19 Agosto Ago 2018 0737 19 agosto 2018

Perché il Pd quei fischi se li merita tutti (e gli applausi a Di Maio e Salvini, pure)

Tanti o pochi, organizzati o spontanei che fossero, i fischi e gli applausi ai funerali delle vittime del Ponte Morandi di Genova hanno un significato politico enorme. E soprattutto i democratici dovrebbero fare lo sforzo di capirlo, almeno stavolta

Funerali Genova 2 Linkiesta
ANDREA LEONI / AFP

Poco importa siano stati ingigantiti dai messaggi di Rocco Casalino ai giornalisti, probabilmente organizzati da un gruppo di tifosi avversari, decisamente inopportuni in una Chiesa in cui si stavano svolgendo dei funerali di Stato, e senza alcuna particolare responsabilità o colpa nel caso di specie del ponte Morandi crollato a Genova. Poco importa, davvero, Anzi, azzardiamo, per il Pd sarebbe molto meglio credere che quei fischi e quelle ovazioni provenissero da tutta la gente presente nel padiglione blu della Fiera di Genova. Perché il discorso pubblico italiano - e se diciamo dal 4 marzo in poi, è perché ce ne siamo accorti solo allora - è incardinato da tempo su quei fischi e quelle ovazioni. Fischi e ovazioni che sono il risultato di una deliberata strategia di auto-distruzione perpetrata da due delle più antiche e gloriose culture politiche nazionali, quella post-democristiana e quella post-comunista.

Il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni, prima di tutto, perché ne è ossessionato. Perché non sopporta l’idea di non piacere. Perché ha perso tali e tanti riferimenti ideali da essere diventato un movimentucolo schiavo del consenso, incapace di avere un’identità senza. Ribadiamo l’ovvio: la Lega guidata da Matteo Salvini che oggi è al governo con il 30% e rotti di consenso stimato dai sondaggi, fino a quattro anni fa era una forza che ne raccoglieva dieci volte meno, che si prendeva insulti in tutta Italia. Pensare siano solo le promesse da imbonitore di Salvini, o i disastri di Renzi, ad averla salvata, è ingeneroso e profondamente sbagliato. La Lega si è salvata perché non vuole piacere a tutti, perché non ha paura di prendersi tutti i fischi del mondo, perché sa che un’identità, per quanto mutevole, è necessario averla.

Il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni perché a parole è un’altra cosa, ma nei fatti fa di tutto per assomigliare a Lega e Cinque Stelle. Vuole aiutare i migranti “a casa loro” e vuole bloccare gli sbarchi lasciando nelle mani degli schiavisti libici. Vuole è un’Europa diversa da quella attuale - “sì, ma non così” -, che è un modo carino per dire che vuole più flessibilità sui conti pubblici e sulla possibilità di fare altro, nuovo, debito pubblico. Vuole difendere la politica dall’antipolitica, ma ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Vuole combattere le disuguaglianze, ma ha tolto le tasse sulla prima casa di proprietà, mentre non ha abbassato le tasse che paga chi lavora. Vuole marcare la distanza coi manettari grillini che vorrebbero fa strame dei vertici di Autostrade senza che nemmeno sia stata aperta un’indagine formale, ma è l’alveo da cui è nato il giustizialismo all’italiana, con annessi i tentativi di spallata giudiziaria ai governi e alle leadership sgradite, da Craxi a Berlusconi, sino ad oggi con la storia dei 49 milioni della Lega di Matteo Salvini.

Il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni, perché ha smarrito se stesso e il suo popolo, e questa è una colpa, non un accidente. Il Pd era il partito che mandava le sue cucine delle feste dell’Unità e i suoi volontari a servire pasti agli sfollati nelle tendopoli, dopo un terremoto. Oggi quella comunità esiste solo nello sforzo immane di chi cerca di ricostruirla anche solo per organizzare una festa dell’Unità

Il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni, perché ha smarrito se stesso e il suo popolo, e questa è una colpa, non un accidente. Il Pd era il partito che mandava le sue cucine delle feste dell’Unità e i suoi volontari a servire pasti agli sfollati nelle tendopoli, dopo un terremoto. Oggi quella comunità esiste solo nello sforzo immane di chi cerca di ricostruirla anche solo per organizzare una festa dell’Unità. Era la forza dei democratici, si è dissolta nell’illusione di costruire un partito liquido e leggero, più economico da gestire - salvo poi sputtanare i soldi con fallimentari campagne d’ascolto ferroviarie -, ma totalmente incapace di stare nella società. Oggi nelle periferie il Pd non c’è, Casa Pound sì. Può andare ancora peggio, sapete? Può essere che al prossimo giro siano loro a prendersi gli applausi, e Lega e Cinque Stelle i fischi.

E infatti, il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni, perché non ha ancora capito che, mentre mangia popcorn, quello che sta andando in onda è il film della sua dissoluzione, non quello delle forze di governo. Che, finché esiste, questo Pd arrogante, pieno di mezze tacche che si sentono Obama, pieno di boria per una stagione di governo che è stata la peggio bocciata dagli elettori italiani - oltre i suoi demeriti, ma nemmeno troppo -, è la più grande assicurazione per i gialli, per i verdi, per i blu e per i neri che verranno. Il Pd si merita quei fischi e quelle ovazioni, perché continua a far finta di non aver capito, e invece ha capito benissimo. E andrebbe fischiato fino a che non la smette di far finta di nulla.

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