13 Agosto Ago 2018 0803 13 agosto 2018

Ecco come Merkel e Sanchez hanno smascherato l’ipocrita strategia italiana sui migranti

La cancelliera e il premier spagnolo Sanchez aprono alla redistribuzione dei richiedenti asilo sul suolo europeo, ma da Roma arriva solo silenzio. Il motivo? Semplice: perché a noi non interessa risolvere il problema, ma additare l'Europa come colpevole

Merkel Sanchez Linkiesta
Fernando CALVO / POOL / AFP

Gli accordi di Dublino “non sono più funzionali” e poiché “tutti noi riceviamo dei benefici dalla libera circolazione all'interno dell’Unione Europea“ allo stesso modo “dobbiamo ripartire equamente i migranti che hanno diritto di rimanere sul territorio”. Parole e musica di Angela Merkel, durante l’incontro di sabato 11 luglio scorso con il premier spagnolo Pedro Sanchez a Sanlúcar de Barrameda, in Andalusia. Un incontro che in Italia è passato stranamente sotto silenzio, e che forse meriterebbe più di un commento.

Ci saremmo aspettati due parole da Matteo Salvini, uno che commenta sui social persino gli sbadigli dei cani e che, stranamente, si è dimenticato di dire la sua su una apertura così esplicita e clamorosa alla redistribuzione dei richiedenti asilo sul territorio europeo. E lo stesso vale per il molto meno loquace premier Giuseppe Conte, quello che ancora oggi si bea del suo “chi sbarca in Italia, sbarca in Europa” come se fosse una massima di John Kennedy. Ecco, per l’appunto: volevate la solidarietà dei Paesi europei? Volevate dei partner solidi per promuovere la redistribuzione di chi sbarca in Italia oltre confine? Bene, avete la Germania. Cosa volete di più? Perché tanto silenzio? Perché tanto imbarazzo?

Un Paese serio, insomma, tenderebbe la mano a Merkel e Sanchez e chiederebbe conto delle loro affermazioni. E userebbe la Germania contro Visegrad, non viceversa. A meno che, ovviamente, la questione profughi non sia che un’emergenza da usare alla bisogna - già l’ha fatto Renzi, a suo tempo - quando serve battere i pugni sulla flessibilità e sui conti pubblici, lo spauracchio perfetto per aizzare la popolazione contro l’establishment europeo

Forse, un primo motivo, sta nel fatto che le azioni del nostro governo - più delle sue parole - sostengono la linea opposta, quella sovranista dei Paesi del blocco di Visegrad, quella di Viktor Orban e di Sebastian Kurz, che ogni Paese deve farsi carico dei migranti che sbarcano a casa sua e che il Trattato di Dublino va benone. Del resto Conte può inventarsi tutte le massime che vuole, ma siamo noi i primi ad aver affossato la proposta bulgara di modifica del Trattato. E sono Lega e Cinque Stelle ad aver votato contro a ogni proposta di modifica del medesimo, nel Parlamento Europeo.

Resta da capire, a questo punto, perché tra i due opposti fronti continentali abbiamo scelto quello che ci crea più guai che soluzioni, e che contraddice in modo tanto evidente la linea che, a parole, diciamo di perseguire. O meglio ancora: perché improvvisamente il problema della redistribuzione dei richiedenti asilo ha smesso di essere tale. Saranno pure diminuiti gli sbarchi, ma abbiamo comunque centinaia di migliaia di persone - 240mila nei soli 2016 e 2017, il 20% sul totale delle richieste d’asilo in Europa - che hanno fatto richiesta d’asilo nel nostro Paese, che vengono lasciati a decantare per anni in un limbo di nullafacenza forzata, senza risposte sull’accoglimento o meno della loro richiesta e senza essere capace di rimpatriare chi non ha i requisiti per rimanere.

Un Paese serio, insomma, tenderebbe la mano a Merkel e Sanchez e chiederebbe conto delle loro affermazioni. E userebbe la Germania contro Visegrad, non viceversa. A meno che, ovviamente, la questione profughi non sia che un’emergenza da usare alla bisogna - già l’ha fatto Renzi, a suo tempo - quando serve battere i pugni sulla flessibilità e sui conti pubblici, lo spauracchio perfetto per aizzare la popolazione contro l’establishment europeo. Niente più che un mezzo di negoziazione, o di un alibi, se preferite. Se hai un problema, del resto, puoi dare la colpa agli altri. Se non ce l’hai più, magari per merito degli altri, hai finito le scuse per gli altri problemi, quelli seri, a partire dal nostro insostenibile debito pubblico. Avete capito a che gioco stiamo giocando, adesso? Ma soprattutto: avete capito perché nessuno si fida di noi?

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