Il grande ricatto di Matteo Salvini: fare la guerra all’Europa per tornare a votare (e prendersi tutto)

Il leader leghista evoca il grande complotto contro l’esperimento italiano. L’obiettivo? Andare allo scontro frontale con l’Unione Europea, minacciando di far cadere il governo se non accadrà. Una strategia apparentemente perfetta, con un unico ostacolo: il presidente della Repubblica

Matteo Salvini Toti Genova Linkiesta

Piero CRUCIATTI / AFP

20 Agosto Ago 2018 0700 20 agosto 2018 20 Agosto 2018 - 07:00

«Cercheranno in ogni maniera di stroncare l’esperimento italiano con il debito pubblico, lo spread, il declassamento delle agenzie di rating, i richiami e le penalità». E «quando inizieranno a bastonare ci sarà bisogno di voi, della vostra reazione». Parole e musica di Matteo Salvini, nel suo comizio domenicale, dal palco di Viareggio, dopo il bagno di folla e di popolarità ai funerali di Stato per le vittime del crollo del Ponte Morandi, a Genova.

Se non altro adesso abbiamo capito cos’ha in serbo per i prossimi mesi, il segretario della Lega. Per farla brevissima, userà le promesse fatte, incompatibili con gli impegni presi in Europa, per chiedere a Giuseppe Conte e al suo governo di fregarsene dei patti e dei parametri, e di sforare tutto lo sforabile, pur di onorare gli impegni presi con gli italiani. In quel momento il cerino passerà nelle mani del presidente del consiglio e del ministro dell’economia Giovanni Tria, garanti supremi della stabilità dei conti pubblici italiani e della serietà del governo gialloverde per il Quirinale, per Bruxelles e per i mercati.

Il ricatto è servito: o il governo farà una Legge di Bilancio che se ne frega dell’Unione Europea e delle sue regole, dello spread e delle agenzie di rating, o Salvini rivolgerà la sua rabbia e il suo popolo verso i nemici interni, le quinte colonne, gli anti-patrioti del suo governo. Chiedendo la testa di Tria, magari. O addirittura minacciando di far mancare al governo i voti della Lega,e decretando così egli stesso la fine dell’esperimento italiano, per sopraggiunto fallimento.

Si tratta di un ricatto al Movimento Cinque Stelle, ovviamente, che ha molta meno voglia di Salvini di tornare alle urne. Perché finirebbe per tornarci con lo stigma del tradimento del mandato elettorale appiccicato addosso. E perché che sa benissimo che, sondaggi alla mano, la crescita impetuosa della Lega, in caso di elezioni anticipate, potrebbe regalare la vittoria al centrodestra, relegando Di Maio & co. all’opposizione per i prossimi cinque anni, prospettiva decisamente invisa ai vertici pentastellati, Davide Casaleggio in primis.

O il governo farà una Legge di Bilancio che se ne frega dell’Unione Europea e delle sue regole, dello spread e delle agenzie di rating, o Salvini rivolgerà la sua rabbia e il suo popolo verso i nemici interni, le quinte colonne, gli anti-patrioti del suo governo. Chiedendo la testa di Tria, magari. O addirittura minacciando di far mancare al governo i voti della Lega

Ecco perché sempre più esponenti ai vertici del Movimento parlano di un trappolone ordito da Salvini in tempi non sospetti. A sostegno della loro tesi - o delle loro paranoie, fate voi - il disinteresse del leader del Carroccio per le nomine, partita sorprendentemente dominata dai Cinque Stelle, o il ruolo di secondo piano di Giancarlo Giorgetti all’interno dell’esecutivo, quasi fosse una carta coperta da giocare in un secondo momento.

Che sia così o meno, Salvini l’ha giocata alla perfezione. Ha usato i primi mesi di vita del governo, quelli estivi, per prendersi tutta la visibilità e la popolarità possibile nella partita contro le migrazioni e gli sbarchi. E adesso, quando il gioco si fa duro e i nodi vengono al pettine, sta usando quella popolarità per evocare al grande complotto contro l’Italia, tornare alle urne e prendersi tutto: la piazza, i voti degli elettori del Movimento Cinque Stelle, il governo del Paese.

L’unico ostacolo sul sentiero di Salvini si chiama Sergio Mattarella. Che a quel punto, in nome della salvezza del Paese - immaginatevi in questo scenario cosa succederebbe allo spread - potrebbe decidere di puntare sull’ennesimo governo tecnico, alla disperata ricerca di maggioranze parlamentari alternative, contando soprattutto sulla volontà pentastellata di non tornare al voto. L’obiettivo di questo nuovo governo di scopo? Approvare la legge di stabilità ed evitare l’esercizio provvisorio, che sarebbe una sciagura per la credibilità del Paese. E sperare che, una volta superata la tempesta, l’istinto di sopravvivenza del folto equipaggio di parlamentari alla prima esperienza faccia il resto, consentendo alla legislatura di veleggiare tranquilla verso la sua scadenza naturale e verso l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica che non sarebbe espressione né di una maggioranza gialloverde, né di un governo sovranista a guida leghista.

Un regalo a Salvini pure questo, certo, visto che si troverebbe nell’invidiabile posizione di unico oppositore dell’ennesimo odiato esecutivo tecnico. Ma a un regalo da incassare a lunga scadenza. E se nel mezzo dovessero arrivare grane giudiziarie legate ai celeberrimi 49 milioni, che la Lega deve restituire allo Stato, ecco che lo scenario potrebbe cambiare di nuovo, e il vincitore annunciato di oggi potrebbe diventare il grande sconfitto di domani. Citofonare a Matteo, quell’altro, per informazioni.

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