20 Agosto Ago 2018 0730 20 agosto 2018

I due teenager che si sono candidati a governare il Kansas

La legge dello Stato americano non prevede limiti di età per avanzare candidature. E allora due ragazzi di 17 anni hanno cominciato, uno tra i democratici e uno tra i repubblicani, a fare la loro campagna elettorale

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Uno si chiama Tyler Ruzich, ha 17 anni ed è iscritto al Partito Repubblicano. L’altro è Jack Bergeson, ha la stessa età ed è del Partito Democratico. Entrambi si sono candidati per diventare governatori del Kansas. Lo Stato, per legge (ma sarà cambiata presto) non pone limiti di età. E i due teenager (ma ce ne sono altri quattro) hanno deciso di correre.

Come mostra questo breve video della Bbc, Tyler è un repubblicano anomalo. Data la giovane età, è sensibile al problema delle armi e delle sparatorie a scuola. “Ogni settimana facciamo le esercitazioni. Chiudiamo le finestre, spostiamo i banchi. È una cosa spaventosa”. Lui è favorevole all’idea di rendere più rigidi i controlli sul possesso di armi. In più vorrebbe aumentare le tasse per la scuola. Un’idea che, a sentire la base repubblicana, gli alienerà molte simpatie.

Bergeson, invece, ha una vaga somiglianza con Matteo Renzi ma è un democratico tutto d’un pezzo. Vuole legalizzare la marijuana e migliorare i servizi per la salute e le condizioni dei lavoratori. “Se le cose continuano in questo modo sarà necessario uno sciopero generale”, ha annunciato. Servono salari minimi garantiti, ha aggiunto.

La sua candidatura, avvenuta in seno al partito, sarà presentata a tutti gli incontri e i dibattiti nello Stato. Ma lo stesso non si può dire per Tyler, che è stato escluso dal suo partito (“I dibattiti non sono uno spettacolino del circo. Sono una cosa seria”) e deve arrangiarsi con interviste televisive e incontri pubblici organizzati. Non sarà semplice, per lui. “Io sono il più centrista di tutti, sia tra i repubblicani che tra i democratici. La gente è stufa di questa polarizzazione”, spiega. E propone: “La mia filosofia è semplice: incontrarsi nel mezzo”.

Negli ambienti della politica “adulta” queste iniziative sono viste con sospetto. Da un lato si crede che, lasciando partecipare dei giovanissimi, l’istituzione stessa perda dignità e rispetto. Dall’altro si cerca già di rimediare, stringendo la vite. Eppure favorire la partecipazione politica dovrebbe essere un dovere, più che per la società civile, per i partiti stessi. Che non si trasformino così soltanto in comitati d’affari.

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