Maledetto Calvino: la musica non è democratica (e Boateng non è un rapper)

Il primo singolo come rapper di Kevin Prince Boateng fa milioni di views su Youtube. Checché ne dica Max Weber, è tutta colpa del calvinismo: la forma di religione più paritaria che esista, che ha prodotto ovunque un livellamento verso il basso. Ma la musica, come il calcio, non è democratica

Boateng Linkiesta
24 Agosto Ago 2018 0715 24 agosto 2018 24 Agosto 2018 - 07:15

Vi fa profondamente cagare Young Signorino? Andate a pisciare sulla tomba di Calvino. No, non Italo Calvino, anche se con i danni che ha fatto con la lezione sulla leggerezza, citata ad minchiam peggio che le finte citazioni di Garcia Llorca, meriterebbe che la tomba gliela devastiate, intendevo: andate a pisciare sulla tomba di Giovanni Calvino, quello del calvinismo.
Procediamo, come sempre, con ordine.
Esce una notizia a mio avviso devastante, in rete impazza il primo singolo, categoricamente rap, del calciatore Kevin Prince Boateng, attualmente in forze al Sassuolo. La canzone in questione si intitola King e lui si firma, Dio lo perdoni, PRIN$$ Boateng.
Fin qui tutto male, quindi. Ma è peggio di come sembra.
Perché la canzone King non si è limitata a uscire, ha pure fatto un paio di milioni di views su Youtube, nei primi due giorni, e anche sui canali di streaming si muove bene.
Fin qui tutto molto male, quindi.
Andiamo allora a cercare le radici di questo scempio. Cioè di un calciatore come Kevin Prince Boateng esista, come calciatore professionista, e che possa serenamente fare musica demmerda senza che il suo allenatore lo brutalizzi in pubblico.
Strano a dirsi, ma le colpe dei figli ricadono stavolta sui padri, e anche sugli avi più lontani.
Se tutto ciò è infatti possibile oggi, e probabilmente siamo ben oltre il punto di non ritorno, è colpa di Valerj Lobanovsky, e ancor prima di Giovanni Calvino.
Non date retta alle cazzate dette da Max Weber, verrebbe da dire, chi pensa che alla base del capitalismo ci sia l'etica protestante, e più nello specifico la dedizione al lavoro propria del calvinismo non ci ha capito nulla.
Prova ne è proprio Valerj Lobanovsky.
Andrò un po' per le spicce.
Nel 1904 e 1905 il sociologo e economista Max Weber pubblica due corposi saggi dal titolo L'etica protestante e lo spirito del capitalismo nei quali, vado con la falce, Weber sostiene che ci sia una sorta di fil rouge che lega il calvinismo insito negli occidentali e il capitalismo. Non che l'uno sia responsabile del secondo, o che il secondo ne sia diretta conseguenza, ma che la dedizione al lavoro e all'effermazione di sè tipica del calvinismo sia un perfetto humus per la cultura capitalista.
Cazzate.

Esce una notizia a mio avviso devastante, in rete impazza il primo singolo, categoricamente rap, del calciatore Kevin Prince Boateng, attualmente in forze al Sassuolo. La canzone in questione si intitola King e lui si firma, Dio lo perdoni, PRIN$$ Boateng.
Fin qui tutto male, quindi. Ma è peggio di come sembra

Il calvinismo, è noto, è la forma di religione più democratica e paritaria tra quante esistano ai tempi di Weber. Certo, ha quel particolare spirito di sacrificio atto a attestare il sè attraverso il duro lavoro, ma tanto intende decapitare la verticalità gerarchica, da sfiorare, in teoria, più il comunismo che il capitalismo così inviso al comunismo stesso.
Sono stato imperdonabilmente sintetico, lo so, ma non è di filosofia che voglio parlarvi, semmai di filosofia applicata al calcio, per poi scivolare nella musica e, ahinoi, nella musica demmerda.
Se il calvinismo ha avuto un suo primo contatto con il calcio lo si deve a un giocatore e allenatore olandese, Rinus Michels. A lui si deve, vuole la leggenda, l'invenzione del calcio totale, dapprima sviluppato nell'Ajax, poi nel Barcellona e nell'Olanda. Cosa sia il calcio totale mi è quasi impensabile sintetizzarvelo qui, se non lo sapete, probabilmente, vi meritate l'ignoranza nella quale vi cullate. Pensate a un calcio in cui tutti siano talmente eclettici da poter svolgere qualsiasi ruolo. Un calcio in cui, in virtù di questa caratteristica, si può ragionare su schemi che restano inalterati anche nel momento in cui i calciatori si trovino in parti non di loro competenza nel campo. Poi, se a ideare questo gioco è un allenatore che si trova a gestire una rosa che vede gente come Johan Cruijff, la cosa suona molto più semplice del previsto.
Nei fatti il calcio totale di Michels sarà la prima vera rivoluzione nel calcio, con concetti come pressing o fuorigioco applicati quasi scientificamente. La nazionale olandese allenata da Michels è stata, forse, la cosa più vicina al rock che si sia mai visto su un campo di calcio, spettacolo puro, canoni e improvvisazione.

E ne abbiamo fin troppa per un'altra erronea interpretazione filosofica. Qualcuno, vai a capire chi, ha pensato che fosse vera anche quella cazzata che il rap, come il punk, fosse musica fattibile da chiunque. Di qui, suppongo, una pletora di finti artisti senza talento e anche senza i minimi rudimenti musicali. Il punk, che per altro è stata una geniale trovata commerciale, era protesta iconoclasta, il rap era altro. Un genere nato per affermare il proprio talento sugli altri, e magari, poi, anche per affermare determinati messaggi. Un rapper che non sappia rappare è inconcepibile, proprio per sua natura

Poi però questa teoria, bellissima, è finita nelle mani di un colonnello dell'Armata Rossa, Valerj Lobanovsky, che ovviamente ha tolto tutta la poesia con il solo scopo di arrivare a risultati poi nei fatti non raggiunti. Prima con la Dinamo Kiev e poi con l'URSS, Lobanovsky ha applicato il calcio totale all'informatica e alla statistica, rendendo il calcio totale una via di mezzo tra una partita di Risiko giocata da Ivan Drago nel momento in cui dice "Ti spiezzo in due". È nel caschetto biondo di Oleg Blochin è forse possibile intravedere l'inizio della fine.
Il calcio non è più stato qualcosa in cui era possibile applicare la fantasia, ma semmai una versione prima anticipatoria e poi contemporanea dei vari FIFA qualcosa da giocare alla Playstation (si legga ciò come una presa di distanza da).
Volete un altro colpevole? Arrigo Sacchi, che col suo Milan stellare e la sua zona, assai meno poetica di quella di Nils Liedholm, ha definitivamente ucciso la possibilità di un calcio alla Omar Sivori o George Best.
Ecco, George Best. Lungi da me il voler fare il Buffa racconta dei poveri, ma se George Best era indicato come il quinto Beatles, mentre oggi abbiamo Boateng che rappa come un Capo Plaza qualsiasi ci sarà un motivo.
Il calvinismo, appunto, cioè la prima deviazione sul percorso del calcio fatto coi piedi e non dal parrucchiere. Oggi il calcio è televisione, innanzitutto. Spot. Uno come CR7 viene considerato il calciatore più forte del mondo, e non credo serva aggiungere altro.
Se non che se non ci meritiamo di vedere partite muscolari assai poco poetiche, ci meritiamo anche meno che calciatori i cui meriti principali sembrano avere tatuaggi o pettinature sempre più improbabili e essersi trombato veline o modelle, si mettano a fare musica demmerda. Ne abbiamo fin troppa, grazie.
E ne abbiamo fin troppa per un'altra erronea interpretazione filosofica. Qualcuno, vai a capire chi, ha pensato che fosse vera anche quella cazzata che il rap, come il punk, fosse musica fattibile da chiunque. Di qui, suppongo, una pletora di finti artisti senza talento e anche senza i minimi rudimenti musicali. Il punk, che per altro è stata una geniale trovata commerciale, era protesta iconoclasta, il rap era altro. Un genere nato per affermare il proprio talento sugli altri, e magari, poi, anche per affermare determinati messaggi. Un rapper che non sappia rappare è inconcepibile, proprio per sua natura.
Ditelo quindi a Kevin Prince Boageng e soprattutto ai due milioni di pecore che sono andati a vedersi il suo video King. La musica, come il calcio, non e democratico, che Theodor Adorno vi maledìca!

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