La Diciotti ferma a Catania è il trionfo di Salvini (e se non l’avete capito preparatevi al peggio)

Dalla disumana vicenda della nave Diciotti chi esce vincitore è, ancora una volta, il ministro dell’Interno. Perché sui migranti nessuno ha un vero piano alternativo. E perché quella di Salvini è una strategia di distrazione di massa, mentre si avvicinano i ben più pressanti guai dell’economia

Diciotti Catania Linkiesta

GIOVANNI ISOLINO / AFP

23 Agosto Ago 2018 0730 23 agosto 2018 23 Agosto 2018 - 07:30

Ricapitoliamo per chi si è perso le puntate precedenti. Succede che nella notte tra il 15 e il 16 agosto scorso 177 migranti alla deriva su un barcone vengono soccorsi dalla guardia costiera italiana - e più precisamente dalla nave Ubaldo Diciotti - a largo di Lampedusa. Succede che questa nave, dopo sei giorni alla deriva in attesa di ordini, riceva dal ministro Danilo Toninelli il permesso di attraccare nel porto di Catania. Succede anche, però, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini decida di impedire lo sbarco ai 177 migranti, se prima gli altri Paesi europei non accetteranno di ospitarli all’interno dei loro confini. Succede che la Procura di Agrigento decida di aprire un “indagine contro ignoti” per trattenimento illecito e sequestro di persona. E succede, infine, che Salvini si prenda tutte le responsabilità dell’atto, sfidando la magistratura a indagarlo.

Storie di ordinaria follia, ma fino a un certo punto. Perché se c’è un politico che si sta dimostrando tutto fuorché folle, in questa fase, è proprio il ministro dell’interno italiano. Cinico, brutale e disumano quanto volete nel trattamento che riserva ai migranti, sia quelli che arrivano con le barche, sia quelli che rimangono in Libia. Spregiudicato ben oltre i limiti, nello sfidare apertamente la magistratura e un corpo militare italiano come la guardia costiera. Sprezzante, nel liquidare con mezza battuta, le timide sortite di Raffaele (foglia di) Fico, presidente della Camera e frondista di riferimento degli elettori del Movimento Cinque Stelle con simpatie a sinistra. Ma di sicuro abilissimo nel costruirsi l’ennesimo palcoscenico ad hoc dal quale rimettere al centro dell’agenda il tema dell’immigrazione - l'unico tema attraverso cui è in grado di costruire e consolidare il proprio consenso - in una fase in cui la scena dovrebbe essere occupata dallo psicodramma sulla legge di bilancio.

C’è da dire che ci siamo cascati tutti, alla grande. Ci è cascato Roberto Fico, che si è candidato a ricoprire nella legislatura corrente, il ruolo che Laura Bordini occupava in quella appena conclusa, ossia lo zimbello contro cui Salvini lancia i suoi strali via Facebook. Ci è cascato Maurizio Martina, che ha ulteriormente confuso gli elettori del Pd che erano rimasti alle ovazioni per Minniti per la diminuzione degli sbarchi e ora si ritrovano un segretario che chiede che i 177 della Diciotti sbarchino nel porto di Catania.

Non esiste migliore arma di distrazione di massa, se ci pensate. Chi si interessa alla legge di Bilancio, o ai giudizi delle agenzie di rating sul nostro debito pubblico se rimonta lo psicodramma dell’invasione? Chi avrà il coraggio, in Europa, di definire vomitevole la scelta di Salvini, se nessuno si farà carico dei migranti della Diciotti?

Ci è cascata pure la procura di Agrigento che per avere il suo quarto d’ora di celebrità ha regalato e regalerà a Salvini una tragicomica denuncia contro ignoti e un fantastico palcoscenico per ribadire le sue tesi e immolarsi a martire della difesa identitaria dell’Italia. Ci sono cascate pure le cancellerie europee che dopo aver detto peste e corna del leader leghista, ora fanno pesce in barile e nemmeno prendono in considerazione l’ipotesi di accogliere i migranti della Diciotti sul loro territorio. Con ogni probabilità, infine, ci cascheranno gli italiani che torneranno a convincersi di essere sotto invasione, allarmati dai toni della polemica e della centralità che sta conquistandosi la notizia, e che finiranno per ingrossare le fila dei sostenitori della Lega e, per l’appunto, di Matteo Salvini.

Non esiste migliore arma di distrazione di massa, se ci pensate. Chi si interessa alla legge di Bilancio, o ai giudizi delle agenzie di rating sul nostro debito pubblico se rimonta lo psicodramma dell’invasione? Chi avrà il coraggio, in Europa, di definire vomitevole la scelta di Salvini, se nessuno si farà carico dei migranti della Diciotti? Chi, in Italia, avrà la forza di chiamare solidale l’Europa (pardon: gli altri Paesi europei) se nessuno accetta di cedere al ricatto morale di Salvini? Chi tra i Cinque Stelle ha voglia di difendere Fico e attaccare Salvini, sapendo che ogni probabilità ne può andare della sopravvivenza del governo?

Ve lo diciamo noi: nessuno. Perché nessuno - o molto pochi - fra loro ha uno straccio d’idea alternativa alla dottrina Salvini, se non in forme vagamente più temperate. Perché nessuno - nessun partito in nessun Paese - è in grado di sostenere oggi la tenuta sociale (ed elettorale) della politica dei porti aperti e dell’accoglienza sempre e comunque.

Perché i Cinque Stelle tutto vogliono fuorché vedere il governo andare in crisi, e il silenzio di Di Maio in queste ore fa più rumore di mille parole. Ecco perché Salvini ha già vinto. Perché è riuscito a costruire un contesto politico privo di alternative e di minacce, almeno fino al 28 maggio del prossimo anno, quando si voterà per le prossime elezioni europee. E non solo per quelle, forse.

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