Salvini ha trovato il suo poeta, ma la poesia dovrebbe fregarsene di chi frequenta

Il ministro dell'Interno e Davide Rondoni sono diventati amici grazie a Leopardi. Rondoni è di Cl, si definisce un poeta cristiano anarchico e ora sbandiera l'amicizia in giro. Un poeta può dialogare col potere - non c'è nulla di male. Ma non gliene dovrebbe importare molto di avere amici potenti

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VASILY MAXIMOV / AFP

24 Agosto Ago 2018 1255 24 agosto 2018 24 Agosto 2018 - 12:55

Da un paio di giorni gira in rete un articolo curioso, pubblicato, su carta, da Il Gazzettino. Titolo: “Rondoni, il poeta di Cl che piace a Salvini. ‘Siamo diventati amici grazie a Leopardi’”. Davide Rondoni è poeta tra i più riconosciuti di oggi, ha scritto libri di poesia come Il bar del tempo, l’ultimo s’intitola La natura del bastardo, stampa Mondadori. Salvini, Salvini Matteo, sapete tutti chi è. Cl sta per Comunione e Liberazione ed è il movimento laico e cattolico fondato da don Luigi Giussani. In rete, i puri di cuore s’indignano: che c’entra la poesia con la politica, perché il poeta si fa zerbino del Ministro?

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In realtà, l’intervista è l’esito di una ormai lunga liaison tra il Ministro della Lega e il suo poeta: i due s’incontrano in un convegno romano, a fine gennaio, “Oltre l’inverno demografico”, organizzato da Alleanza Cattolica e dal Comitato Difendiamo i nostri figli, si annusano, si piacciono. Salvini cita Rondoni a Pontida, davanti ai ‘suoi’; Rondoni ‘difende’ Salvini su Tempi, in luglio, poi lo invita al “Piccolo Festival dell’Essenziale”, a Milano, a metà settembre, dove, a onor di cronaca, ci saranno anche, tra gli altri, Omar Pedrini e Filippo La Porta. Ma… che c’entra un poeta con il Ministro? Abbiamo passato decenni a stigmatizzare gli intellettuali cortigiani di sinistra, l’egemonia culturale, i festival dell’Unità dei partigiani e degli amici degli amici, gli strimpellatori ‘di partito’, gli intellettuali ‘rossi’, i poeti nello stanzino del potere… e… ora? Il “poeta cristiano anarchico” – autodefinizione di Rondoni – si fa servo del potente del momento, di destra?

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Piccola parentesi personale per evitare reflui faziosi. Davide Rondoni ha il merito di aver costruito, vent’anni fa, il Centro di Poesia contemporanea, presso l’Università di Bologna, e di aver dato spazio a poeti ben più capaci di lui, Francesca Serragnoli, Daniele Mencarelli, Valentino Fossati, ad esempio. Di Davide Rondoni non mi ha mai convinto l’opera – a mio parere non è un bravo poeta – ma mi ha interessato la sua traduzione dei Salmi. Su quella ci siamo incontrati, molti anni fa, e abbiamo lavorato. Rondoni mi ha messo in contatto con il Saggiatore, permettendomi di pubblicare la “contro-antologia del Novecento” Maledetti italiani. Soprattutto, ho scelto di pubblicare con Marietti, per cui Rondoni curava la collana ‘La Sabiana’, un libro di poesie, L’era del ferro. Mi ha convinto la vitale volontà di Rondoni, e gli sono grato delle parole spese in quarta (“Qualcosa tra Lancillotto e Falstaff, tra Giobbe e Lord Jim. Il libro di Davide Brullo fa così, ci mette nel mezzo di un cerchio rimandandoci, quasi biblicamente, le stesse ossessive domande dacché l’uomo è uomo. Chi siamo? Dove andiamo? Da dove siamo venuti? Qual è il nostro compito su questa terra, in questo vento di vita? Dove sono posti i confini tra il bene e il male?”). Dopodiché, una lite piuttosto alta – colpa mia: non sono suddito di alcuno – ci ha separato per sempre, senza rancore. D’altronde, ho amici cari in Cl, mando i figli nelle scuole del ‘movimento’, perché sono le migliori del territorio in cui abito.

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Durante la fatidica intervista, il poeta Rondoni fa un commento che interesserà, forse, agli analisti politici (“se parla con le persone che ci sono in questi giorni al Meeting scoprirà che in molti hanno votato Lega”), poi ammette: “…l’amicizia con Matteo Salvini è nata in modo molto semplice, grazie a Leopardi e alla demografia… è successo a un convegno a Roma, dove per parlare di demografia sono partito da Leopardi. Salvini mi ha sentito, abbiamo preso un caffè insieme, e di lì si è consolidata un’amicizia schietta”. Rondoni, poeta che appartiene a Cl, cattolico, prende un caffè con Salvini in giorni delicati, pre-elettorali, e diventano amici.

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