17 Agosto Ago 2018 0700 17 agosto 2018

Sveglia, opposizione: tocca occuparsi di integrazione e povertà, altrimenti i razzisti vinceranno sempre

A Ferragosto, l’ennesimo episodio di aggressione a uno straniero, di nuovo ad Aprilia, nel Lazio. Se il governo tace e la maggioranza minimizza, l’opposizione non può limitarsi alle proteste simboliche: serve ripartire ripensando radicalmente le politiche di accoglienza e integrazione

Stranieri Integrazione Italia Linkiesta
MIGUEL MEDINA / AFP

Niente da fare, è proprio l’estate delle goliardate. Ultima in ordine di tempo, quella di tre ragazzi di Aprilia, un ventenne e due minorenni, che hanno pensato bene di festeggiare Ferragosto sparando piombini sui piedi di un ragazzo del Camerun che passeggiava sotto la finestra della loro cameretta.

Razzismo? Giammai. Del resto, anche le uova in faccia a Daisy Osakue erano una goliardata, così come quella dei due tredicenni di Vicofaro che hanno sparato contro un gambiano lo scorso 2 agosto, così come le ronde di Forza Nuova contro i venditori ambulanti in spiaggia, del resto. O, se non una goliardiata, un tragico malinteso, come quello dei due uomini di quarant’anni che sempre ad Aprilia hanno pestato a morte un marocchino, scambiandolo per un ladro. O un legittimo e fisiologico giramento di scatole contro i rom, annunciato via altoparlante da una controllore di Trenord.

Goliardate, malintesi, giramenti di scatole. E un ministro degli interni, preso com’è da qualunque argomento si guadagni il trend topic su Twitter per almeno cinque minuti, non può certo badare alle marachelle di qualche adolescente, alle ragazzate per imitazione, ai gesti simbolici di qualche testa calda. E chi gliene chiede conto - a lui come a Conte, o a Di Maio, o a Fico, ben più silente di quanto il suo nuovo ruolo di quinta colonna sinistra nella maggioranza gioalloverde suggerirebbe - è uno che strumentalizza, che ingigantisce, che offende gli italiani brava gente.

Forse non ce ne stiamo più nemmeno rendendo conto, di quanto a ogni giro di giostra la nostra soglia d’indignazione si abbassi, come l’orrore lasci spazio alla normalità del gesto, come l’atto violento, spogliato della sua matrice razzista, diventi poco più che una marachella. Se a questo si aggiunge il corollario delle campagne d’odio contro gente come Raffaele Ariano, il passeggero che aveva denunciato l’atto razzista della controllora, ben si capisce l’aria che tira nel Belpaese. E ben si capisce quanto serva come l’aria una reazione uguale e contraria.

Facciamo una proposta: anziché la solita manifestazione di piazza - giusta, doverosa finché volete, ma inutile - tuttavia, sarebbe bello vedere i partiti non gialloverdiblu sedersi a tavolino assieme alle associazioni, alla curia, ai comuni cittadini per immaginare un nuovo modello di accoglienza e integrazione dello straniero radicalmente diverso da quello attuale, dalla testa ai piedi

Facciamo una proposta: anziché la solita manifestazione di piazza - giusta, doverosa finché volete, ma inutile - sarebbe bello vedere i partiti non gialloverdiblu sedersi a tavolino assieme alle associazioni, alla curia, ai comuni cittadini per immaginare un nuovo modello di accoglienza e integrazione dello straniero radicalmente diverso da quello attuale, dalla testa ai piedi. Un modello, finalizzato a una piattaforma di leggi che risponda al bisogno di ripensare radicalmente la legge Bossi-Fini, prevedendo flussi d’entrata anche per chi non ha in mano lo status di richiedente asilo. E ancora, di cambiare pelle alla distribuzione dei rifugiati sul territorio nazionale, uscendo dalla rischiosa triangolazione prefettura-proprietario d’immobile-cooperativa sociale, priva di ogni legittimazione politica.

E, di nuovo, di pensare a nuove forme di inclusione sociale attraverso la scuola, sia quella dai 6 ai 25 anni, sia quella che comincia immediatamente dopo. E ancora, di nuovo, a una nuova stagione di politiche abitative che impediscano la nascita di ghetti o guerre tra poveri, ultimi o penultimi che siano. E infine, a una legge per l’integrazione sul modello tedesco "Foerdern und fordern", incentivare e pretendere, secondo la quale il richiedente asilo che arriva in Germania deve sostenere, nei primi tre mesi, corsi di tedesco e di formazione per favorirne l’integrazione nelle fabbriche e deve partecipare a non meglio precisate misure di integrazione sociale.

Se è razzismo, e non sono goliardate, la risposta dev’essere all’altezza del problema. E deve essere politica, non simbolica. Una sinistra che si vuole definire, e che crede in una società aperta e cosmopolita tale dovrebbe partire da qui, per definire se stessa, ché solo la politica con la P maiuscola può fare da contro-narrazione alla retorica dei muri, delle ruspe, delle marachelle e della gente stufa. Altrimenti, ci sono sempre Facebook, Twitter, le magliette rosse e l’irrilevanza.

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