane e quello della decrescita felice. Dimostrando, semmai ce ne fosse bisogno, che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle non è niente più che un matrimonio d’interesse destinato, nella migliore delle ipotesi (per loro) a configurare gli assetti di un futuribile, nuovo bipolarismo tra le due forze che oggi chiamiamo populiste.

Resta solo da chiarire quando finirà la luna di miele, e chi la farà finire. C’è chi legge nel deliberato disinteresse mostrato da Salvini nelle nomine dei manager pubblici la prova che sarà lui, più presto che tardi, a staccare la spina. C’è chi vede nella campagna per le elezioni europee - e nel rischio di un sorpasso leghista - un potenziale terremoto in grado di spostare gli equilibri della maggioranza e di mettere in discussione la leadership politica di Luigi Di Maio, se la Lega finisse per cannibalizzare il consenso gialloverde. C’è chi assicura che il doppio forno leghista è più acceso che mai e che ben presto il richiamo del centrodestra tornerà a farsi sentire, e chi specularmente racconta di presunte e già fitte conversazioni tra i pontieri del Pd e quelli dei Cinque Stelle. Sullo sfondo, così lontana così vicina, c’è l’elezione del prossimo presidente della repubblica. E la certezza, almeno quella, che l’attuale inquilino del Colle tutto vuole fuorché sia questa maggioranza a scegliere il suo successore. Siete pronti a ballare?

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